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 1999  gennaio 31 Domenica calendario


ITINERARI I RITROVI NASCOSTI

Clubino, zona franca per un’ elite di imprenditori Agnelli, Moratti, e Tronchetti nel libro dei soci Spiegano alcuni soci con lieta convinzione: "Ci sono tipi da Clubino e tipi che non potranno mai essere da Clubino". Ovvio che la seconda specie costituisce la maggioranza. Ed e’ inutile chiedere quali doti o difetti siano necessari per accedere all’ indefinibile casta degli ammissibili al circolo. Lo sanno solo quelli che ne fanno gia’ parte. Di fronte a simili certezze non resta che mostrare la cedevole indifferenza con la quale a scuola si accettavano le categorie kantiane e cercare di ripercorrere la storia dell’ elitario cenacolo nato da una costola del Circolo dell’ Unione, antico ritrovo di aristocrazia e alta borghesia. All’ inizio del secolo alcuni "bon vivant" insofferenti dei costumi austeri del loro club e fermamente intenzionati a dedicare piu’ tempo ad attivita’ come corse di cavalli, caccia, corteggiamento di cedevoli dame, peraltro bandite rigorosamente dagli incontri conviviali, decisero di crearsi una loro zona franca. Nel 1901 ecco dunque nascere in via Foscolo 3, nelle sale da banchetto del Savini, il debuttante circolo (nel 1902 e il trasferimento in via Foscolo è del 1903, vedi http://www.storiadimilano.it/cron/dal1901al1910.htm). Molto ristretto, in tutto un’ ottantina di soci. I portatori di bei nomi lombardi scelsero una sigla birichina e internazionale: "New club". Ci pensera’ il fascismo a trasformarlo in "Nuovo circolo". Infine la denominazione di Clubino. In pratica quasi un separe’ del Circolo dell’ Unione con cui infatti oggi condivide una cinquantina di soci. Il trasloco nello storico palazzo degli Omenoni avvenne nel 1928. Dopo una serata definita "brillante" durante la quale benemeriti e soprattutto opulenti soci decisero con imprevedibile e sontuoso slancio di acquistare l’ edificio cinquecentesco costruito dallo scultore Leone Leoni e in passato sede di splendide collezioni, luogo dove per anni fu custodito anche il Codice Atlantico di Leonardo. Nella silenziosa sala delle riunioni il presidente Pierandrea Dosi Delfini, il vicepresidente Silvano Rezzaghi, e Emma Fiorentino, ex segretaria amministrativa del club, rievocano le stagioni vivaci dei campioni sportivi, dei Tonino Brivio, vincitore di varie targhe Florio, e di Leonardo Bonzi, prima categoria di tennis. Anche qui come al Circolo dell’ Unione non esistono socie. Solo dagli anni Ottanta e’ consentito alle signore l’ accesso a una foresteria pero’ con ingressi e ascensori separati. Si racconta che nemmeno la battaglia di Verdun o della Marna abbia scatenato scontri piu’ accesi tra i "modernisti" e quelli che alla sola idea di incontrare una creatura di sesso femminile sulle scale del club venivano colti da irate convulsioni. Si arrivo’ a un compromesso: si’ alle donne, purche’ confinate in un preciso recinto e purche’ accompagnate da un socio. Una prassi che per pranzare nel saloncino adorno di stampe cinesi hanno dovuto accettare anche Margareth d’ Inghilterra e Margaret Thatcher. Ma che si viene a fare al Clubino? Con simpatica disinvoltura qui non si finge di rincorrere alcun interesse culturale. Soltanto un confortevole star bene tra persone conosciute, fatto di ottimi pranzi, riservatezza, bridge e biliardo, lettura e qualche festicciola. E soprattutto irrobustito dalla rassicurante sensazione di appartenere a un clan privilegiato che non vorrebbe essere confuso con quello dei soldi e del successo ma che alla fine ovviamente gli somiglia. Dice con singolare trasporto il vicepresidente: "Senza Clubino non potrei vivere. Ne sono orgoglioso e innamorato come di una bella donna". Ma l’ esagerazione e’ venata di ironia. Il vanto del posto? Il cibo, squisito. Soprattutto da quando lo chef e’ Michele Carena. Tra i soci non residenti in Lombardia, gli Agnelli, i Cordero di Montezemolo, i Marzotto, i D’ Urso. Sfogliando a caso nell’ elenco dei nomi locali: i Pirelli, i Tronchetti Provera, i Borletti, i Braggiotti, i Moratti, gli Sforza, i Campanini Bonomi, i Caprotti, i Carraro. In totale seicento persone che possono usare, volendo, le camere da letto con annessa palestra al terzo piano, e che se sono a Londra possono essere ospiti del Boodle’ s, se a New York del Knicherbocker Club, se a Parigi del Nouveau Cercle, se a Lisbona del Turf. In una sala nei pressi della stanza da gioco luccica una statua dorata. Una fanciulla nuda e piuttosto goffa. Ha traslocato qui quando con la legge Merlin venne chiusa una notissima casa di via San Pietro all’ Orto. Troneggia in memoria di goliardiche esuberanze e di tempi senz’ altro piu’ sventati. Donata Righetti