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 2011  luglio 06 Mercoledì calendario

CASADEI

Raoul Forlì 15 agosto 1937. Musicista. Leader della famosa orchestra-spettacolo che nel 70
ha raccolto l’eredità di Secondo Casadei (Romagna mia). «Noi siamo come la famiglia Agnelli, intramontabili» • «I Casadei sono l’icona, la bandiera delle balere italiane. Secondo Casadei debuttò nel 1928. Era musicista versatile e aveva inventato un genere ballabile e
manierista che spopolò per decenni ancor prima d’essere chiamato “liscio” per via del fatto che alcuni passi comportavano lo struscio delle scarpe sul
pavimento. Dino Casadei, il papà di Raoul, era l’autista di Secondo, che nel 65 cooptò il nipote nell’orchestra. Non sapeva cantare, in compenso scriveva canzoni, suonava la chitarra
ed era un ottimo organizzatore. Nel 71 Secondo morì e l’eredità fu raccolta da Raoul che ribattezzò la band Orchestra spettacolo Casadei. Le edizioni musicali andarono a Riccarda,
figlia di Secondo. E il successo continuò anche perché Raoul scritturava musicisti di primissimo ordine come il trombettista Enzo
Vallicelli detto “Il rosso”, o cantanti dalla voce possente e dal fisico sexy come l’indimenticabile Luana Babini. E poi ci furono invenzioni fra musica e marketing:
il termine “liscio”, un immenso pullman che era un lussuoso appartamento viaggiante con letti,
cucine, bagno, gruppo elettrogeno, la Musica solare, la nave del sole, l’operazione “simpatici italiani”» (Mario Luzzato Fegiz)
• «Io ho raggiunto il grande successo grazie al liscio. Ma non ho mai rinunciato a
introdurre anche delle innovazioni nel repertorio dell’Orchestra spettacolo. Sono gli altri che non mi sono venuti dietro. In genere le
orchestre del liscio si sono fermate al passato. Il nostro gruppo invece si è sempre distinto per le continue innovazioni, pur nel rispetto della tradizione» • «Ho esordito con un gruppo rock. Si chiamava Little band, facevamo il rock’n’roll di Bill Haley. Io suonavo la chitarra, è vero che sapevo solo due accordi, però ci davo dentro mica male. Mi ero appena diplomato maestro elementare. Da
ragazzino io volevo suonare la tromba, ma il dottore mi trovò un po’ deboluccio di torace e così abbandonai la tromba e mi diedi alla bicicletta. Ero forte come velocista e
siccome per questo l’allenatore voleva farmi correre in pista, io ho lasciato perdere pure le due
ruote e sono passato alla chitarra, perché nel frattempo mio zio Secondo mi aveva regalato una bella chitarra. Sono andato
ad insegnare al Sud, prima a Foggia, poi a Taranto, tre anni in tutto. Mentre
insegnavo a Cagnano e Varano ho avuto un po’ di problemi, perché ero un giovanotto piuttosto scatenato. Ad un certo punto avevo un rapporto con
una maestra, e la cosa era diventata un argomento di discussione popolare. Un
giorno mi accorsi che c’era un tizio che mi seguiva sempre, in realtà per proteggermi. Andava in giro con una scure allacciata alla cintura... Era
successo un fatto divertente quando i genitori di questa maestra erano arrivati
in paese. Dopo il loro arrivo, al fabbro di Cagnano scoppiò il saldatore e si sentì questo scoppio secco, molto forte simile ad uno sparo e tutti pensarono che
quei genitori mi avessero ucciso. Da allora quest’uomo mi seguiva per proteggermi da eventuali assassini»
• «Quando sono diventato il capo, avevo tutta l’orchestra che rideva alle mie spalle. Ed io il giorno dopo ne ho licenziata metà; l’altra metà l’ho cacciata sei mesi dopo. Perché mi ridevano dietro. Erano gli anziani di mio zio e si prendevano gioco di me
che sapevo solo quattro accordi. Però sapevo cosa volevo» • «Quello che conta nel liscio non sono le sfumature, ma le cose semplici, dirette.
Con quattro accordi si scrivono dei capolavori».