Silvia dai Pra’, Saturno-il Fatto Quotidiano 6/10/2011, 6 ottobre 2011
TENERORSO E ALTRU PUTTANIERI ONLINE - ESCORTFORUM è
TENERORSO E ALTRU PUTTANIERI ONLINE - ESCORTFORUM è stato uno dei miei passatempi preferiti, il mio buco della serratura per la mente maschile, per il diverso; non è il solito sito di annunci privati: gli utenti possono recensire le ragazze, denunciare foto ritoccate, discutere, conoscersi. I nick vanno da tenerorso a sventrapapere68, da j.holmes74 a piùgrossodirocco, i mestieri dall’operaio al medico, gli argomenti dal per chi votare alle prossime elezioni a un evergreen che ricompare puntualmente: perché paghi una escort – quando (almeno a sentir loro) i protagonisti non avrebbero alcuna difficoltà a conquistare una donna. Questo mi ha fatto ricordare un pensiero concepito da bambina, quando, vicino a casa mia, l’offerta di sesso da strada si era ridotta a qualche anziana prostituta senza denti. C’era stata la liberazione sessuale, il femminismo, gli anni settanta. LE AMICHE DI MIA MADRE parlavano di avventure, andavano agli appuntamenti. Mettete insieme le due cose, filtratele attraverso la mia mente candida, e avrete questa teoria: che presto il mondo del sesso a pagamento sarebbe stato dimenticato, ultimo residuo di una società che frenava la libera espressione del piacere, reprimeva le donne e impediva un reale incontro tra i sessi.
A sentire gli utenti di escortforum, però, il punto non è quello: e non è neanche che «paghi una donna non tanto per averla, ma per mandarla via quando hai finito», come scrive uno di loro, o che, se ti tocca offrire tre cene, alla fine spendi lo stesso (cinici e misogini dichiarati sono la minoranza), il punto è il bilancio familiare, la vita di coppia. Sì, siamo nel solito film dell’Italia di provincia - un marito, una moglie, dei bambini, lo sguardo di lui che a fine serata indugia malinconico sul cortile interno... - e la maggior parte ammette di ricorrere a una professionista perché ama sua moglie. La passione è svanita, lei non concede più variazioni,
ma un’amante sarebbe un rischio troppo grande: quanto soffrirebbe lei, se mai lo scoprisse con la segretaria?
C’è però un altro motivo che si affaccia in queste pagine: non sono solo i diversivi ad attrarre, ma quella straordinaria facilità delle escort a provare piacere, la loro abilità a democratizzare lo stallone, a farti sentire, per qualche ora, un Rocco. A differenziare le escort dalle ragazze che stanno sulla strada, non è una maggiore bellezza, è il contesto. Un minimo di conversazione introduttiva, una casa carina, un quartiere signorile, una doccia, un massaggio, l’orgasmo femminile, meglio se multiplo - se si dà ascolto ai clienti, quello della escort è il lavoro più invidiabile che esista: raggiungono tra i tre e i cinque orgasmi a rapporto, e, alla fine, non solo non ringraziano colui che ha regalato loro tanto piacere, ma si fanno dare anche trecento euro.
Anche se poi, F., quando parlava dei suoi clienti, non usava tanto l’espressione grande amatore, quanto l’aggettivo tirchio. F. era un’ex segretaria, trentott’anni, escort da tre: obiettivo minimo, arrivare a tirar su settecento euro al giorno; obiettivo alto: fama, tv, Grande Fratello. Non sarebbe stata certo la prima a sfondare a quarant’anni - e allora suo padre (un ex operaio che lei nominava ogni cinque minuti, in un vertice di odio, amore e desiderio di riconoscimento) avrebbe capito che donna era, sua figlia. Fino a una certa età, F. aveva pensato che la provincia, un compagno e un lavoro fossero una vita decente: poi col compagno s’era lasciata - lei non voleva figli, lui non aveva ambizioni - l’azienda dove lavorava era fallita, ai colloqui a cui si presentava veniva automaticamente bollata, a trentacinque anni, come troppo vecchia. Così, ha scattato le foto, si è aperta il sito, si è spostata a Roma per essere più vicina «alla gente che conta»: tanto, di cose strane ne aveva fatte già, sesso di gruppo, scambio di coppia. Il vero problema? Le cinesi, che devastano il mercato con prestazioni in casa a dieci euro.
Offresi nuove esperienze erotiche ed artistiche; donna raffinata, di cultura enciclopedica; vera dama di compagnia, classe ed eleganza; è possibile conversare di arte e di musica; sui siti delle escort non ce n’è una che non si definisca amante della cultura, come se ciò che conta fosse tracciare una linea netta tra loro e le prostitute, tra i loro clienti e quelli che chiedono “quanto vuoi?” a lato degli stradoni decadenti - ed è deludente clic-care sulle foto e, invece di trovare Juliette Binoche intenta a leggere de Sade, scoprire le solite immagini sgranate di vagine in primo piano o signore a quattro zampe. Ma, per quanto anche F. si definisse di alto livello socio-culturale, in casa sua non c’era un libro, la scuola l’aveva piantata a sedici anni: a lavar via lo squallore ci pensava il Rolex, il Mac sul tavolino, i bastoncini di incenso. Sembrava di essere nella sala d’aspetto di un centro estetico, almeno finché lei non è arrivata con lo strap-on, una cintura che terminava in quindici centimetri di fallo; ci sono tipi che mi chiedono di usarlo su di loro, mi ha detto: solo in quel momento mi sono ricordata che il suo mestiere aveva a che fare con questo.
«E te, ti vedi con qualcuno?», mi ha chiesto, mentre la conversazione si spostava verso zone più intime: «È qualcuno di importante? Ti fa regali? Mica è un tirchio?».
Anche un’altra escort, L., morbida signora sui quarant’anni, dava per scontato che i rapporti tra sessi si basassero solo su questo; e, dopo avermi riempita di consigli (gli stessi che poteva darmi mia nonna: gestisci tu il gioco ma fagli credere che sia lui a comandare; non farti mai vedere troppo intelligente...), mi ha congedata con questa massima: «Gli uomini sposano solo le brave ragazze, ma noi leonesse dobbiamo imparare a infilarci nei loro letti e a trarne vantaggio».
Non era facile comunicare con loro. La candida bambina di ieri si stava ribellando; la donna di oggi cominciava a sentirsi un’imbecille; gli uomini del forum non mi divertivano più, anzi; e le mie escort mi avrebbero sicuramente schiaffeggiata, se mi avessero vista, poche ore dopo averle incontrate, dividere per due il conto al ristorante. Così, ho deciso che su questo argomento non sarei andata più a fondo.
Solo F. non ha mollato: e, convinta che io fossi quel deus ex machina capace di regalarle la ribalta, ha deciso di sedurmi con l’unica filosofia che conoscesse – l’equo scambio. Prima si è offerta di presentarmi un numero imprecisato di «amici importanti», poi mi ha annunciato che avrebbe fatto pubblicità sul suo sito al mio libro appena uscito (ndr sulla scuola) - e il suo tono diventava sempre più aggressivo mentre ripeteva: «guarda che prima o poi io sfondo». Infine, mi ha chiamata per dirmi che avrebbe fatto la conduttrice di una sagra di paese: visto? Era il primo passo. «Capisci che ti conviene farlo su di me il libro? È uno scambio giusto. Tu mi fai pubblicità, poi io vado in tv e te vendi. Perché non vuoi più scrivere? Sarai mica innamorata? Ma almeno è uno importante?».