JOHN M. COETZEE , la Repubblica 1/7/2011, 1 luglio 2011
LE PAROLE DA DIRE ALLE PERSONE AMATE
Cara Norma, ti scrivo da San Juan, dall´unico e solo albergo di questo posto. Nel pomeriggio sono andato a trovare la mamma – mezz´ora di macchina su una strada tortuosa. Sta male, proprio come temevo, anzi peggio. Non cammina senza bastone e anche con quello è comunque molto lenta. Da quando è tornata dall´ospedale non è riuscita ancora ad affrontare le scale. Dorme sul sofà in salotto. Ha provato a farsi portare giù il letto ma le hanno spiegato che è stato costruito in situ, non si può spostare senza distruggerlo (non era così il letto di Penelope – della Penelope di Omero?). I suoi libri, le sue carte sono tutti su, al piano di sotto non c´è abbastanza spazio. Si agita perché vorrebbe tornare alla sua scrivania, ma non può.
C´è un tale, di nome Pablo, che l´aiuta con l´orto. Le ho chiesto chi è che fa la spesa. Dice che vive di pane e formaggio e di quello che cresce nell´orto; non le serve altro. E tuttavia, le ho detto, non sarebbe meglio prendere una donna del paese per cucinare e pulire? Ma non ne vuole sentir parlare, non ha rapporti con il paese, dice. E Pablo? Pablo non fa parte del villaggio? – ho chiesto. Pablo è affidato a me - ha detto. Pablo non appartiene al paese.
Pablo dorme in cucina, per quanto capisco. Non ci sta tutto con la testa, non sta né qui né lì, come si dice. Credo che sia un idiota, un sempliciotto. Non ho sollevato la questione fondamentale, volevo farlo ma non ne ho avuto il coraggio. Lo farò quando la vedo, domani. Non posso dire di essere ottimista.
(...) Buona notte. Un bacio ai ragazzi. John
"Mamma, possiamo discutere della tua organizzazione domestica? Possiamo parlare del futuro?".
Sua madre, seduta sulla vecchia, dura poltrona, di certo costruita dallo stesso falegname che ha costruito il letto inamovibile, non dice una parola.
"Lo sai che io ed Helen siamo preoccupati per te. Hai fatto quella brutta caduta. Lascia passare un po´ di tempo e cadrai di nuovo. Non ringiovanisci, e vivere tutta sola in una casa con le scale così ripide e in un paese dove non hai rapporti con gli abitanti, francamente non mi sembra fattibile. Non più".
"Non vivo sola", dice sua madre. "C´è Pablo con me. Posso contare su Pablo".
"D´accordo, Pablo vive con te. Ma davvero puoi contare su Pablo in una situazione d´emergenza? Ti è stato di aiuto l´ultima volta? Se non fossi riuscita a chiamare l´ospedale, dove saresti ora?".
Non ha ancora finito di pronunciare quelle parole che capisce di aver sbagliato.
"Dove sarei?" dice sua madre. "Sembra che tu conosca la risposta e dunque perché me lo chiedi? Sotto terra a farmi divorare dai vermi, presumo. È questo che devo rispondere?".
"Mamma, per favore sii ragionevole. Helen ha fatto un po´ di ricerche e ha scoperto due posti non lontani da casa sua dove saresti accudita e dove siamo convinti che potresti stare bene. Lascia che te ne parli".
"Due posti. Con posti intendi dire istituti? Istituti dove starei bene?".
"Mamma, puoi chiamarli come ti pare, puoi usare il tuo sarcasmo con Helen e con me. Ma questo non cambia le cose – le cose della vita. Hai già avuto un brutto incidente di cui ora patisci le conseguenze. La tua situazione non migliorerà. Al contrario è probabile che peggiori. Te l´immagini essere costretta a letto in questo villaggio dimenticato da Dio con uno come Pablo e nessun altro ad occuparsi delle tue necessità? Hai pensato a come ci sentiremmo io ed Helen, sapendo che hai bisogno di aiuto e non essendo in condizione di dartelo? Perché non possiamo volare qui, per migliaia di chilometri ogni fine settimana, lo capisci?".
"Non ve lo chiedo".
"Non ce lo chiedi, ma è quello che dovremo fare, cioè è quello che fa chi vuole bene a una persona. Perciò fammi un favore e stai a sentire senza protestare l´alternativa che ti prospetto. Domani oppure dopodomani o il giorno dopo ancora, io e te partiremo e andremo a Nizza, da Helen. Prima di andare via ti aiuterò a fare i pacchi di tutto quello che è importante per te, tutto quello che vuoi tenere. Metteremo tutto in scatoloni che ti farai spedire quando sarai sistemata.
"A Nizza io ed Helen ti porteremo a vedere le due case di cui ti dicevo, una ad Antibes, l´altra subito fuori Grasse. Gli puoi dare un´occhiata e vedere che effetto ti fanno. Non ti faremo pressioni di sorta. Se non ti piacciono cercheremo ancora, tu puoi stare da Helen, mentre cerchiamo, abbiamo tutto il tempo. Noi vogliamo solo che tu stia contenta, contenta e al sicuro, è questo che vogliamo. (...)
"Lo so che non ti piacciono gli istituti, mamma. Nemmeno a me piacciono. Nemmeno a Helen. Ma arriva un momento nella vita in cui dobbiamo fare un compromesso tra quello che ci piace in teoria e quello che va bene per noi, tra indipendenza da una parte e sicurezza dall´altra. Qui in Spagna, in questo paese, in questa casa, non hai nessun tipo di sicurezza. So che non sei d´accordo ma questa è la bruta realtà. Potresti ammalarti e nessuno ne saprebbe niente. Potresti cadere di nuovo e perdere i sensi o rimanere bloccata lì con le ossa rotte. Potresti morire".
Sua madre agita la mano come ad escludere quell´eventualità.
"I posti che ti proponiamo io ed Helen non sono come quelli di un tempo. (...) Paghi e in cambio ottieni un trattamento di prima classe. Se dovesse venir fuori che il costo è un problema io ed Helen saremo felici di contribuire. Avrai il tuo piccolo appartamento; a Grasse, puoi addirittura avere un piccolo giardino tuo. E quanto ai pasti, puoi mangiare al ristorante oppure te li puoi far portare a casa. In tutti e due i posti c´è una palestra e una piscina e hanno personale medico e fisioterapisti sempre a disposizione. Non sarà il paradiso ma per una persona nelle tue condizioni è ciò che più gli si avvicina".
"Le mie condizioni" dice sua madre. "E quali sarebbero le mie condizioni secondo te?".
Alza le mani esasperato. "Vuoi proprio che te lo dica?" esclama. "Vuoi proprio sentirmelo dire?".
"Sì. Una volta tanto, per fare una cosa diversa, dimmi la verità".
"La verità è che sei vecchia e bisognosa di cure. Cure che uno come Pablo non ti può dare".
La madre scuote il capo. "Non quella verità. Dimmi l´altra verità. Quella vera".
"La verità vera?".
"Sì, la verità vera".
Cara Norma,
"La verità vera": era quello che chiedeva, o forse implorava.
Sa molto bene qual è la verità vera, come lo so io, e dunque non sarebbe stato duro pronunciare le parole. Ed ero abbastanza infuriato da farlo; infuriato per essere venuto fino a qui a compiere un dovere per il quale né tu, né Helen né io saremo mai ringraziati, non in questo mondo.
Ma non ho potuto. Non potevo dirle in faccia le parole che ora non ho difficoltà a scriverti: La verità vera è che stai morendo. La verità vera è che hai un piede nella tomba. La verità vera è che non hai più scelta e domani ne avrai ancora meno, e così via, un giorno dopo l´altro fino a che non ci sarà più niente da fare. La verità vera è che non sei in condizione di discutere. La verità vera è che non puoi dire no. Che non puoi dire No al ticchettio dell´orologio. Non puoi dire No alla morte. Quando la morte dirà Vieni, devi chinare il capo e andare. E allora accetta. Impara a dire Sì. Quando dico, Lascia la casa che ti sei fatta in Spagna, lascia le cose che ti sono familiari, vieni a vivere in… sì, un istituto, dove un´infermiera di Guadaloupe ti sveglierà al mattino con una spremuta di arancia e un saluto allegro (Quelle belle jour, Madame Costello!), non ti rabbuiare, non ti impuntare. Di´ Sì. Di´ Va bene. Di´, sono nelle vostre mani. Fai buon viso a cattivo gioco.
Cara Norma, verrà un giorno in cui dovranno dire la verità, la verità vera, anche a te e a me. Allora facciamo un patto? Promettiamoci di non dirci bugie, promettiamoci di dirci quelle parole, per quanto ci possa costare farlo: Non andrà meglio, andrà peggio e continuerà così fino a che non potrà più peggiorare, fino a che sarà il peggio del peggio.
Con affetto, tuo marito
John
(Traduzione di Maria Baiocchi)
© John Coetzee, 2011