Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
DRAGHI
Mario Roma 3 settembre 1947. Economista. «Che ve ne fate di tutti quegli scatti?» (ai fotografi, un attimo prima delle Considerazioni finali, 31 maggio 2006).
VITA È il nono governatore della Banca d’Italia, dopo Bonaldo Stringher (1928-1930), Vincenzo Azzolini (1931-1944), Luigi
Einaudi (1945-1948), Donato Menichella (1948-1960), Guido Carli (1960-1975),
Paolo Baffi (1975-1979), Carlo Azeglio Ciampi (1979-1993), Antonio Fazio
(1993-2005) • Nominato al termine della tempesta che costrinsero Fazio a dare le dimissioni
(vedi CONSORTE Giovanni, FIORANI Gianpiero, RICUCCI Stefano) • «Il nuovo governatore della Banca d’Italia si chiama Mario Draghi, ha 58 anni, due figli e una moglie di nome Serena
discendente della Bianca Cappello che fu sposa di Francesco de’ Medici (XVI secolo). Era fino a questo momento vicepresidente della Goldman
Sachs — una delle più importanti banche d’affari del mondo — e aveva casa a Londra, non lontano da Harrod’s, anche se il suo mestiere lo portava a cambiar città tutte le notti. Per nominarlo il governo ha dato prova di una rapidità davvero rara: passata in via definitiva al Senato il 23 dicembre 2005, la Legge
sul risparmio, che conteneva tra le altre le nuove norme relative alla nomina
del governatore, È stata sottoposta a Bruxelles e ha ricevuto un’approvazione immediata. Ciampi l’ha firmata il 28 e la Gazzetta l’ha pubblicata il 29. In quello stesso giorno si riunivano il Consiglio dei
ministri e il Consiglio superiore della Banca d’Italia. Il Consiglio dei ministri proponeva alle 9.30 del mattino, il Consiglio
superiore approvava verso le 11, e a mezzogiorno Ciampi emetteva il decreto di
nomina. La mattina successiva (30 dicembre), ecco il nuovo governatore — un bell’uomo che sa sorridere — arrivare al Quirinale per salutare il Presidente. Nugolo di fotografi e scatto
di un’immagine che finisce su tutte le prime pagine: il vecchio Ciampi, già governatore dal 1979 al 1993, che accarezza ridendo la guancia del suo giovane
successore. Il fatto davvero eccezionale avviene subito dopo: Draghi va a piedi
(e sottolineo: a piedi) dal Quirinale alla Banca d’Italia. Sono un centinaio di metri, ma non esiste uomo pubblico in Italia che
non avrebbe percorso quel centinaio di metri con auto blu, scorta e sirene
spiegate. Infatti, gli uscieri di Bankitalia, pochi minuti dopo aver visto
Draghi passare normalmente per la portineria, vedono arrivare il vecchio
governatore Fazio, per l’appunto con l’auto blu e la scorta. I due non si sono incontrati. E, a pensarci, come
avrebbero potuto? Riapparso in via Nazionale dopo un’oretta, Draghi ha fatto una passeggiata per il centro di Roma — che È la sua città, ma dove negli ultimi anni È venuto assai poco — e, giunto al Tritone, ha salutato le decine di giornalisti che lo seguivano
speranzosi e a cui aveva dedicato solo dei grandi sorrisi, ha fermato un taxi
e, come un uomo qualunque, È tornato a casa
• Come si sarà capito, il nuovo governatore non È affatto un uomo qualunque. Intanto per il curriculum eccezionale: ha preso un
Ph.D in Economia negli Stati Uniti, impresa che prima di lui era riuscita solo
a Giorgio Basevi nel 1965, È stato allievo prima di Federico CaffÈ a Roma e poi di Franco Modigliani al Mit, direttore esecutivo della Banca
mondiale a Washington (a 39 anni), presidente del Comitato economico e
finanziario dell’Unione europea, docente a Harvard. Poi c’È il curriculum italiano che si sostanzia soprattutto nei dieci anni di direzione
generale al ministero del Tesoro. Chiamato da Andreotti nel 1991 e confermato
poi da tutti i governi successivi: Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, di nuovo Amato, di nuovo Berlusconi. Nei dieci anni di ministero del
Tesoro, fino al 2001, È prima di tutto l’uomo delle privatizzazioni: in silenzio, senza fare dichiarazioni o rilasciare
interviste, piazza sul mercato Iri, Telecom, Eni, Enel, Comit, Credit e decine
di altre aziende possedute o partecipate dallo Stato. Licenzia i vecchi boiardi
democristiani, fa infuriare gli statalisti più accesi (Nerio Nesi, banchiere rifondarolo, nel 1997, quando fu messa in vendita
Finmeccanica e licenziato Fabiano Fabiani: “È gravissimo che tutto venga deciso da un funzionario del Tesoro come questo
Draghi, assolutamente non idoneo a decidere in questioni industriali”). Nel 1992, prima di dare inizio alla vendita delle società pubbliche, incontra sul panfilo Britannia della regina Elisabetta la comunità finanziaria. Questo scatena una ridda di voci, ben vive anche oggi, secondo le
quali Draghi non È altro che l’uomo assai ben pagato dei poteri forti internazionali incaricato di svendere il
patrimonio italiano. Però i risultati finali dei dieci anni di privatizzazioni non sembrano quelli di una
svendita: 182 mila miliardi di lire, che fanno scendere il debito pubblico dal
125 per cento sul Pil del 1991 al 115 del 2001, cifre inferiori solo alle
privatizzazioni inglesi. Draghi vara poi la nuova legge sul diritto societario,
quella che regola le Opa (e che stabilisce che chi sale al 30 per cento deve
poi lanciare un’Opa su tutto) e che si chiama, appunto, “legge Draghi”. Infine, Ciampi lo incarica di fare il giro delle capitali europee per
convincere i nostri partner che l’Italia È affidabile e può essere ammessa nell’area euro. Draghi ci riesce e anche questa, per qualcuno, È una colpa
• Tra le realizzazioni meno conosciute del nuovo governatore c’È la ristrutturazione del debito italiano. In poche parole: Draghi sapeva che, a
inflazione in picchiata, sarebbe finita l’abitudine italiana di mettere tutti i risparmi in Bot. Lui stesso voleva che si
passasse dal capitalismo protetto dei Bot al capitalismo popolare dei fondi d’investimento e dei prodotti finanziari complessi. Ristrutturò quindi l’indebitamento pubblico: nel 1991 il 70 per cento del debito statale era a tasso
variabile e a breve termine (i Bot, appunto). Nel 2001, quando Draghi lasciò il ministero, il 70 per cento del debito era a tasso fisso (quindi meno
pericoloso) e a medio-lungo termine. Il declino dei Bot spinse gli italiani ad
assaggiare quel che offriva il mercato propriamente detto, azioni,
obbligazioni, bond. E perciò il fronte degli oppositori attuali di Draghi (capitanato da Bertinotti e Cirino
Pomicino) imputa anche alle scelte politiche dell’allora direttore generale i danni subiti dai risparmiatori per via dei grandi
crack Cirio e Parmalat e per quelli successivi: Banca Popolare Italiana e,
magari, Unipol» (Giorgio Dell’Arti)
• Nelle considerazioni finali del 31 maggio 2006 vennero esposti alcuni capisaldi
del pensiero del governatore. Dell’Arti: «Ogni 31 maggio il governatore della Banca d’Italia pronuncia un discorso che fa il punto sulla situazione economica e indica
le priorità principali. Per Draghi, nominato lo scorso Natale, era la prima volta e il suo
discorso — breve, sobrio — È stato accolto da una valanga di consensi. Troppi, si direbbe: non c’È nessun partito pronto ad applicare infatti la sua ricetta. Che È questa: tagliare la spesa pubblica per 3 punti di Pil (2 per rientrare nei
parametri di Maastricht e 1 per finanziare il taglio del cuneo fiscale e gli
investimenti produttivi, il tutto per 45 miliardi di euro), no ai condoni,
alzare l’età della pensione, punire le Regioni che spendono troppo, difendere “non il posto di lavoro, ma il lavoratore” (cioÈ devo poterti licenziare, ma bisogna che, mentre ti cerchi un altro posto,
qualcuno ti assista). Quanto alle banche, sue amministrate: fanno pagare troppo
i clienti, imparino a investire, si aspettino un mercato più libero, cessino di credere di poter far sistema o cartello con la benevola
protezione della Banca d’Italia. Anche i banchieri hanno detto che il discorso È stato magnifico. Chi sa se lo pensano davvero»
• Appena nominato, si trovò in conflitto d’interesse: veniva da Goldman Sachs, di cui possedeva ancora delle azioni, e
Goldman Sachs era advisor del Bilbao nella partita su Bnl. Draghi, in questo
contesto, avrebbe dovuto dire sì o no alla richiesta Unipol di lanciare un’Opa su Bnl. Vendette allora le sue azioni Goldman Sachs e affidò la gestione del patrimonio restante a un blind trust, un fondo la cui direzione era fuori del suo controllo. Annunciò che avrebbe lasciato la decisione su Unipol (fu negativa) al direttore generale
Vincenzo Desario • «A 15 anni ha perso il padre, Carlo, uomo di incarichi pubblici: in Bankitalia,
liquidatore con Donato Menichella della Banca di Sconto, in Bnl nel dopoguerra.
Poco dopo È mancata anche la madre. Draghi ha dovuto fare il capofamiglia, prendersi cura
dei fratelli minori: Andreina, la storica dell’Arte che nel 99 ha scoperto a Roma un ciclo di affreschi medievali nel complesso
dei Santi Quattro Coronati; e Marcello, oggi piccolo imprenditore [...] Alla
scuola romana dei gesuiti — l’istituto Massimo, nel quartiere romano dell’Eur — i suoi compagni di classe sono l’attuale presidente di Fiat e Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, il capo
della polizia Gianni De Gennaro, il presidente della Bnl Luigi Abete, e pure il
conduttore tv Giancarlo Magalli (“io ero la pecora nera, ma neppure Mario era un secchione - ha raccontato -.
Studiava molto, però non cercava di accattivarsi la benevolenza dei professori”)» (Aldo Cazzullo)
• Nel suo primo intervento pubblico da governatore (Cagliari, 4 marzo 2006) ha
spiegato che per resistere all’attacco degli stranieri, le banche italiane devono fondersi • «I figli sono come lui, cittadini del mondo. Federica, 30 anni, È biologa e ha appena concluso a New York il master in business con un occhio al
biotech. Giacomo, 27 anni, si È laureato in Bocconi con Francesco Giavazzi e ora fa il trader in Morgan
Stanley. La festa di laurea di Giacomo si È svolta in un locale “esclusivo”: la frequentatissima pizzeria milanese Rosso Pomodoro» (Sergio Bocconi)
FRASI «Agnes era sconvolto. A questo punto mi alzai e lo accompagnai. Mi dispiaceva che
una persona che aveva servito per così tanti anni il Paese si trovasse da solo davanti all’ascensore» (Mario Draghi racconta il licenziamento di Biagio Agnes dalla Stet) • «I giornalisti vogliono notizie su di me? E che devono fare, il coccodrillo?» (la mattina in cui fu nominato, rivolgendosi al figlio Giacomo che da Londra
gli faceva una specie di rassegna stampa) • «Agli imprenditori si chiede coraggio. Subito dopo la guerra, su una piazza di
Norimberga distrutta, raccontava mio padre, c’era una lapide. “Se fai un cattivo affare, non ti preoccupare — diceva — recupererai il denaro con un secondo buon affare; se perdi l’onore, hai perso molto, ma con un atto eroico lo recupererai; ma se hai perso il
coraggio, hai perso tutto”. Per il futuro c’È una sola parola d’ordine, solo un valore, che È quello della crescita. Qualsiasi politica economica deve essere valutata sotto
questo profilo, dalla tassazione, alla competitività, al mercato del lavoro, agli interventi sulla disoccupazione, al cuneo fiscale.
Quello della crescita È anche il profilo con cui si perseguono gli obiettivi di solidarietà sociale. L’idea che le due cose siano antinomiche non ha senso. Maggiore È la crescita, maggiore È anche la solidarietà» (Mario Draghi, lo scorso 21 settembre)
• «La tutela degli azionisti di minoranza non risponde a un principio etico, ma
attira l’interesse di tutti gli investitori verso la Borsa» (Mario Draghi nel 1998) • «Gli azionisti non hanno fatto domande, non si sono mossi» (Mario Draghi nel 2002 a proposito degli scandali Enron e Parmalat).
COMMENTI «Delizioso» (Serena Modigliani) • «Cortese e affilato» (Marcello Veneziani) • «Mario spesso ci passava i compiti» (Giancarlo Magalli, compagno di scuola) • «L’intreccio di potere che governa Mediobanca, le Generali e un network informativo
della potenza de La Stampa, del Corriere e del Sole 24 Ore, aveva comunque
bisogno di alleanze nella finanza internazionale ed in particolare in quella
anglo-olandese-americana rappresentata, tra gli altri, da Goldman Sachs che si
vanta giustamente di mettere un suo uomo nel governo del Tesoro americano e di
nominare il nuovo governatore della Banca d’Italia nella persona di Mario Draghi. Perché questo disegno in cui la politica non È più autonoma dal potere finanziario possa riuscire bisogna far perdere Berlusconi e
nel contempo dare in testa ai diessini come fu dato in testa, ieri, ai
democristiani e ai socialisti e completare così l’opera di pulizia etnica delle grandi famiglie politiche che in tutti gli altri
Paesi europei tengono testa ai rispettivi poteri economici. Un disegno, dunque,
di potere che ha nel corto-circuito finanza-informazione il suo cuore pulsante
e in Rutelli e Veltroni i suoi epigoni politici, buonisti, simpatici e senza
radici certe» (Paolo Cirino Pomicino — Geronimo)
• «La nomina di Mario Draghi a governatore È uno schiaffo alla Banca d’Italia. Questa scelta mortifica le professionalità interne all’istituto che vanta curricula e profili eccellenti» (Antonio Fazio)
TIFO Romanista • «Il Massimo era un liceo duro, lui però non era un secchione: organizzava partite di basket e giocava a tennis» (Sergio Bocconi) • «Un altro collante era la squadra di pallacanestro. Ci giocavamo Mario, io e
Giovanni De Gennaro, oggi capo della polizia, che era in classe con me. Mario
aveva un bel tiro, il suo modello era Bill Bradley, gran campione e poi
senatore Usa» (Paolo Vigevano, compagno di scuola)
VIZI Secondo Vincino, si tinge i capelli • «Era molto preciso, anche nell’abbigliamento, ma non ossessionato dallo studio. Era sportivissimo, mi pare che
la corsa fosse la sua specialità» (Francesco Lovatelli, compagno di scuola) • «... Ha un cane, un bracco ungherese che porta spesso a correre con sé» (Sergio Bocconi) • «Più incline alle arrampicate solitarie sulle Dolomiti che alla mondanità» • Non È attaccato al denaro: in Goldman Sachs percepiva 10 milioni di euro l’anno, in Banca d’Italia ha preteso che il suo stipendio si allineasse a quello degli altri
governatori europei: 350 mila euro l’anno contro i 622.347 percepiti da Fazio.