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 2011  maggio 28 Sabato calendario

E HOEPLI ASPETTAVA IN CONTRADA DE VEDER

Il mercato librario milanese, dopo i fasti dell’epoca napoleonica e dei primi anni dopo il Congresso di Vienna era andato declinando nel periodo preunitario. Unica eccezione, negli anni d’oro del melodramma, l’editoria musicale e le botteghe che vendevano spartiti e fogli di musica come la Ricordi di Giovanni Ricordi (dal 1808) e la Sonzogno di Giambattista Sonzogno, entrambe a pochi passi dal Teatro della Scala. Proprio nel 1861 aprono i battenti due editori avviati a un brillante futuro: Emilio Treves e Edoardo Sonzogno.
A Milano ci sono allora circa una quarantina di librerie e, in quell’anno, aprono le prime due edicole. Fu proprio l’Unità e la conseguente unione doganale a spingere Giuseppe Dumoulard e lo svizzero Ulrico Hoepli (dal 1870) a impiantare le loro librerie nella Galleria De Cristoforis, la contrada de veder, a pochi passi dal Duomo. Entrambe fornivano alla clientela aristocratica e borghese le migliori novità d’Oltralpe: romanzi francesi e manuali tecnici. Rapidamente Hoepli, diventato editore, creò una sua collana di manuali che ne fece la fortuna editoriale.
Le librerie si concentravano nel centro cittadino, ancora diviso dal resto della città dalla cerchia dei Navigli, e anche lo spazio commerciale di maggior pregio, la neonata Galleria Vittorio Emanuele (1877), ospitava una libreria, Galli, che a fine secolo verrà rilevata da Baldini e Castoldi e che avrà vita fin oltre la Seconda guerra mondiale.
Ad avviare all’abitudine della lettura la classe operaia e la piccola borghesia, ci pensarono le biblioteche ambulanti organizzate dalla Società Umanitaria e, dopo la Prima guerra mondiale, le bancarelle delle famiglie pontremolesi (dalla cittadina della Lunigiana da cui la maggior parte proveniva). Fogola, Giovannacci, Tarantola, Meucci, Ghelfi, Lorenzelli, Lazzarelli, sono alcune di queste famiglie che avevano bancarelle in piazze e mercati e che, nel migliore dei casi, aprivano succursali in altre città del Nord. L’editoria popolare dei Barion e dei Sonzogno viveva soprattutto di questo mercato. Questa esperienza è proseguita, in anni più recenti, con la tradizione dei remainders e di catene di librerie come «Il Libraccio». Sul versante opposto si collocavano la Libreria Treves (poi Garzanti) in Galleria Vittorio Emanuele dove era facile incontrare Gabriele D’Annunzio o i futuristi che sciamavano dal Savini, allora solo un caffè. Ancora più raffinata era la libreria di Emanuele di Castelbarco in via Montenapoleone, all’origine delle edizioni Bottega di Poesia. [...]
Per tornare alla Hoepli, la distruzione della Galleria De Cristoforis costrinse la Libreria a trasferirsi nel 1935 (l’anno in cui morì, dopo sessantacinque anni di attività, il fondatore) in via Berchet. Anche lo spostamento successivo fu inevitabile: i grandi bombardamenti mandarono in fumo la Hoepli e la vicina Ricordi. A ricominciare fu un altro Ulrico (1906-2003) che, a guerra ancora in corso, acquistò con grande lungimiranza i terreni dove sorse l’attuale Libreria di via Hoepli 5, inaugurata nel 1958 e che ora si estende su sei piani. Il figlio Ulrico Carlo Hoepli e i suoi figli lavorano, insieme a quaranta librai, per il futuro della libreria che ebbe tra i suoi clienti Croce e Gramsci.
Dopo la Seconda guerra mondiale nacquero librerie «intellettuali» come La Lampada dei fratelli Cantoni (uno era Remo, il filosofo della scuola di Antonio Banfi) in piazza San Babila, la Libreria di Arturo Schwarz in via Sant’Andrea, la Libreria Einaudi di Vando Aldrovandi, elegante salotto letterario della Milano del boom, in Galleria Manzoni. La passione politica trovò nel tempo i suoi punti di riferimento nella Libreria La Rinascita, nella Calusca di Primo Moroni, nella Libreria Utopia di Fausta Bizzozzero e nelle librerie Feltrinelli, nate negli anni cinquanta con una libreria in via Manzoni e un’altra in viale Argonne. [...]
Milano è stata poi il luogo di felici esperimenti librari come la Libreria dei Ragazzi di Gianna e Roberto Denti, la Milano Libri di Anna Maria Gandini in via Verdi, la Borsa del Fumetto di via Lecco e la Libreria di via Tadino che ha ereditato l’incandescente militanza della Corsia dei Servi dei padri David Turoldo e Camillo de Piaz.
Oggi Milano costituisce il 20% del mercato librario nazionale e si può dire, parafrasando Salvemini, che quello che oggi legge Milano, domani lo leggerà l’Italia.