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 2011  maggio 28 Sabato calendario

DAL DESTINO DI EXPO 2015 DIPENDONO 14 MILIARDI

Per il prossimo sindaco di Milano, sia che si tratti di Giuliano Pisapia che di Letizia Moratti, la prima sfida sarà assicurare che nel 2015 l’Expo arrivi in porto senza intoppi, con le aree per la manifestazioni acquistate, un nuovo sito espositivo nell’area di Rho (a Nord di Milano), due nuove linee di metropolitana pronte per i collegamenti cittadini e altre infrastrutture regionali finite (come la Brebemi e la Pedemontana). Complessivamente verranno investiti, a Milano e in Lombardia, 14 miliardi.

L’Expo è il primo vero banco di prova sul piano internazionale per Milano: vinto nel 2008 da Letizia Moratti (con la collaborazione del governo, presieduto allora da Romano Prodi), potrebbe trovarsi presto in una situazione di emergenza, con alcune infrastrutture non ancora avviate (la più importante è la metro numero 4) e le aree su cui si svolgerà la manifestazioni non ancora acquistate da Comune e Provincia di Milano e Regione Lombardia. I ritardi dipendono sia dal mancato accordo tra i soggetti istituzionali chiamati a garantire la riuscita dell’evento, sia dalla mancanza di liquidità. Tant’è: col prossimo mandato tutto dovrà procedere senza problemi, perché il 2015 si avvicina e le cose da fare sono ancora molte. Compreso capire che tipo di area espositiva dovrà nascere nella zona di Rho: fino a qualche mese fa si parlava di una sorta di orto botanico, in cui mostrare le varie tipologie di colture del mondo (dato che la manifestazione sarà dedicata all’alimentazione e all’agricoltura). Tuttavia i vertici di Expo, in primis l’ad Giuseppe Sala, hanno da qualche tempo cominciato a storcere il naso di fronte ad una struttura con spazi troppo aperti e con costi di manutenzione troppo alti.

Sempre a proposito di Expo e infrastrutture, ieri, a due giorni dal voto, è stata affidata alla cordata Impregilo Astaldi la linea 4 della metro, i cui lavori dovrebbero dunque partire tra l’estate e l’autunno, quasi un anno di ritardo rispetto al programma. Il valore della commessa è di circa 1,7 miliardi, di cui 400 milioni dovrebbero essere messi sul piatto dal Comune di Milano nei prossimi anni.

Se l’Expo è la partita più "visibile", dentro le stanze di Palazzo Marino dovrà essere presa seriamente in considerazione l’ipotesi di rivedere e riorganizzare la galassia delle partecipate. Le società per azioni sono in tutto 15, e negli anni sono state sotto la lente per via di gestioni non proprio efficienti (basti ricordare il caso della Zincar, fallita per bancarotta fraudolenta con un buco da circa 20 milioni) e a causa dell’abitudine di Palazzo Marino di far quadrare i bilanci succhiandone i dividendi e le risorse (complessivamente 885 milioni dal 2006 ad oggi).

Una di queste società, la Sea, si prepara alla quotazione a ottobre, in base a un’operazione deliberata due mesi fa dal consiglio comunale. Con lo sbarco a Piazza Affari della società aeroportuale di Linate e Malpensa, il Comune di Milano diluirà la sua quota di partecipazione, passando dall’attuale 84,6% a circa il 51. Tuttavia la situazione in questi mesi potrebbe complicarsi, soprattutto alla luce dell’annuncio di Lufthansa di voler abbandonare Malpensa, decisione che potrebbe rendere la società meno appetibile per il mercato, indebolendone la quotazione. Anche questo dovrà essere valutato dalla futura giunta.

A inizio 2012, con lo scadere del cda della partecipata A2a, la nuova giunta dovrà dare indicazioni alla multiutility milanese-bresciana su cosa fare della sotto-partecipata Edison, nel cui azionariato compare sia A2a che la francese Edf. A Milano (e a Brescia) ci si dovrà insomma chiarire se Edison è ancora strategica per A2a o se, al contrario, andrà ceduta ai francesi.