Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
FARINA
Silvia Milano 27 aprile 1972. Ex tennista. È la prima italiana di sempre per Slam giocati (53), vittorie (63) e partite
giocate (116). N° 11 del mondo il 20 maggio 2002: miglior italiana di sempre (Annelies Ullstein,
n. 8 nel 49, era tedesca, italiana per matrimonio). Ha vinto tre titoli Wta di
singolare, tutti, e consecutivi, a Strasburgo (terra), nel 2001, 2002 e 2003 • Ha scritto Gianni Clerici: «Un modello di gestualità, una splendida atleta, e insieme una giovane donna vittima della paura. La
prima volta che la vidi, al Tennis Club Milano, rimasi aggrappato alla
transenna, per dieci minuti. Da quel vecchio scout che sono, avevo
immediatamente avvertito l’aura del talento, quell’indefinibile indicazione della grandezza. Giocava, ricordo, con altre tre
ragazze delle squadre del club, tutte classificate meglio di lei, tutte, mi
disse il maestro Aldo Mei, più vincenti di lei. Ma non c’È confronto - esclamai - e Aldo annuì, per poi concludere, perplesso: “Purtroppo, ha più paura di te”. Di me, mi dissi, il tennista più codardo che la storia ricordi. Anche per questa identificazione, mi divenne
subito simpatica, ma non solo. Aveva anche un suo modo di essere, aggraziato e
modesto, che sarebbe piaciuto al maggior estimatore della bellezza milanese,
Henry Beyle detto Stendhal. Purtroppo, non vinceva quanto avrebbe potuto, se
fosse stata meno modesta, o meno spaventata. Di lei ebbero allora ad occuparsi
non meno di due personaggi del settore, due tipi non proprio ideali, se la
Silvia prese coscienza di sé soltanto attraverso il suo legittimo sposo, quando ebbe la fortuna di
incontrare Francesco Elia. Buon tennista, ottimo insegnante, capace di dividere
netti gli obblighi del consorte da quelli del coach: operazione non facile,
perché il coach È spesso, come l’Arlecchino del Goldoni, servo di due padroni. Dal giorno del suo matrimonio,
alla fine del 1999, Silvia non avrebbe fatto che migliorarsi: quando già aveva compiuto ventisette anni, un’età in cui molte giocatrici temporanee già mettono su casa e vanno in riproduzione. Dal numero 63 che era nel duemila,
sarebbe entrata regolarmente nelle Venti, sfiorando addirittura il Club più esclusivo, le First Ten, con l’undicesimo posto nel maggio del 2002. Si era, nel contempo, imbattuta anche nel
chiropratico Doc, Alfio Caronti»
• «Il momento più alto della sua carriera si può scegliere tra una vittoria ottenuta su Monica Seles in un incontro di
Federation Cup giocato ad Ancona nel 99 e i quarti raggiunti a Wimbledon nel
2003, dove ha ceduto in tre set a Kim Clijsters. La grande occasione l’ha forse mancata al Foro Italico quando È giunta a due punti dal battere Amelie Mauresmo, che avrebbe poi vinto il
torneo. Tecnicamente aveva forse un solo difetto, quello di far giocare bene le
avversarie, con quel tennis lineare e pulito ma anche universale perché il rendimento di Silvia non È mai stato legato alla superficie» (Rino Tommasi).