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 2011  febbraio 07 Lunedì calendario

IL CANAL GRANDE NON È DI VENEZIA" POLEMICA SU CALDEROLI - VENEZIA

Non bastavano l´acqua alta, il moto ondoso e il degrado dei monumenti. Adesso Venezia rischia di perdere anche il suo Canal Grande, il cuore pulsante della città. Tant´è che è diventato un giallo quello della "proprietà" dei quattro chilometri d´acqua più famosi del mondo. Nel caos di enti e nel labirinto di competenze sulla laguna, una delle poche cose certe da più di un secolo sembrava essere che sul Canal Grande comanda il Comune. Ad un tratto però, lo Stato sembra essersi ripreso ogni potere.
Uno scippo scoperto quasi casualmente dagli uffici comunali, nel corso di uno dei mille tentativi di rimettere ordine in una delle materie amministrative più complicate da decifrare. La denuncia è partita dall´assessore alla Mobilità Ugo Bergamo. In uno dei falò accesi dal ministro Roberto Calderoli in nome della semplificazione legislativa, "l´ammazzanorme" - spiega Bergamo - è andato bruciato anche il Regio Decreto 523 del 1904, che trasferiva al Comune ogni competenza sul Canal Grande. Una svista clamorosa? Una scelta del governo? Oppure solo un equivoco? Ieri è stata una domenica di grande concitazione lungo il Canal Grande. Si sono susseguiti appelli al governo a fare dietrofront, prese di posizione di varia natura, finché in serata, Calderoli ha preso in mano il telefono per chiamare il sindaco Giorgio Orsoni, in visita ufficiale a Pietroburgo, per rassicurarlo: «Stia tranquillo, le notizie diffuse non trovano alcun fondamento normativo». Orsoni ha preso atto, ma non dev´essere comunque tranquillissimo, in quanto Bergamo ha visto con i suoi occhi l´abrogazione del Regio Decreto. I controlli continueranno in settimana, sperando che nel bailamme politico di questi giorni, si riesca a venire a capo della questione.
Dice l´ex sindaco Massimo Cacciari: «È evidente che se si scoprirà che il decreto è stato effettivamente abrogato, sarà stato un errore, che conferma come dietro alla politica del governo non ci sia alcun disegno politico». Cacciari denuncia un federalismo affrontato in modo troppo frettoloso che, in un caso come questo, finirebbe per alimentare la confusione in laguna. Basti pensare che oggi le competenze sono frammentate tra Magistrato alle Acque, Capitaneria di Porto, Autorità Portuale e Comune. E la frammentazione è tale che spesso nemmeno i diretti interessati conoscono esattamente i confini delle rispettive competenze. Se il Canal Grande diventasse dello Stato i vigili urbani, ad esempio, non potrebbero più fare le multe. Non solo: per restaurare un palazzo bisognerebbe ritirare la licenza edilizia in Comune, ma chiedere allo Stato il permesso per l´impalcatura esterna, senza contare la Soprintendenza in quanto si tratta di edifici vincolati. «Ribadisco che il Regio decreto del 1904 è stato abrogato - chiude alla fine della giornata l´assessore Bergamo - ma prendo atto con favore che non c´era e non c´è la volontà di sottrarre al Comune di Venezia la competenza sul Canal Grande».