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 2011  febbraio 06 Domenica calendario

SE GLI INGLESI RIFIUTANO LA SOCIETÀ MULTICULTURALE - IL MULTICULTURALISMO

in Gran Bretagna è morto, e David Cameron gli ha inferto il colpo di grazia. La cosa più interessante è che l´abbia fatto in Germania, dove a fine anno anche Angela Merkel aveva dichiarato il fallimento del multiculturalismo in stile germanico. Entrambi sono giunti a questa conclusione per la stessa ragione.
Il multiculturalismo si era sviluppato come risposta all´immigrazione di massa in Europa; voleva celebrare la diversità dei gruppi religiosi ed etnici, convincere la nazione ospitante che quei gruppi facevano parte di un nuovo ordine della società, più colorato, variegato, interessante.
Si diceva che avrebbero arricchito la vita sociale: dalla cucina alla letteratura, dal linguaggio agli usi matrimoniali; la monotonia si sarebbe trasformata in un´affascinante varietà.
In parte, questo si è avverato. La cucina britannica è indubbiamente migliorata: dal più economico ristorante indiano ai più raffinati chef cinesi e coreani del centro di Londra, ci hanno offerto buoni cibi. I vantaggi si sono visti in altri settori, con l´apporto di medici, di lavoratori nel settore dei trasporti, o nei mestieri che i britannici svolgono con riluttanza. Quanto alla classe media, vanno affermandosi professionisti di ogni parte del globo. È elegante avere vicini di casa indiani, africani o orientali.
Però, c´è il rovescio della medaglia. Il multiculturalismo ha inaugurato una lotta per l´identità. È fonte di accuse di razzismo. Impone un caro prezzo a chi vuole preservare le diversità, e porta alcuni a vedere con sospetto l´integrazione. La questione non è diventare britannici, bensì restare (ad esempio) pachistani.
La "britannicità" è un concetto inafferrabile. Composta da diverse nazioni - Scozia, Galles, Irlanda e Inghilterra - la Gran Bretagna contava sul collante dell´impero e della religione protestante. Ora che entrambi sono svaniti, è priva dell´identità repubblicana degli Usa o della Francia, o della mono-etnicità (fino a tempi recenti) dei Paesi scandinavi. Quando i movimenti nazionalisti negli anni Sessanta e Settanta si rafforzarono e l´immigrazione di massa andò aumentando, la Gran Bretagna parve scossa dall´incertezza.
Lo shock, tuttavia, è venuto dall´estremismo islamico, non solo importato, ma anche radicato nei musulmani nati in Gran Bretagna, spesso di origine pachistana. Il fatto che alcuni si siano rallegrati per gli attentati alle Torri gemelle nel 2001, abbiano predicato l´odio verso ebrei e cristiani, e nel 2005 abbiano incitato alcuni giovani a seminare morte nella metropolitana di Londra, ha suscitato una diffidenza crescente. Ha preso corpo l´idea che la comunità musulmana covi odio. Ma non è così: la maggior parte dei musulmani è indifferente all´islamismo, e molti leader hanno alzato la voce contro di esso. L´idea, però, è tanto radicata da avvelenare i rapporti.
Così si spiega il discorso di Cameron. Come già Gordon Brown prima di lui, Cameron vuole rafforzare il sentimento che la britannicità sia qualcosa che noi britannici - di qualsiasi origine - dovremmo proteggere; che non dovremmo sottolineare le differenze, ma trovare invece le affinità. Nelle società miste dell´Europa occidentale la via è obbligata: bisogna trovare un´unità nelle società. Se no, sono guai.
(traduzione di Anna Bissanti)