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 2011  febbraio 07 Lunedì calendario

Anno VIII – Trecentocinquantanovesima settimana Dal 31 gennaio al 7 febbraio 2011Berlusconi È abbastanza incredibile, ma a questo punto Berlusconi appare piuttosto saldo in sella

Anno VIII – Trecentocinquantanovesima settimana Dal 31 gennaio al 7 febbraio 2011

Berlusconi È abbastanza incredibile, ma a questo punto Berlusconi appare piuttosto saldo in sella. Ecco che cosa è successo. Giovedì 3 febbraio la Camera ha votato sulla richiesta della Procura di Milano di perquisire gli uffici del premier. Risultato: 315 no, 298 sì. La maggioranza assoluta, a Montecitorio, è di 316 seggi. Berlusconi non votava, quindi il numero fatidico di 316, che sembrava lunare lo scorso dicembre, è stato raggiunto con la tattica di raschiare deputati da tutte le parti. Il Cavaliere si sente così forte da aver annunciato nuovi provvedimenti per i prossimi giorni: un’altra legge sul progetto breve, decreti per rilanciare l’economia, eccetera. Il premier annuncia nuovi esodi verso il centro-destra, e si dice sicuro di superare la soglia dei 320 deputati. Tra i transfughi ci sarebbe addirittura l’attore Luca Barbareschi, fino a qualche giorno fa tra i più vicini a Fini e tra i più velenosi nelle dichiarazioni contro Berlusconi. Il capo del governo ha a sua disposizione una ventina di posti da distribuire, tra ministeri, viceministeri e sottosegretariati. Vuole tra l’altro aumentare il numero dei sottosegretari, per decreto, in modo da avere più larga mano nella distribuzione di ricompense alle pecorelle smarrite che tornano o torneranno all’ovile. I proiettili della Procura di Milano sembrano al momento piuttosto a salve. Pretese foto in cui Berlusconi apparirebbe nudo accanto ad attricette altrettanto nude a quanto pare non esistono (e avrebbero poi conseguenze politiche o penali?). Anche l’eventuale processo immediato per la storia del presunto sesso con la minorenne Ruby pare turbare assai poco i sonni del Cav. Bossi non parla più così insistentemente di elezioni anticipate, nonostante la battuta d’arresto sul federalismo patita giovedì scorso.

La battuta d’arresto sul federalismo Giovedì scorso si votava il decreto attuativo del federalismo municipale, un provvedimento che regola la capacità di metter tasse dei comuni e il modo con cui questi devono spartirsi con lo stato i proventi fiscali. La procedura stabilisce per questi decreti un iter bizantino, in cui è prevista anche una tappa a un’apposita commissione bicamerale, tenuta a fornire un parere sul testo. L’esodo dei finiani ha però spostato i pesi tra maggioranza e opposizione e così giovedì scorso la commissione bicamerale ha votato il decreto con 15 sì e 15 no, un risultato di pareggio che equivale a una bocciatura. In questo caso, il governo può insistere, andare davanti al Parlamento e varare lo stesso il provvedimento, perdendo però un mese di tempo. Bossi, preoccupato dei titoli del giorno dopo e di una base molto inquieta che attraverso Radio Padania preme perché Berlusconi sia lasciato al suo destino, ha imposto invece un consiglio dei ministri immediato che riemanasse lo stesso provvedimento respinto in Bicamerale. Il giorno dopo però Napolitano ha rimandato indietro il decreto giudicandolo “irricevibile”. Neanche stavolta Bossi ha scelto la strada delle elezioni, come aveva minacciato nei giorni precedenti. Ha telefonato al capo dello Stato e questa settimana è andato a trovarlo. Si seguirà la procedura prevista, e persino col sorriso sulle labbra. Le elezioni anticipate sono sempre più lontane.

Egitto La rivoluzione egiziana è costata fino a questo punto 300 morti, e una crisi economica sicura e dalle dimensioni ancora difficili da definire: il turismo è a picco, il petrolio sta a 103 dollari il barile, ogni metro del canale di Suez è presidiato dalle forze armate, ma la chiusura non è del tutto scongiurata (senza Suez, bisognerebbe trasportare le merci circumnavigando l’Africa e i costi più cari dei trasporti aumenterebbero le difficoltà globali). Mubarak è ancora al suo posto, ma a quanto pare esautorato: in un paio di interviste ha detto che, se se ne andasse, il paese cadrebbe in pezzi («voi non conoscete l’Egitto»). Ha promesso che non si candiderà alle prossime elezioni e che non sarà candidato neanche suo figlio Gamal, estromesso intanto dai vertici del partito, dimissionari peraltro in blocco. L’uomo del momento appare il suo vice Suleiman, che tratta con i gruppi d’opposizione sulle riforme da apportare alla costituzione, sulla fine della Legge d’emergenza che ha permesso a Mubarak di fare in passato quello che voleva, sulle elezioni e la garanzia che tutti possano candidarsi. Per le strade si sono svolte manifestazioni imponenti, persino due milioni di persone hanno affollato la piazza Tahrir al Cairo per gridare al presidente di togliersi di mezzo. Il ritorno a una qualche normalità sembrerebbe tuttavia prossimo.

Marchionne Parlando a San Francisco, Marchionne ha confermato che Fiat e Chrysler si fonderanno, ma ha anche fatto capire che a quel punto (due/tre anni) la testa del gruppo potrebbe essere collocata a Detroit invece che a Torino. Apriti cielo: uomini politici, sindacalisti e il numeroso esercito di antipatizzanti dell’amministratore della Fiat si sono levati contro questa ipotesi, chiedendo conto a Marchionne delle sue parole. Questi ha un po’ corretto il tiro, parlando di quattro centri di comando da collocare a Detroit, a Torino, in Brasile e in Asia. Ma non è servito troppo a calmare le acque: non si sa in che modo, gli italiani credono di poter imporre all’amministratore della Fiat di fare impresa dove dicono loro. Marchionne ha in agenda un colloquio con Berlusconi e una relazione da tenere davanti al Parlamento a metà mese. Intanto, il 7 marzo partiranno le prime assunzioni per Pomigliano.

Gemelline Angoscia per la sorte di Alessia e Livia, due gemelline di sei anni di cui si sono perse le tracce. Il padre, Matthias Schepp, 43 anni, un canadese che lavora in una fabbrica di tabacchi svizzera, è andato a prenderle nella loro scuola di Losanna promettendo di tenersele una settimana e di riportarle lunedì 7 alla madre (Irina Lucidi, 44 anni, da Ascoli Piceno, ma residente a Losanna). È andato invece a buttarsi sotto un treno a Cerignola, in provincia di Foggia, e nessuno sa che fine abbiano fatto le bambine. Il percorso dell’uomo è stato ricostruito in parte: Annecy, poi tra Lione e Marsiglia, di qui ha preso il traghetto per la Corsica, quindi si è imbarcato per Napoli e ha raggiunto in macchina la stazione della morte. Ha prelevato soldi da vari bancomat per cinque volte (7.500 euro), ha spedito da Marsiglia una cartolina alla moglie («Mi manchi tanto, quello che è successo è stato ingiusto, voglio farla finita»). A Cerignola le telecamere non l’hanno inquadrato. Gli inquirenti sono certi che almeno fino a Marsiglia le piccole erano con lui. Questo infelice ha perso la voglia di vivere l’autunno scorso, quando la moglie ha deciso di lasciarlo.

Obituaris Maria Schneider, l’attrice austriaca resa celebre da Bertolucci in Ultimo tango a Parigi, è morta di cancro a soli 58 anni. Una vita infelice, trascinata tra consumo di droghe, gruppi di autoanalisi, battaglie in favore degli attori dimenticati, e polemiche con la stampa che non sapeva liberarla dall’etichetta che il tango con Marlon Brando le aveva appiccicato. Infelice cioè, a quanto pare, proprio a causa di quel film e delle scene erotiche che l’hanno reso tanto popolare. Bertolucci, nelle dichiarazioni post-mortem, s’è detto dispiaciuto di non averla potuta riabbracciare un’ultima volta e chiederle scusa. È morto di cancro, e prematuramente (62 anni), anche Daniele Formica, attore soprattutto di teatro reso popolare dalla serie tv Linda e il brigadiere e dalla partecipazione a Paperissima.