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 1929  ottobre 30 Mercoledì calendario

IL CROLLO DI WALL STREET DEL ’29 NELLE CRONACHE DELLA STAMPA

(la data è quella in testa all’articolo): 24 ottobre notte: ULTIME FINANZIARIE - «Alla Borsa di New York oggi è continuato il tracollo dei prezzi dei titoli. Il tracollo ha battuto tutti i precedenti record. La discesa più clamorosa si è verificata nelle azioni della “Cities Services Company”, di cui in una sola transazione ne sono state vendute 100 mila [...] Queste azioni [...] hanno segnato una discesa di tre punti e un quarto, significando una perdita di mezzo milione di dollari dalla chiusura di ieri all’apertura di oggi. Dato il colossale tracollo, i commissari di Borsa hanno tenuto una riunione per esaminare se fosse il caso di chiudere la Borsa in via provvisoria. È stato però deciso di non sospendere le operazioni, almeno per il momento. Dopo la riunione i commissari sono discesi nella sala delle grida e hanno cominciato a comprare per conto proprio onde ravvivare la fiducia del pubblico. L’atto dei commissari è valso in parte a fermare il panico» • 26 ottobre: ULTIME FINANZIARIE- «La mezza giornata borsistica di oggi è stata molto attiva a Wall Street. I titoli venduti furono circa 2.100.000. L’apertura del mercato era stata abbastanza ferma, ma in seguito a voci pessimistiche relative all’andamento monetario il mercato si è fatto alquanto irregolare. Molti valori che avevano guadagnato alcuni punti nelle prime ore della giornata li perdevano a mezzogiorno. Solamente le azioni del Rame e le Ferroviarie hanno dato prova di grande fermezza, le azioni automobilistiche che si erano aperte molto ferme, finirono irregolari e deboli [...]» • 28 ottobre notte: ULTIME FINANZIARIE - «Oggi a Wall Street si è verificata una vera debacle, il mercato che si era aperto debolissimo si incamminò subito sulla china del ribasso, il panico non tardò a diffondersi ed i titoli precipitarono: essi venivano gettati a valanghe sul mercato e per alcune ore non si riuscì ad assorbirli. Poi i soliti speculatori al ribasso, che erano stati per tutta la mattina nell’ombra, uscirono fuori e ritirarono a palate i titoli che frattanto avevano perduto 20, 40 e persino 50 punti. Vennero battuti tutti i records del ribasso e delle vendite. Non si ricorda fino ad ora un tracollo del genere e cos’ ingenti perdite di valori. I risultati della giornata disastrosa non mancheranno di farsi sentire sull’industria, sul commercio e sul risparmio americani. Qualcuno intanto comincia a preoccuparsene e numerosi parlamentari avrebbero l’intenzione di domandare spiegazioni su tale tracollo provocato da manovre non abbastanza chiare. I titoli più colpiti furono gli elettrici: le General Electric hanno perduto [...] l’80% del loro valore. In seguito le maggiori perdite vennero subite dalle azioni telefoniche, cinematografiche, della radio ed automobilistiche [...]» • 29 ottobre notte: CUMULI DI ROVINE ALLA BORSA DI NEW YORK; UN’ALTRA GIORNATA CATASTROFICA; IMMENSE RICCHEZZE SFUMATE; VENTI MILIARDI DI DOLLARI PERDUTI IN POCHE ORE; AZIONI VENDUTE COME CARTA DA IMBALLAGGIO; FINANZIERI SUL LASTRICO; I PIÙ GRANDI BANCHIERI D’AMERICA, MORGAN E LAMONT, OFFRONO I FONDI PER RISTABILIRE LA NORMALITÀ; «[...] La settimana scorsa aveva rovinato i piccoli investitori americani, impiegati e impiegatucci di tutti i generi, dattilografe di tutte le età e operai di razza bianca e di razza nera con loro anche quella indefinibile e abbondantissima schiera di brava gente che vive nessuno sa di che lavoro e la cui fronte non conosce altro sudore che quello delle fatiche speculatorie. Il loro ottimismo è stato duramente punito. Economie fatte in anni di lavoro, investite in azioni industriali, sono sfumate di incanto [...] l’America si era data negli ultimi tempi a una smoderata passione di speculazioni borsistiche. Abilissimi propagandisti creavano tutta un’atmosfera di fiducia generale, basata su di una esagerata valutazione delle condizioni industriali del Paese. L’avvento al potere del Partito repubblicano servì a diffondere la sensazione che l’America avesse dinanzi a sé un’epoca di prosperità mai vista nel mondo, e la stampa, per motivi diversi, ma apparentemente un tutta sincerità ed in piena onestà di propositi, venne tracciando, dall’avvento di Hoover in qua, un quadro ogni giorno più ditirambico della situazione e dell’inaudito benessere di cui il cittadino americano era chiamato a godere, quale che fosse la sua posizione economica. La campagna ha avuto per effetto di persuadere la gran massa della popolazione che occorreva approfittare alla svelta della situazione favorevole, tentando di moltiplicare alla ennesima potenza i magri risparmi, speculando in Borsa su tutti i titoli industriali. La malattia speculatrice si diffuse in un baleno sotto forma di vera e propria epidemia. Le istituzioni di credito avanzavano denaro che veniva inghiottito in acquisti di titoli e si creava in tal modo un’accanita domanda di azioni industriali da far raggiungere loro dei valori che nulla avevano più a che fare col valore reale. Si videro cosi azioni quotate venti, salire nel breve giro di qualche giorno a duecento; di guisa che il valore numerico dei titoli perdeva qualsiasi relazione con la forza acquistata da quella particolare impresa industriale sul mercato interno e internazionale. Giovedì della scorsa settimana, per una di quelle misteriose riaffermazioni del buon senso che si producono in Borsa con la subitaneità di un uragano a ciel sereno, i titoli che sembravano più solidi e più atti a resistere al contraccolpo precipitavano, trascinando nella rovina i titoli più deboli. Le perdile furono colossali e il mercato minacciato a tal punto da scatenare un panico senza precedenti in America: i massimi banchieri di Wall Street si precipitavano con tutto il loro ultrapossente macchinario finanziario ad arginare il panico dilagante. Le azioni più pericolanti gettate sul mercato a milioni a prezzi derisori vennero acquistate in massa e sembrava che per qualche tempo almeno una sorta di equilibrio instabile si sarebbe prodotto in Borsa e che questa fase di respiro avrebbe permesso una metodica azione riparatrice della anormalità della situazione. I banchieri hanno dimostralo ancora una volta di essere meno chiaroveggenti di quanto si ostini a crederli il gran pubblico. Ieri e oggi hanno avuto modo di constatare infatti, non senza alquanta costernazione, che i loro ripari non avevano apparenze di solidità. Essi cedevano uno dopo l’altro dinanzi all’irrompere di una nuova e più tremenda crisi. La calamità di ieri è tale da lasciare seriamente meditativi tutti coloro che da qualche anno in qua, al di là dell’Oceano additano alla vecchia e saggia Europa il grande esempio dell’America, Paese di mai vista cuccagna. Mentre giovedì scorso il crack rovinava quelli che avevano poco e sapevano nulla, quello di ieri colpiva coloro che hanno e che sanno o dovrebbero sapere. Si citano oggi i nomi dì agenti di cambio, direttori di banca e di imprese, di grandi finanzieri, di notissimi affaristi interamente rovinati. Nella sola giornata di ieri 9 milioni e duecentomila azioni passarono dall’uno all’altro per giungere alla chiusura ridotte in fin di vita. In soli cinquanta minuti vennero vendute, a prezzi che andavano precipitando in modo allarmante, tre milioni di azioni: una cifra addiriltura senza precedenti sul mercato mondiale. Queste nuove vendite torrenziali hanno colto Wall-Street di sorpresa e i venti milioni di sterline che erano stati gettati in Borsa per frenare le vendite giovedì scorso erano stasera scomparsi, inghiottiti in questa catastrofica baraonda. Lo stesso intervento del Presidente Hoover, il quale si sforzò d’infondere ottimismo al Paese ribattendo sul chiodo della prosperità nazionale, non è valso a nulla. Ieri i banchieri si riunivano di urgenza per escogitare nuove misure arginatrici e diramavano comunicati su comunicali miranti ad infondere fiducia ai disperati. Ma, mentre essi deliberavano, le azioni precipitavano .Quelle ad esempio dell’acciaio e le General Electric, le più solide sul mercato borsistico americano, perdevano in un’ora 42 punti. Le Western Unions perdevano 28 punti, il Telefono 16, le Kodak 20, i Prodotti Chimici da 20 a 40. Gli specialisti in materia finanziaria affermano oggi che in. questo fantastico crack degli ultimi giorni sono stali ridotti in fumo tutti i guadagni leciti e illeciti di quest’anno. La perdita totale di valori, degli stocks americani è stata in questi giorni di due miliardi e 800 milioni di sterline, di cui due miliardi soltanto sul mercato di New York. Oggi i massimi banchieri di WallStreet, Mitchell Morgan e Lamont, hanno annunziato di essere pronti a lanciare sul mercato i loro fondi per ristabilire la situazione normale, ma nessuno è in grado di fare presagi sul domani. Si ritiene che varie imprese finanziarie procederanno nei prossimi giorni all’acquisto in massa di azioni momentaneamente svalutate con l’esito probabile di far alquanto risalire i prezzi. Negli ambienti ufficiali americani regna tuttavia un completo ottimismo. Si afferma che i tracolli sensazionali di questi giorni erano inevitabili e il loro effetto sarà salutare in quanto che ristabilirà i titoli ad un giusto livello di quotazione eliminando gli incrementi da essi subiti soltanto grazie alla speculazione. Ciò è pura verità da un punto di vista teorico. In pratica se è vero che l’ammontare delle perdite totali non ha nulla a che fare con le perdite effettive degli investitori, queste ultime rimangono ciò non di meno enormi. Gli acquisti di azioni sono fatti in America quasi tutti per mezzo di prestiti concessi da banche e devono essere in un modo o nell’altro rimborsati. Gli informatori finanziari dei giornali inglesi dichiarano oggi a questo riguardo che sono persuasi che l’effetto del crack in Borsa sarà di ridurre in modo preoccupante la capacità di acquisto della gran massa minuta del popolo americano e le prime a risentirsi di questa situazione saranno le industrie di lusso e quelle automobilistiche.. La prosperità degli Stati Uniti è tuttavia basata su fondamenta di solidità a tutta prova, di guisa che è esclusa la eventualità di una crisi industriale, ma ciò non di meno si presenta un periodo di difficoltà per varie industrie. Di certo, per ora non c’è che questo: l’ottimismo universale al di là dell’Atlantico sull’incrollabile solidità dell’edificio economico è scosso. La epidemia di speculazione si è spenta. Ciò non sarebbe un gran male, se, come osserva oggi un grande finanziere inglese, “lo stato dell’ attività industriale in un immenso Paese come gli Stati Uniti non dipendesse più dai sentimenti che dal duro lavoro”. La giornata di oggi a Wall-Street, secondo cablogrammi di stanotte, è stata agitatissima. Il numero di azioni che sono state vendute nel corso della giornata è addirittura astronomico. In mattinata, nella prima mezz’ora di apertura allo Stock Exchange a New York, furono venduti tre milioni di azioni. A mezzogiorno questa cifra era salita ad otto milioni. Al tocco e trenta, raggiungeva i dodici milioni, e la giornata borsistica si chiudeva con una vendita totale di sedici milioni di azioni. Centinaia, di. agenti di cambio estremamente nervosi, riuscivano con difficoltà a trattare gli affari che i clienti avevano loro passato e numerose contestazioni si elevarono per quanto concerne i corsi delle transazioni, dato che certi titoli cadevano da cinque a dieci punti nello spazio di qualche minuto. Alcune azioni ebbero anche un valore negativo: ossia vennero deprezzate talmente che il titolo aveva un valore inferiore a quello stesso della carta su cui era stampato. Altri titoli furono comperati per un mezzo cent; altri, ii cui valore equivaleva perfettamente a zero, vennero per così dire raccolti, da individui che avevano, se non altro, fiducia nel loro valore di carta da imballaggio e per pacchi.
È stata per tutta la giornata una frenesia, una baraonda indescrivibile. Soltanto una mezz’ora prima della chiusura si ebbe in alcuni comparti, come, per esempio, per le Radio, una certa reazione, la quale tuttavia non potè affermarsi che in lievissima parte. Alla chiusura i titoli perdevano in media il 25 per cento sui prezzi di ieri. [...] II corrispondente del Daily Telegraph da New York ha intervistato nel corso della giornata varii. influentissimi banchieri di Wall-Street. Essi sono stati tutti unanimi nel riconoscere che nutrivano i più serii timori sulle ripercussioni di questo gigantesco crack di titoli alla Borsa di New York. Essi hanno affermato che queste liquidazioni in massa avranno, secondo loro, indubbiamente per effetto di rallentare l’attività indvstriale del Paese per varii mesi. Non è possibile che delle azioni industriali perdano in un giorno venti miliardi di dollari del loro valore, senza indebolire la struttura commerciale e minare la fiducia nazionale nelle industrie e nel commercio. Si considera generalmente che, data la cadenza attuale delle vendite e l’atmosfera di incertezza in cui esse procedono, la caduta dei corsi non si fermerà che alla fine delle liquidazioni. Ma è impossibile dire se è un affare di ore o di giorni. [...]»; LA BUFERA SU WALL STREET; RICCHISSIME FAMIGLIE TRAVOLTE DALLE SPECULAZIONI BORSISTICHE; NUMEROSI SUICIDI; CENTINAIA DI MIGLIAIA DI FALLITI; I RISTORANTI DESERTI; «I rapidi precipitosi tracolli della Borsa di New York che senza dubbio è, dopo la guerra, la Borsa più importante del mondo, sono la fatale conseguenza di una inflazione speculativa che aveva invaso le categorie sociali più diverse e che aveva portato ad un paradosso economico insostenibile a lungo andare. La Borsa invece che essere il riflesso dello specchio dell’andamento della vita produttiva, aveva preso il sopravvento sullo forze vere delle creazioni quotidiane e faticose della ricchezza, spostando artificiosamente rapporti e situazioni di imprese: era il giuoco di aziende, la partita di baccarat che per una infinità di gente costituisce lo sforzo tenace per la conquista di una esistenza migliore. Alcuni mesi or sono la Banca Federale degli Stati Uniti era intervenuta per frenare questa corsa frenetica alla speculazione prima con ammonimenti, poi, perchè questi restavano inascoltati, rincarando il prezzo del danaro specialmente nei riporti a corta scadenza. Vi fu già allora un allarme; sembrò per un momento che tutta l’attività borsistica dovesse ritornare ad una più reale comprensione delle cose: ma l’illusionismo della folla per il miracolismo finanziario è uno dei fenomeni di psicosi sociale più difficile a vincere ed a convincere. La scalata pazza all’albero di cuccagna è continuata col favore di pochi grandi speculatori per cui il guadagno favoloso consiste nell’ampio e precipitoso ondeggiamento delle quote, sia che essi seguano la linea del rialzo o quella del ribasso. Cosi è avvenuto quello che doveva avvenire: il bubbone è scoppiato I ribassi si valutano a diecine di miliardi di dollari, infinite ricchezze fittizie sono crollate in un baleno. L’avvenimento avrà del resto ripercussioni internazionali che si prevedono benefiche per i mercati europei dato che l’oro del nostro Continente non sarà più attratto dai fuochi fatui di speculazioni americane. Ma in attesa che questi si producano sarà opportuno fare delle osservazioni che riguardano soprattutto l’Italia e la politica del Regime fascista. Più o meno sommesso e mormorato si sente spesso ripetere con rimpianto la voce secondo cui il Governo fascista ha ridotto ai minimi termini l’attivila borsistica e che ciò si ripercuote dannosamente sull’attività economica nazionale. È una falsa interpretazione di termini che viene compiuta ad uso e consumo di pochi elementi che sono stati giustamente colpiti dalle direttive finanziarie del Governo. Noi abbiamo tagliato netto con operazione chirurgica informata ad un tempirmo rigoroso, tutta quella suppurazione speculativa che, sia pure in proporzioni minimo di quella americana, minacciava di travolgere sia il nostro complesso e in molti punti delicato sistema economico, sia le tradizionali abitudini di risparmio del nostro popolo. Gli anni allegri del dopo guerra quando ognuno aveva l’ambizione di imporsi finanziariamente ci erano costati fin troppo perchè essi non dovessero finire al più presto. Il periodo di secondo regolamento che attraversiamo ed in cui amministrazioni pubbliche, aziende private, individui devono attentamente sorvegliare il loro bilancio è la diretta conseguenza del fenomeno precedente di una inflazione assurda. Le nostre Borse non riecheggiano di migliaia di voci di venditori di pacchetti di azioni che erano molto spesso dei venditori di fumo? Tanto meglio. Le Borse ripetiamo devono avere la sola funzione di rispecchiare esattamente il movimento delle imprese e dei titoli, non devono creare la confusione a beneficio di pochi iniziati alle magiche transazioni Se non sanno riportarsi a questa sana concezione di scambi ciò significa che la loro funzione è diventata negativa. Un Governo che si rispetta, che abbia altissimo e sovrano il senso della giustizia — che in questo caso si può appropriatamente definire sociale — e tale è il Governo fascista, non può restringere la sua visione alla fosforescente linea delle fluttuazioni borsistiche, ma deve pensare a milioni e milioni di oscuri e anonimi produttori di ogni categoria che devono essere tutelati nella loro fatica assidua contro il vampirismo attivo. Benito Mussolini ha il grande merito verso la Nazione italiana verso il popolo che lavora e che produce di aver sentito a tempo questa suprema necessità di giustizia; incurante delle proteste di una minoranza infima e parassitaria, l’unico statista moderno che abbia saputo resistere e vincere contro le manovre insidiose di una plutocrazia senza scrupoli. Il Duce ha elevata una barriera a difesa del rispermio che costituisce il massimo valore economico ed etico nella nostra civiltà, una barriera che non crollerà: quota 90! Alfredo Signoretti • 30 ottobre notte - L’ORGASMO DI NEW YORK: «Il famoso mercato della prosperità di cui tutti gli americani erano orgogliosi è crollato all’improvviso nella tormenta di ieri e di ieri l’altro. Oggi il telegrafo reca qui l’annunzio di numerosissimi suicidi attraverso il Paese di speculatori rovinati dalla svalutazione dei titoli di ieri; le persone rovinate si calcolano a centinaia di migliaia; ma ciò che più impressiona è il numero di Ditte condotte sull’orlo della rovina e che potranno solo essere salvate mediante intervento delle grandi Banche. Le altre imprese danneggiate sembrano capaci di resistere al colpo, riacquistando a prezzi bassissimi i titoli svalutati e rimettendoli sui mercati a temporale smontato. La perdita di valore delle azioni quotate ieri in Borsa, ammonta a 10 miliardi di sterline. I titoli Rockefeller hanno subito una perdita di valore per una cifra che sembra, con tutti gli zero che la seguono, una colossale indennità di guerra. Le azioni della Standard Oil hanno perso 10 milioni di sterline. Negli ambienti industriali americani si nutrono vivissime apprensioni circa la ripercussione del crak di ieri sullo sviluppo commerciale specialmente nella vicinanza delle feste natalizie, e si esprime la convinzione che il commercio in occasione delle fiere di Natale o di Capodanno sarà uno dei più bassi che si conoscano negli annali commerciali americani degli ultimi anni. I teatri e i ristoranti, specialmente quelli di lusso, oggi erano quasi abbandonati dai loro principali clienti; e vari negozi di oggetti di lusso si lamentavano della subitanea diminuzione della loro cifra d’affari. È impossibile dare agli stranieri l’idea adeguata della tristezza che esiste oggi a New York e virtualmente in ogni città degli Stali Uniti, non solo nella elegantissima Quinta Avenue a New York, ma perfino nei quartieri più popolari dell’est, ove si annoverano innumerevoli vittime del crak di ieri. Sui volti si legge la più profonda disperazione. Un notissimo commediografo, che aveca guadagnato enormemente con la sua carriera, ha dichiarato oggi che egli è addirittura ridotto senza un soldo e che anzi la sua Banca gli richiede d’urgenza il rimborso di un prestilo. L’autore ha concluso la sua melanconica narrazione dicendo: “Ridi pagliaccio! Ridi!”. Per la maggior parte le vittime, come al solito, sono femminili, perchè è proprio fra il gentil sesso che aveva preso più profonda radice la epidemia speculativa. Una quantità incredibile di giovani signorine, che da pochi mesi avevano abbandonato gli uffici convinte di avere raggiunto in un batter d’occhio la ricchezza, si sono oggi ripresentate a capo chino e con aria confusa dinanzi ai loro antichi principali per chiedere loro il supremo onore di sedere ancora dinanzi ad una macchina da scrivere. La crisi borsistica ha travolto colossali fortune portando la rovina in numerose famiglie. Lussuose automobili e gioielli di inestimabile valore sono stati messi in vendita, da ex-milionari, rimasti vittime della crisi. Un noto costruttore di automobili, di cui si tace il nome, a quanto si assicura ha subito una perdita di cinque milioni di dollari. Varie persone per far fronte alle esigenze del momento sono state costrette ad impegnare gioielli ed altri oggetti dì gran valore. Nel pomeriggio i prezzi dei titoli hanno continuato a mantenersi fermi subendo nell’ultima ora e sino alla chiusura della Borsa un rialzo da uno a trenta punti. John Rockefeller senior, intervistato da alcuni giornalisti, ha dichiarato che, malgrado la crisi, la situazione generale delle industrie e dei commerci permane solida. Ha soggiunto che tanto lui quanto suo figlio stanno comprando blocchi di azioni industriali, sicuri di fare dei buoni investimenti. Dopo la chiusura della Borsa, i principali banchieri hanno tenuta una riunione negli uffici di J. P. Morgan. Dopo la riunione essi hanno dichiarato che la situazione del mercato azionario era nettamente migliorata» (dal “Daily Telegraph”) • Vedi anche IL CROLLO DI WALL STREET DEL ’29 NELLE CRONACHE DEL NEW YORK TIMES