MARIO SERENELLINI, la Repubblica 6/2/2011, 6 febbraio 2011
IL MONELLO; POVERO JACKIE COOGAN UNA CARRIERA DA ORFANELLO
Già, Il monello: ma chi dei due? Il bambino, che prende a sassate le finestre, o il "papà", vetraio, che si fa trovare due secondi dopo sul posto? Il figlio della strada, interpretato da Jackie Coogan, o quel mascalzoncello di Charlot, che l´ha addestrato e reso complice, trasformando la marachella in business di famiglia? La genialità del primo lungometraggio di , e forse la ragione dell´immediato trionfo alla sua uscita, esattamente novant´anni fa, sta nel far agire non uno, ma due monelli in gara d´efficienza: un mini-team del sotterfugio dove l´allievo già supera il maestro. Prima ancora che "figlio", il trovatello è il doppio in miniatura di Charlot, la sua scheggia speculare, sia nel combattimento quotidiano con la vita che nel look: berretta sdrucita, bretellone, pantaloni rigonfi. Il monello è il passato bruciante di Chaplin, è l´infanzia che gli è rimasta addosso, con il momento doloroso (evocato nel finale) in cui i servizi sociali l´hanno strappato alla madre venticinque anni prima e il periodo di nera miseria che riaffiora brutale quando il vagabondo, schivando i rifiuti lanciati da una finestra, scopre il neonato abbandonato in un angolo: spazzatura. Scintilla di speranza in un´America alle prime avvisaglie di crisi economica, che replica i sordidi sobborghi e le stradine sinistre di Chaplin bambino, Il monello ne è un copiaincolla autobiografico.
Attore-staffetta dell´universo chapliniano, Jackie Coogan deve a Il monello la sua fortuna e, insieme, la sua condanna. Figlio d´arte, enfant prodige (ha solo due anni quando interpreta, nel 1916, il primo film, Skinner´s Baby), già "testato" nel ´19, a cinque anni da Chaplin - folgorato dall´imitazione esilarante del padre ballerino - nel domestico A Day´s Pleasure, Coogan si ritrova nel ´21, a sette anni, star internazionale. Esattamente come Chaplin. Ma, a differenza di Chaplin, con un destino segnato: quello dell´orfanello cinematografico a vita. Cioè, finché rimarrà bambino. Il "doppio" di Charlot, il Vagabondo ai primi passi, d´ora in poi non sarà che il duplicato d´un´etichetta: «il Monello di Hollywood». Non più un fenomeno, ma un remake. Le prime rimasticature, nello stesso 1921, sono Peck´s Bad Boy, girato in gran fretta da Sam Wood, e My Boy di Heerman-Austin, che del Monello ripete struttura e personaggio: Jackie Coogan, con identica casquette troppo grande e sulle ventitré, è un microscopico emigrante, adottato al termine della traversata atlantica da un vecchio capitano di vascello, con cui condivide le giornate miserande nella New York più povera, finché non lo rintraccia una nonna provvidenzialmente facoltosa. Quasi un film a fronte del Monello, My Boy, deamicisiano più che chapliniano, succhia il suo latte dalla stupefacente naturalezza del bambino.
Ma il migliore tra i Monelli "paralleli" che han perseguitato la neo-star è, l´anno dopo, Oliver Twist di Frank Lloyd (Oscar per Gli ammutinati del Bounty nel ´35), con un formidabile Lon Chaney nel ruolo di Fagin: asciutta trasposizione del romanzo di Dickens, il film è un piccolo festival-Coogan in un viavai di dramma e comicità, come nella sequenza strepitosa in cui, in fuga, s´infila tra le gambe d´un burattinaio, subito issato sul boccascena, come un involontario Pinocchio, tra le risate della platea infantile. Gli altri film, una dozzina tra il ´23 e il ´25, tra cui Daddy, su sceneggiatura del padre, o Little Robinson Crusoe, non hanno storia. Ma intanto il piccolo grande divo, moltiplicato dal marketing di gadget, francobolli, pupazzetti, è dal ´23 uno degli attori più pagati di Hollywood. Ormai sedicenne, Tom Sawyer (1930) di John Cromwell e Huckleberry Finn (1931) di Norman Taurog (regista dei Jerry Lewis anni Cinquanta e Elvis Presley anni Sessanta) chiudono la sua parabola di massima popolarità. Poi, il crollo.
Nel 1935, maggiorenne, scopre che l´intera sua fortuna, mastodontica all´epoca (quattro milioni di dollari) è stata dilapidata dai genitori. Dopo estenuanti processi, tra depressioni e eccessi alcolici, raccoglie le briciole: 126mila dollari. Ma il suo caso porta all´approvazione del California Child´Actor Bill, a salvaguardia dei guadagni degli attori minorenni, che prenderà da lui il nome di Legge Coogan. Il resto è viale del tramonto, fino alla morte, nell´84, con partecipazioni a fianco delle nuove star, da Joan Crawford a Anthony Perkins, a Frank Sinatra o John Wayne, e un sussulto di ritrovata celebrità in tv, negli anni ´60-´70, nella Famiglia Addams, dove, pelato e ciccione, è un memorabile Uncle Fester.
E Charlot? Un solo, commovente nuovo incontro, nel 1972, quando Chaplin torna negli Usa per l´Oscar. Coogan lo aspetta all´aeroporto: «Sei tu che desideravo rivedere più di ogni altro», è l´abbraccio paterno di Chaplin. E Coogan si diverte a ricordargli la scena-incubo del Monello, che aveva bloccato le riprese per oltre un mese perché non si decideva a piangere, fino all´intervento del padre con la minaccia di chiuderlo davvero in orfanotrofio. «Finii per piangere ma - ammiccò l´antico "monello" - avevo capito che mio padre non diceva sul serio...».