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 2011  maggio 28 Sabato calendario

GLI OO7 INGLESI: «IL RAIS PARANOICO SI NASCONDE NEGLI OSPEDALI DI TRIPOLI» —

Un Gheddafi sempre più «paranoico» , sospettoso, braccato, che con il sopraggiungere della sera cerca rifugio negli ospedali della capitale. È l’immagine che ne danno i servizi segreti inglesi a margine del G8 e in vista di blitz Nato sempre più accurati con l’impiego degli elicotteri d’assalto «Apache» britannici (sembra almeno quattro) oltre a una dozzina di «Tiger» francesi, destinati a giungere in Libia nei prossimi giorni. «Gheddafi si sente preso di mira. Non spende più di due notti di seguito nello stesso ospedale. Cerca nascondigli da un luogo all’altro dove la Nato non colpisce» , sostengono gli analisti dell’intelligence citati da fonti diplomatiche britanniche. Quali ospedali? Sono almeno dodici i complessi medici maggiori della capitale. Con il traffico quasi annullato dalla carenza di benzina, specie nelle ore notturne, raggiungerli in auto richiede pochi minuti. La notizia è accolta con scetticismo dal regime. «È una barzelletta. Il nostro leader non è paranoico. Mantiene il controllo del Paese, lavora e si muove normalmente. Lunedì dovrebbe incontrare la delegazione dell’Unione Africana qui a Tripoli per rilanciare la nostra proposta di cessate il fuoco e di riconciliazione nazionale. Sono previsti colloqui con il presidente sudafricano Jacob Zuma. Forse l’intelligence inglese diffonde questa propaganda per preparare l’eventualità di attacchi contro obiettivi civili come scuole e ospedali» , ha dichiarato durante una conferenza stampa il viceministro degli Esteri Khaled Kaim. Eppure non è strano che Gheddafi e il suo entourage si sentano in pericolo. La moglie Sofia, in una rara intervista telefonica alla Cnn, ha detto che la Nato «cerca scuse per colpire Muammar» . La signora Gheddafi ha parlato dei raid contro la sua famiglia: «I missili cercavano di colpirci ogni sera, al momento della preghiera» . Sofia ha detto di non essere stata presente al momento dell’attacco nel quale è stato ucciso il figlio Saif al-Arab, «ma mi sarebbe piaciuto esserci per poter morire con lui» . Intanto già numerosi ministri e portavoce si sono spostati con le famiglie nei due alberghi dove sono alloggiati i giornalisti stranieri. Il grande complesso fortificato di Bab al-Aziziyah, dove sono i bunker e i centri di comando e controllo del Paese, è stato bombardato con crescente intensità nell’ultima settimana. Ieri pomeriggio erano visibili gli effetti delle esplosioni più recenti: l’alto muro di cemento armato che corre attorno, colpito e crollato in più punti e riparato con bastoni e lastre di metallo; lamiere e macerie nelle strade prospicienti. La capitale è come addormentata in una calma innaturale. A differenza di qualche settimana fa, è molto più facile anche per il giornalista straniero incontrare normali cittadini che plaudono ai raid della Nato. «Aspettiamo. Il regime è ancora troppo forte. Ma speriamo che Gheddafi se ne vada presto» , ci hanno detto alcuni giovani ieri pomeriggio presso le mura della città vecchia. Non mancano i sostenitori ad oltranza del Colonnello. «Cosa direste voi in Italia se una coalizione araba cercasse manu militari di scalzare il vostro premier?» , esclama rabbioso un avvocato. Sul fronte diplomatico è da registrare l’irrigidimento di Gheddafi. I suoi portavoce paiono avere abbandonato gli ambigui possibilismi delle ultime settimane circa l’eventualità di un dialogo diretto con il governo transitorio dei ribelli a Bengasi. «Come si fa a parlare con i venduti che plaudono agli attacchi della Nato?» , ha esclamato ancora Kaim, paragonando i ribelli ai «libici vigliacchi» che negli anni Venti tradirono la rivolta contro il regime coloniale fascista.
Lorenzo Cremonesi