Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
CHIAMPARINO
Sergio Moncalieri (Torino) 1 settembre 1948. Politico. Sindaco di Torino. Ex deputato
Ds • «Mio nonno lo chiamavano Barba Lenin, zio Lenin, per distinguerlo dalle sue tre
sorelle beghine, anche se non era bolscevico ma socialista. Del Pci erano mia
madre e mio padre, operaio alla Fnet, una fabbrica di estratti tannici. Io
avevo simpatie più a sinistra: il mito dei Quaderni Rossi e di Panzieri, che era morto nel 63 e di
cui conoscevo bene la figlia Susanna e il genero Massimo Negarville, nipote del
sindaco comunista Celeste; il fascino di Mario Tronti, Toni Negri, Alberto Asor
Rosa e delle sorelle Garavini; l’esplosione della lotta, quando ai cancelli di Mirafiori arrivarono Scalzone e
Piperno. La strategia era l’entrismo. Con Cesare Vaciago scegliemmo il partito più debole, in cui pensavamo di contare di più, il Psiup”. Nel 71 la conversione al riformismo e l’ingresso nel Pci; subito su posizioni “di destra”. “Il giovane più brillante era Giuliano Ferrara. Segretario della Fgci era Fassino. Ogni sera
alla birreria Mazzini, l’unica aperta fino a tardi. La battaglia dell’80 alla Fiat l’abbiamo fatta insieme, e abbiamo condiviso le stesse perplessità. Ero con lui quando Berlinguer fu indotto a promettere l’aiuto del partito in caso di occupazione, e capimmo che avevamo imboccato una
strada senza ritorno. La notte Piero faceva i volantini e io li portavo ai
cancelli di Mirafiori. La sera dell’accordo il titolo scelto da Fassino era ‘doloroso ma necessario’. Portai il pacco al compagno Gino della porta 17, quella delle Presse. Mi
disse, in dialetto: questi volantini te li distribuisci tu”» (da un’intervista di Aldo Cazzullo)
• È stato prima segretario della Cgil piemontese, poi segretario provinciale del
Pci torinese. «Fassino nell’84 pensava a me come a uno dei possibili successori alla segreteria provinciale.
Poi ci fu il referendum sulla scala mobile... Io e pochi altri eravamo
risolutamente contrari. Un pugno di compagni che pensavano alla concertazione
come unica strada nei rapporti con gli industriali. Non ci fu storia,
naturalmente. Entrai in crisi, chiesi a Fassino di allontanarmi dal cuore del
partito: finii alla segreteria del gruppo comunista a Bruxelles. Mi servì a guarire. Fui tra i primi a condividere la svolta della Bolognina, ricordo
come adesso una drammatica assemblea alla sezione Garibaldi: c’era gente che piangeva. In quei mesi provai tristezza nel vedere un pezzo della
nostra storia che se ne andava. Ma non ho mai avuto rimpianti. A Torino ero
stato tra i primi a parlare di socialdemocrazia, quando la parola era bandita.
E ho conservato tanti amici tra chi non ha condiviso il cambiamento»
• Nel 2001, mentre era deputato, viene candidato in tutta fretta a sindaco di
Torino, per l’improvvisa morte del candidato della sinistra, Domenico Carpanini. Vince al
ballottaggio contro Roberto Rosso. Ricandidato a sindaco il 28-29 maggio 2006
vince al primo turno contro Rocco Buttiglione ottenendo una percentuale del
66,6 per cento dei voti. Tra le ragioni del successo la perfetta riuscita delle
Olimpiadi invernali organizzate a Torino nel febbraio 2006 • Giampaolo Pansa ne parla come di un «passo tranquillo, carattere ferrigno, osso da mordere, schivo, di poche parole,
sparagnino, un tantino cinico». Aggiunge di aver visto facce come la sua quando da ragazzo al mercato che si
svolgeva ogni martedì e venerdì nella piazza Castello di Casale Monferrato, dove arrivavano «i particular ovvero i contadini piccoli proprietari che scendevano in città per fare la fiera. Bassi di statura, come il Chiampa. Magri, quasi ossuti. I
capelli ispidi ovvero la mascagna tutta dritta. Capigliatura da vigna, di chi
era abituato a ruscare dalla sera alla mattina tra i filari. E non aveva tempo
da perdere col pettine né col barbiere. Lavoravano come animali da soma. Tale quale una mia zia e suo
marito, che la sera, prima di dormire, recitavano una sola preghiera: “Gesù, la vostra bestia si corica”. Gente di poche parole. Tirchia nello spendere. Anche un po’ avara nei sentimenti. Incuranti degli altri. E tentati di ritenersi i soli
inquilini del mondo»
• Sposato, un figlio, Tommaso.