Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  aprile 18 Lunedì calendario


Eravamo a quota 36. Prima che si spegnesse la sedicesima legislatura della Repubblica, un solerte cronista di Repubblica aveva fatto la conta del gruppi parlamentari

Eravamo a quota 36. Prima che si spegnesse la sedicesima legislatura della Repubblica, un solerte cronista di Repubblica aveva fatto la conta del gruppi parlamentari. Lo stato della frammentazione era arrivato a una quota record, mai registrato prima. Era una sorta di certificazione del tradimento della volontà degli elettori, visto che nessuno auspica un parlamentato diviso in gruppi, guppetti e partitini e meno che mai auspica la spartizione ulteriore di quattrini per la gestione dei kastalia2011 nuovi gruppi. Ma da sempre chi comanda fa le leggi e i regolamenti e il popolo sovrano deve sottostare agli input provenienti dall’alto.Ma se volgiamo la nostra attenzione a cento anni fa si scopre che le cose non andavano poi tanto diversamente. E l’abitudine di creare micro partiti aveva già preso piede. Prendete ad esempio la campagna elettorale dell’estate 1900 a Palermo. La città dei Florio, non ci crederete, si trova ad affrontare una delle sue cicliche crisi e tanto che è nuovamente in campagna elettorale. Il regio commissario, cavaliere Mario Rebucci, ha indetto i “comizi elettorali” e deve gestire l’ordinaria amministrazione sino al al 29 settembre. Ma è un gran guazzabuglio, un incredibile ginepraio. Partiti, partitini, movimenti si fondano e si rifondano. Nascono e tentano faticosamente di guadagnare spazio. Si organizzano comizi e appuntamenti nei teatri cittadini, e il cittadino è bersagliato da messaggi elettorali, placards, ad ogni angolo di strada. Ci sono i clericali, l’Unione Progressista, la lista Il Risorgimento, il partito dei palermitani, quello Indipendente, i Liberali, la Lista Pettirosso, c’è un movimento militare. Ma non sono tutti. Il Piff! Paff! si diverte a apre la prima pagina con una bella vignetta di Moro divisa in quattro quadranti. Nella prima il cittadino elettore osserva i manifesti affissi al muro, nella seconda e terza cerca di decifrare le innumerevoli sigle. Ma la sua testa è in confusione e comincia a dilatarsi tanto che lui....tapino prende il volo. Titolo: La baraonda elettorale, fasi fisiologiche attraverso le quali passa il cocuzzolo dell’elettore.“L’elettore palermitano – scrive l’editorialista del Pif !Paff!, quello che non è legato ad alcuna camerilla, segue lo sviluppo delle varie candidature, dei vari programmi, e incretinisce a vista d’occhio. Se poi non lo portano al manicomio, gli è perchè la testa se ne è volata in aria, materialmente parlando”. Il disegno è stato già presentato con successo all’esposizione di Parigi e ora guadagna la prima pagina del giornale umoristico molto letto in città. I messaggi dei politici sono rivolti ad universo maschile, le donne non sono ancora ammesse al voto. Bisognerà aspettare la bellezza di 47 anni e l’avvento della Repubblica per vedere il gentil sesso alle urne.Le conclusioni a cui giunge l’editorialista del Piff! Paff! Sono piuttosto amare.“Non è credibile – scrive il giornalista – il lavorio di certi esseri sconosciuti per essere compresi in una lista qualunque. Essi vanno dal Prefetto – ma se ne ritornano con le mani vuote; vanno dai socialisti: fiasco; passano dai clericali: zero; cercano di intendersi coi moderati: nisba. Alla fine si rinchiudono nel loro guscio e fanno un comitato de loro, autonomo, indipendente, progressista, liberale, nuovo, il quale avrà un solo scopo: votare per il candidato che è membro, padre, autore, del comitato stesso. Ora di queste composizioni ve ne sono a migliaia; e se a me è permesso fare una precisione, dirò che allo scrutinio vedremo venif fuori dall’urna ottocento nomi che avranno riportato da cento a cinque voti, o giù di lì. Chi avrà trionfato? Nessuno! Chi ne avrà la peggio? Il paese. ”Per la cronaca, il 30 settembre si insedia sulla poltrona di sindaco il principe Paolo Beccadelli, principe di Camporeale, senatore. Ma rimarrà in carica sino al 26 maggio 1901, lasciando il posto al regio commissario Pietro Vayrat . La giostra riparte con Giuseppe Tasca Lanza, il nuovo sindaco. Sarà l’alba del nuovo secolo, sarà la brutta aria che tira ma anche il cavalier Tasca Lanza rimane per poco tempo inquilino di Palazzo delle Aquile. E i partitini tornano all’asalto. Più numerosi che mai.