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 2011  febbraio 06 Domenica calendario

BRUNELLO LO SCORBUTICO DOMATO

Il paesaggio segna lo sguardo. Morbido ma senza le cedevolezze del Chianti, come ispirato a una nota più virile. Arioso e intenso d´estate, severo d´inverno, spigoloso, quasi lunare dietro certi angoli. Da una campagna così, non potevano che nascere uve difficili da addomesticare. Difficili e straordinarie. Dicono che la prima testimonianza del nome Brunello sia datata 1842, grazie alla creatività lessicale di un frate, ispirato dal colore scuro e denso del sangiovese di queste colline. Perché se in Sicilia il colore dell´uva è nero (d´Avola) e nerello (Mascalese), qui la sfumatura è più violacea, cioccolatosa: brunello, appunto.
Così, un secolo e mezzo fa, nasceva il vino capace di contendere il podio più alto dell´enologia italiana al barolo, altro rosso di non facile doma, che solo una cura amorosa della terra e una feroce adesione al principio «il vino si fa in vigna» possono consegnare alla culla delle botti (grandi e piccole) dove gli spigoli verranno limati e i profumi trasformati da cupi in vellutati.
Nel 2008, la caduta. Un´inchiesta della Guardia di finanza di Siena, cominciata l´anno precedente, trasformò in verità conclamata ciò che da tempo si raccontava: la correzione del vino con uve più ruffiane, per arrotondare le note scorbutiche del sangiovese e abbreviare i tempi di affinamento. Nulla di pericoloso per la salute: le accuse - falso ideologico e frode in commercio - riguardavano reati estranei alla sicurezza alimentare. Ma lo scandalo (complice la contemporaneità con un altro, infinitamente più grave, su vino adulterato in altre zone d´Italia) ha scosso il consorzio dalle fondamenta, tra l´indignazione dei puristi e la disponibilità dei "possibilisti" a modificare il disciplinare di produzione, così da rendere lecita l´aggiunta di piccole quantità di merlot (in primis). Risultato: disciplinare intatto, una piccola pattuglia di produttori ribelli dimissionari dal consorzio, il richiamo del ministero dell´Agricoltura al rispetto delle pratiche che segnano il cammino del brunello fin dalla nascita.
Per fortuna, etica & terroir sono più forti degli inciampi di qualche azienda furbetta. Mentre la caparbietà dei brunellisti che hanno abbracciato il biologico si traduce in bottiglie superstar - Salicutti e Di Campalto premiati dall´ultima Guida dei vini dell´Espresso - la cantina tutta al femminile di Donatella Cinelli Colombini regala vini sempre più importanti, mentre gli esperti internazionali si dichiarano entusiasti degli assaggi dell´annata 2006, in passerella tra dieci giorni a "Benvenuto Brunello".
Se programmate una gita nel senese, non fermatevi al vino preferito da Sting e Francis Ford Coppola. Passate da Pienza a far provvista di pecorino e sposatelo con una bottiglia di rosso di Montalcino, allegro e impetuoso, oppure regalatevi una merenda a base di moscadello per fare zuppetta con i cantucci. A cena, Oliver Glowig (ex due stelle Michelin al Capri Palace di Capri, trapiantato da pochi mesi in zona Brunello) vi farà scoprire il lato gourmand di Montalcino, con vini abbinati. Pessima serata per gli astemi.
LICIA GRANELLO , la Repubblica 6/2/2011

IL GARIBALDINO CHE FECE L´IMPRESA
Abbiamo il brunello nel sangue da secoli. I prodromi di questa passione cominciarono con Tullio Canali, proprietario del "Greppo" di Montalcino agli inizi del Settecento, la cui unica figlia Petronilla sposò Luigi Santi, fine indagatore della sua terra, noto per un trattato in tre volumi sugli aspetti botanici e geologici del senese. Suo nipote Clemente Santi (1795-1885) impresse la spinta decisiva alla famiglia verso l´attività vitivinicola. Fervido liberale e sostenitore dei principi scientifici che avevano contribuito allo sviluppo dell´agricoltura inglese, riuscì a produrre un da sangiovese grosso in purezza, «durevole e tale da potersi esporre alla lunga navigazione senza guastarsi», con tanto di medaglia d´argento al Comizio agrario del circondario di Montepulciano.
Suo nipote Ferruccio, figlio di Jacopo Biondi e Caterina Santi fu un garibaldino entusiasta e coraggioso: aveva solo diciassette anni, quando combatté a Bezzeca a fianco dello stesso Garibaldi. Tornato a Montalcino dopo l´Unità d´Italia, decise di dedicarsi all´agricoltura nella fattoria di famiglia. Fu lui a codificare l´affinamento di quattro anni in botti di rovere di Slavonia e lanciò il brunello come noi lo conosciamo oggi.
Suo figlio Tancredi, cresciuto tra le vigne del Greppo, laureato in Agronomia all´Università di Pisa, creò il brunello di Montalcino riserva 1955, unico italiano inserito da "Wine Spectator" tra i dodici migliori vini del Ventesimo secolo. A lui si devono il disciplinare di produzione del brunello e le ricolmature di altre annate storiche, come il 1925 e il 1945, fatte alla presenza di Mario Soldati e di un giovanissimo Luigi Veronelli.
Ho raccolto il testimone di mio padre dopo la laurea in Scienze agrarie all´Università di Perugia non abbandonando le severe e tradizionali pratiche di cantina per consolidare la tipicità e migliorare la qualità. La mia soddisfazione più grande è stata quella di collaborare alla selezione di uno straordinario clone di sangiovese, il Brunello Biondi Santi Vite n.11. Adesso tocca a mio figlio Jacopo che nel Castello di Montepò produce anche vini diversi dal brunello, ma con il medesimo attaccamento alle tradizioni. Dopo di lui i nipoti e poi ancora: mantenendo fermo l´orgoglio di una famiglia che è il presente, il passato e il futuro del brunello, uno dei più grandi vini del mondo.
FRANCO BIONDI SANTI, la Repubblica 6/2/2011

Uve

Solo Sangiovese, ribattezzato brunello nella zona certificata dalla docg, coltivato sotto i 600 metri, con una resa massima di ottanta quintali per ettaro
Castelli Martinozzi 2005

Territorio

Quello delimitato dal territorio amministrativo del comune di Montalcino, tra le valli di Orcia, Asso e Ombrone, con superficie pari a ventiquattromila ettari
Poggio di Sotto Brunello 2005

Disciplinare

Tra le caratteristiche peculiari: colore rosso rubino tendente al granato, profumo caratteristico, sapore asciutto, caldo, tannico, armonico, persistente
Quercecchio 2005

Invecchiamento
L’immissione sul mercato è consentita a partire dal primo gennaio dell’anno successivo al termine di cinque anni, calcolati dall’annata della vendemmia
Le Potazzine 2005

Abbinamenti
Piatti strutturati e complessi, dalle carni rosse alla selvaggina, dalle salse di funghi e tartufi ai formaggi stagionati. È un vino definito da meditazione
Brunello Sesti 2005

Riserva

Almeno un anno di affinamento in più rispetto alla produzione base. Dei sei anni previsti, almeno due devono passare in contenitori di rovere e sei mesi in bottiglia
Salicutti Brunello Riserva 2004

Moscadello

Prodotto con uva moscato Bianco in tre tipologie Tranquillo, Frizzante, Vendemmia Tardiva accompagna i dolci secchi e speziati della tradizione senese
La Poderina
Moscadello 2008


Sant’Antimo

Comprende sia vini rossi a base cabernet, merlot, pinot nero sia bianchi (chardonnay, sauvignon, pinot grigio),
ma anche novello e vin santo
Camigliano Sant’Antimo
Campo ai Mori 2007