Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
CORDERO DI MONTEZEMOLO
Luca Bologna 31 agosto 1947. Manager. «Senta Todt, possiamo fare qualcosa per questo Barrichello? Che so, mettergli
dentro due motori...»
VITA Dalla fine di maggio del 2004 è presidente di Confindustria (il 26°, 1982 voti favorevoli su 2012, cioè il 98,5 per cento) e Fiat. L’Espresso lo ha raccontato così: «Ragazzino ossuto, tanto da meritarsi il nomignolo di “Spigolo”, si cimenta nella squadra di calcio del ginnasio. Ruolo: ala destra. “Ero bravino”, ricorda con modestia» • In vacanza a Cortina a 18 anni con Enrico Vanzina: «Dopo pochi giorni, finiti i soldi. Avevamo 18 anni, Luca si fidanzò con una ventisettenne molto ricca, io con la dj del King’s e mi arrangiai a fare il secondo pianista di un locale» (Barbara Palombelli) • L’Espresso: «Poi, mentre si laurea in Legge (con specializzazione in Diritto commerciale
internazionale alla Columbia di New York), si appassiona ai motori. Di nascosto
dalla famiglia gareggia all’autodromo romano di Vallelunga in coppia con Cristiano Rattazzi, figlio di
Susanna Agnelli. Nome d’arte: Nerone (Montezemolo ha raccontato che anche Cristiano Rattazzi adoperava un nome d’arte: servivano per non farsi ammazzare di botte dai genitori — ndr). Si dà al rally (con una 500 rossa — ndr) e a 22 anni è nella squadra Lancia. “Libero e bello”, come tutti hanno preso a chiamarlo per la chioma fluente, incontra Enzo
Ferrari (è Ferrari che gli telefona perché lo ha sentito alla radio, durante la trasmissione 3131, parlare della macchina — ndr) e decide che il mestiere di avvocato può attendere. Nel 73 diventa assistente del Drake e responsabile della squadra
corse del Cavallino, che ha la sua punta di diamante nel fuoriclasse austriaco
Niki Lauda. Nel 75, dopo un digiuno durato 11 anni, il team vince il campionato
di Formula 1» • «Monza, 7 settembre 75, credo che sia il più bel giorno della mia vita, insieme ai giorni in cui sono nati i miei figli. Il
giorno in cui Regazzoni vinse la gara e Lauda, classificandosi terzo, vinse
matematicamente il campionato del mondo, un titolo che mancava alla Ferrari dal
64, da 11 anni. E quindi vincere la gara e il Mondiale sulla pista di casa è davvero il massimo. Guardo spesso con nostalgia un filmato che ogni tanto si
vede in tv. Io che invado la pista all’arrivo di Lauda: la macchina non ha ancora finito la parabolica e io sono già lì che festeggio» (nel 96)
• L’Espresso: «Una seconda vittoria arriverà nel 77. A trent’anni entra nella Fiat guidata da Gianni Agnelli, con cui coltiverà fino alla fine un rapporto di profonda amicizia» • «Aveva conosciuto l’Avvocato molto presto. Studente ventenne, una volta era andato a cena con lui. E
Gianni Agnelli, abitualmente senza soldi in tasca, gli aveva chiesto di pagare
il conto» (Roberto Ippolito) • «Primi anni Settanta, ristorante il Passetto. Lui mandava sempre in avanscoperta
Luca Cordero di Montezemolo che prenotava i tavoli, faceva i sopralluoghi… Agnelli non entrava mai dalla porta principale. Specialmente se stava con una
tipa come Rossana Podestà. Vengo a sapere che è lì dentro, mi metto in attesa, un’ora, due, finalmente esce, cinque scatti, solita fuga. All’alba del giorno dopo mi squilla il telefono: Montezemolo vuole le foto a
qualunque prezzo. Io gli dico di no: vendo solo a chi pubblica. Non faccio né ricatti né favori: è la mia etica». Soluzione: i cinque scatti vengono acquistati da un giornale «tipo l’Eco dell’Industria, che è roba Fiat». Mai uscite, «ma pagate a prezzo di mercato» (il fotografo Umberto Pizzi a Pino Corrias)
• Ancora L’Espresso: «è il periodo dello scontro sindacale. E a Montezemolo tocca (fino all’81) un compito delicato: la responsabilità delle relazioni esterne. Diventa amministratore delegato della Itedi, la
holding che riunisce tutte le attività editoriali della Fiat (tra cui La Stampa — ndr) e poi, nel 1984, sbarca alla Cinzano, dove cura l’organizzazione di Azzurra Challenge, l’avventura italiana nella coppa America di vela. Nel gioco di squadra ci sa fare.
Così, viene chiamato a Roma, dove per cinque anni è general manager dell’organizzazione dei Mondiali di calcio. All’inizio degli anni Novanta è lanciatissimo. Agnelli lo chiama a fare il vice presidente esecutivo della
Juve. Gli affida insomma uno dei suoi gioielli. La stagione va come peggio non
si può. Per la prima volta dopo 28 anni la Signora è fuori da tutte le coppe europee. L’Avvocato non gliela perdona: “Adesso”, scandisce perfido, “voglio vedere cosa farà Luca da grande”. Luca è in difficoltà. Non bastasse la Juventus, ci si mette anche la Rcs Video. Da amministratore
delegato ha comprato una partecipazione nella Carolco, una delle più importanti case cinematografiche del mondo. L’acquisto doveva segnare il ritorno alla grande del gruppo milanese nel mondo dei
film. Finisce invece in un flop. L’Avvocato vuole metterlo alla prova e dargli l’occasione di rifarsi. Nell’inverno del 91 gli rifila un’autentica patata bollente: la guida della Ferrari, che dopo la scomparsa del
Drake (88) è finita in cattive acque e non vince un titolo dal lontano 1979. L’inizio non è promettente: nel primo anno le rosse non rimediano neanche un podio. Ma
Montezemolo, che dal 96 è diventato presidente degli industriali di Modena e dal 97 guida anche la
Maserati, non si arrende. Ingaggia Michael Schumacher e Jean Todt. Tre anni
dopo, nel 99, comincia a vincere. E non si ferma più. Il 7 luglio 2000 si sposa: l’Avvocato gli regala una Ferrari 360 Modena grigio argento, commissionata apposta
a Pininfarina. Nel 2001 Berlusconi fa il suo nome come ministro. Non se ne fa
nulla. Ma l’anno dopo conquista la presidenza della Federazione degli editori. Poi, nel
giugno del 2002, arriva uno smacco inatteso. La Fiat vende a Mediobanca il 34
per cento della Ferrari senza neanche avvertire Luca. Montezemolo minaccia il
divorzio. Dalla sua ci sono i risultati. E non solo quelli sportivi: al momento
di vendere a Mediobanca, la Ferrari viene stimata 2,4 miliardi di euro, dieci
volte di più rispetto all’inizio della cura Montezemolo. Il quale nel frattempo è diventato anche imprenditore (Acqua di Parma, Poltrona Frau)» (L’espresso)
• «Gli amici, spesso, hanno nomi famosi, come Diego Della Valle, Leonardo Del
Vecchio. Le cose da fare, invece, nascono per caso. O quasi. Come è successo per l’Acqua di Parma, vecchia marca di acqua di colonia. “Quando ero piccolo la usava anche mio padre, la ricordavo benissimo, ma poi era
praticamente sparita dalla circolazione”. Fino a una cena quando lui, Della Valle e Paolo Borgomanero, campo tessile,
tra una chiacchiera e l’altra scoprono di avere anche questa passione in comune. Scatta la ricerca, si
compra il marchio (“pagato pochissimo”) e, dopo qualche altra serata a metà tra il lavoro e l’amicizia, l’Acqua di Parma torna nelle vetrine di lusso con una distribuzione molto
selettiva (a Milano da Lorenzi e Galtrucco, a Roma da Materozzoli, a New York
da Bergdorf Goodman, a Londra da Conran)» (Sette)
• Con Luxottica si è lanciato negli occhiali da sole, marchio Web: «Ero a pranzo con Del Vecchio, gli ho buttato lì: perché non facciamo qualcosa insieme. Lui produce e distribuisce, io e Diego Della
Valle pensiamo a design, promozione, pubblicità. Cercando di restare un po’ fuori dagli schemi. Ero in vacanza in Corsica con mio figlio. Abbiamo visto i
soldati e li abbiamo convinti a mettere gli occhiali... Ed è diventata l’immagine di una delle campagne pubblicitarie»
• Un gruppo di industriali lo convince a iniziare la corsa verso la
Confindustria. «Lucky Luca, o LCdM, o Monteprezzemolo, o ancora, Montezuma secondo il soprannome
(non gradito) che gli ha affibbiato molti anni fa Susanna Agnelli, mutuandolo
da un imperatore degli Atzechi. Ma Suni può permetterselo. Lo conosce fin da quando, adolescente, frequentava il Liceo
Mameli di Roma con suo figlio Cristiano. Anche allora era simpatico, brillante,
divertente. Apprezzato dall’Avvocato, che lui considera un secondo padre; piace a Umberto, che è per Luca una specie di fratello maggiore. La famiglia Agnelli quasi lo adotta.
Così, molti anni dopo quando Gianni e Umberto muoiono e Jaki è ancora troppo giovane per prendere il posto dello zio e del nonno, è proprio a Montezuma che gli Agnelli pensano e, dopo varie controversie e
peripezie, gli affidano il gruppo. Luca apprende il mandato domenica mattina,
30 maggio, nella sua tenuta sulle colline bolognesi. L’indomani, per la prima volta, avrebbe partecipato all’assemblea della Banca d’Italia come presidente della Confindustria. Ci andrà invece anche come presidente della Fiat» (Elena Polidori)
• La proposta di ricoprire la carica di presidente della Fiat, a pochi giorni
dalla morte di Umberto Agnelli, gli è stata comunicata dal presidente dell’Ifil, Gabetti, con una telefonata: «Luca, adesso tocca a te». E lui: «Ci avete pensato bene?». E dall’altra parte è arrivato l’applauso della famiglia ancora riunita in assemblea (Roberto Ippolito) • «Durante il suo primo intervento da presidente Fiat, ha fatto pubblicità, ha mandato baci, è quasi zompato coi piedi sul tavolo, ha parlato delle figlie, ha chiesto un
minuto di raccoglimento, ha evocato Pippo Baudo e ha eletto la Lancia Ypsilon «l’auto che ogni uomo dovrebbe regalare all’amica». Per la moglie c’è la Panda» (Maurizio Crosetti) • Da presidente di Confindustria ha accompagnato la caduta di Berlusconi
scommettendo sul governo Prodi. L’atteggiamento sottilmente ostile verso il governo ha provocato il clamoroso
exploit di Berlusconi a Vicenza: «Sabato scorso (18 marzo 2006 — ndr) a Vicenza erano riuniti gli uomini della Confindustria (il sindacato dei
padroni) per discutere di concorrenza. Il giorno prima, venerdì, era venuto Prodi, che aveva suscitato molti consensi ribadendo che avrebbe
tagliato di cinque punti il costo del lavoro e sostenendo che condivideva in
toto analisi e richieste della Confindustria. Il giorno dopo, sabato, l’assemblea aveva praticamente rinunciato ad incontrare Berlusconi, dato che
questi s’era dichiarato affetto da una dolorosa lombosciatalgìa. Senonché, poco prima dell’ora di pranzo, eccolo arrivare, un poco zoppicante, ma sorridente. Sale sul
palco, ascolta la prima domanda, poi la seconda, va fuori tempo nella risposta
e quando il moderatore (il direttore del Sole-24 Ore, Ferruccio De Bortoli) lo
richiama al rispetto dei tre minuti previsti, sbotta che quel che ha da dire il
capo del governo è certo più importante dei tre minuti e, sullo slancio, attacca i quotidiani, tutti
schierati con Prodi, si fa beffe del suo avversario che si dice d’accordo al 100 per cento sia con la Cgil che con la Confindustria, cosa che non
può essere evidentemente possibile, dice che se un imprenditore si schiera con la
sinistra — tipo Della Valle — o s’è bevuto il cervello o ha scheletri nell’armadio e cerca protezione tra i futuri vincitori che sono anche quelli che
manovrano i magistrati e, insomma, dopo questo profluvio esce tra un uragano di
applausi entusiasti di tutta la sala, escluse le prime due file dove il
presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, si rifiuta di
commentare e il suo vicepresidente, Andrea Pininfarina, dice che il capo del
governo è in stato confusionale, cioè fuori di testa. Però Della Valle, che ha gridato “Vergognati!” durante lo show e a cui De Bortoli voleva dare la parola, non ha potuto
parlare, sommerso dai fischi della platea di industriali» (Giorgio Dell’Arti)
• Dopo le elezioni, essendo Berlusconi rimasto ampiamente in gioco, Montezemolo
si è trovato in obiettive difficoltà: «Nelle conversazioni riservate a Palazzo Chigi, Romano Prodi lo ripete spesso: “Un muro contro muro fra governo e imprenditori non conviene a noi e non conviene
al paese. Bisogna che lo facciamo capire”. Ma fra il dire e il fare c’è di mezzo Vicenza. Cioè il numero di alta spettacolarità circense in cui Silvio Berlusconi si è presentato a casa Montezemolo e si è ripreso la base confindustriale, lasciando stordito il vertice della
Confindustria. Gli effetti dell’exploit vicentino non si sono spenti. Il ceto imprenditoriale ha risposto all’appello. Nelle sedi territoriali della Confindustria serpeggia un’insofferenza sorda. Verso il governo, ma soprattutto verso la fase nuova, la
maggioranza di centrosinistra. Al potere sono andati “gli altri”. E un gran pezzo della base imprenditoriale all’improvviso si è sentito orfano. Amareggiato. Anche incattivito. Deluso dal destino cinico e
baro e anche da una Confindustria troppo sbilanciata a sinistra. Con i
sentimenti non si scherza. Prima delle elezioni di aprile l’élite confindustriale era inequivocabilmente convinta del fallimento del governo
della Cdl. Il vicepresidente Andrea Pininfarina, politicamente un moderato,
lasciava capire che applicando con rigore il principio maggioritario e
bipolare, il criterio dell’alternanza, c’era una sola conclusione possibile. Questi, cioè i berluscones e i loro alleati, hanno fallito; adesso mettiamo alla prova gli
altri, cioè il centrosinistra. Berlusconi ha fatto saltare il quadro. A fine maggio Romano
Prodi è stato accolto con freddezza all’assemblea confindustriale di metà mandato. Luca Cordero di Montezemolo ha sollevato ovazioni quando ha citato il
grand commis di Berlusconi, Gianni Letta. Ha riscosso consensi soprattutto
quando nella sua relazione ha rimarcato i passaggi più “di destra”. Successivamente, ha dovuto padroneggiare l’incidente diplomatico di Varese, i fischi (o “i brusii”, secondo la versione minimizzante di viale dell’Astronomia) all’indirizzo del segretario della Cgil Guglielmo Epifani. Nel complesso, un clima
segnato da una ideologizzazione inedita: per ritrovare un atteggiamento così antigovernativo, da vecchia “razza padrona” bisogna tornare ai primi anni Sessanta» (Edmondo Berselli, giugno 2006)
• Al governo Prodi ha indicato 5-6 priorità: «Taglio dell’Irap («bene che il governo abbia manifestato l’intenzione di intervenire»), maggiore concorrenza, meno burocrazia, riduzione del costo del lavoro e dell’energia, stimoli all’innovazione e alla ricerca e sviluppo» (Il Foglio dei Fogli) • è sposato con Ludovica Andreoni (pierre con laurea in Economia di 23 anni più giovane), con cui ha una figlia, Guia. Cerimonia nella chiesetta romanica di
San Bartolomeo di Musiano sui colli di Pianoro, poco distante da Bologna.
Testimoni per lui, l’Avvocato e Diego Della Valle; per lei Giovanni Malagò (che ha fatto conoscere la coppia) e Flavia Rebecchini. Tra gli invitati (in
tight gli uomini, con gardenia bianca all’occhiello; in lungo le donne) Enrico Mentana, Carlo Rossella, Candido Cannavò, Paolo Fresco, Paolo Cantarella, Susanna Agnelli col figlio Cristiano Rattazzi,
i fratelli Vanzina e Michael Schumacher (solo per la cena) (Maria Volpe)
• S’è innamorato di lei quand’era ancora fidanzato con Edwige Fenech (83-99), che però non gli serba rancore («Luca resterà nel mio cuore come un bel ricordo»). Lui ha lasciato all’attrice la casa a Capri dove trascorrevano le vacanze, lei gli ha mandato un
telegramma di felicitazioni il giorno delle nozze • Nel 75 aveva sposato la conduttrice televisiva Sandra Monteleoni, da cui ha
avuto un figlio, Matteo (nozze annullate dalla Sacra Rota): «Luca è l’uomo a cui ho voluto più bene, la persona più importante. Abbiamo molte affinità e abbiamo anche vissuto momenti meravigliosi. E mi ha dato uno splendido
figlio, Matteo. [...] Il matrimonio è stato breve, ma ci eravamo conosciuti quando avevo 14 anni… è stato il mio primo ragazzo, appena arrivata a Roma da New York. Io montavo a
cavallo, lui girava con una 500 arancione, era appassionato d’auto e presto cominciò a fare le prime corse di rally…»
• Poi una relazione con la giornalista Barbara Parodi Delfino, da cui nell’81 è nata Clementina • Edwige Fenech: «Quando facevo Domenica In si diceva che era merito suo, come se una donna avesse sempre bisogno di un
uomo per affermarsi. è impensabile che una donna piuttosto carina possa avere successo da sola. Un
presentatore invidioso che convinceva i giornalisti a scrivere che lavoravo
grazie a Montezemolo. Era diventato una barzelletta» • Va spesso con la famiglia a Villa Glori, a Roma, poi compra «le pappe» per la figlia e ogni volta che esce da solo margherite e rose a Ludovica
(Rossella Martina) • «Adelmo, parcheggiatore di Trastevere, uno dei pupilli di Luca, è l’unico che può circolare a Roma con un motorino rosso Ferrari: Montezemolo gli ha regalato un
barattolo di vernice rossa made in Maranello» (Alfonso Signorini).
FRASI «Ho solo un rimpianto: accorgermi ogni giorno di più che la vita è breve. Troppo breve» • «Io ho sempre avuto una grande passione per il marketing e la comunicazione.
Giro, guardo. E applico le cose che ho capito» • «Il fatto è che sono curioso. Ho voglia di occuparmi di tutto. Il mondo cambia in fretta:
chi se ne sta chiuso nel suo recinto fa un errore madornale» • «Sto giocando con i bambini, la capretta e la mucca» (a Carlo Rossella che gli aveva telefonato una domenica mattina).
COMMENTI «Agnelli adottivo» (Giancarlo Perna) • «Modello perfetto per indossare le scarpine Tod’s, e poi improfumarsi con Acqua di Parma, avvolgersi negli accappatoi gialli, e
poi inforcare fichissimi occhiali Web. Alto di altezza media, biondo di vago
pallore, scavato nel volto, è un maniaco del modello di manichino magro, su cui incastra aerodinamici
colletti sportivi, righe dei calzoni che sembrano pilastri, maniche
napoleoniche, babbucce geometriche immacolate. Maniaco del tic, porta indietro
i capelli elettrici e tagliati a pelo di pupilla che purtroppo gli hanno
regalato un vezzoso codice d’identificazione, lo chiamano “libera e bella”. Più che rappresentare tutto ciò che gli italiani vorrebbero essere, è tutto ciò che gli italiani “vorrebbero avere”. E ce n’è di robina: presidente della Ferrari, ha la possibilità di entrare e uscire da Maranello, che per la razza impiegatizia è il vero Vaticano dei desideri; già super partes manager di Italia 90, ha il privilegio di entrare e uscire dagli
stadi attraverso spogliatoi, panchine e tribune d’onore; compagno di Edvige Fenech, ha la “erre moscia”. Non però come quella dell’Avvocato» (Pietrangelo Buttafuoco)
• «Lo vedi quando entra in fabbrica, parla con l’ultimo operaio e lo chiama per nome e cognome. Ha una capacità di ricordare facce, nomi, ruoli e mansioni che ho visto solo in un’altra persona: Berlusconi» (Carlo Rossella) • «Conosco Luca da quand’era un bambino. è un uomo intelligente, colto, professionalmente preparato, sintetico. Poi, ha un’ultima grandissima qualità, è anche un uomo fortunato» (Maria Sole Agnelli).
TIFO Juventus.
VIZI Approvata la clausola che obbliga la Ferrari a versare un vitalizio a Luca
Cordero di Montezemolo. Il testo: «A partire dal quarto anno di mandato il presidente e amministratore delegato di
Ferrari maturerà il diritto a percepire, in caso di interruzione del rapporto di collaborazione,
un capitale rateizzato in venti anni pari al massimo, dopo dieci anni, a cinque
volte l’emolumento annuale fisso». Quindi moltiplicando per cinque lo stipendio di Montezemolo (6,484 milioni nel
2005) l’ammontare dell’intera somma sarebbe di 32,5 milioni di euro (Paolo Madron)
• I fazzoletti di lino, sempre al taschino di Montezemolo: a stirarglieli ogni
mattina è Iole, la tata che da una vita lavora per lui (Alfonso Signorini).