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 2011  febbraio 06 Domenica calendario

GLI AGNELLI ORMAI TAGLIATI FUORI IL POTERE ALL´AD, MANAGER A DETROIT - TORINO

«Non ci credo. Non sarebbe una cosa facile. Posso pensare che se le cose lo imporranno, se i mercati lo richiederanno sarà lui (Marchionne) a spostarsi negli Stati Uniti, ma non che la testa e il cuore della Fiat possano lasciare Torino e l´Italia». Maria Sole Agnelli, sorella dell´Avvocato e assieme al marito Pio Teodorani Fabbri e ai figli, secondo azionista di Fiat attraverso Exor dopo John Elkann, traduce in un convinto e ostinato messaggio di sicurezza gli umori della Famiglia all´annuncio indiretto fatto arrivare venerdì sera da Sergio Marchionne dalla West Coast americana. «Ancora in un suo recente discorso ci ha esortato a guardare fuori dalle finestre, come dire che lì era Torino e lì la nostra casa, le nostre radici. E io voglio crederci, anche se non si deve dimenticare che il mondo cambia, più in fretta di quanto noi immaginiamo».
In fondo è sempre quello che ha ripetuto John Elkann, prima e dopo il suo approdo alla presidenza del Lingotto: «Non riesco a immaginare una Torino senza Fiat e una Fiat lontana da Torino».
Continua a essere il suo leit motiv da quando la strategia del potente ad di Fiat e Chrysler, accentuata o meno dallo scontro con una parte del sindacato italiano, sembra sempre più orientata a conferire maggior peso all´altra sponda dell´Atlantico nei progetti dell´alleanza Torino-Detroit. La famiglia tende, come fa con pacatezza la signora Maria Sole, a non mettere in discussione questo convincimento, restando nel recinto dell´ufficialità delle dichiarazioni e delle smentite. Ma è una posizione che, col passare dei giorni, sembra dettata più da uno stato di necessità che non da una scelta fatta una volta per tutte.
Nessuno degli Agnelli lo ammette e anzi tutti confermano la piena fiducia nell´operato del supermanager italo-canadese, ma si avverte una sorta di progressivo isolamento della famiglia come se fosse tagliata fuori dai piani di Marchionne e per questo confortata da risultati che diversamente non sarebbero mai arrivati. Il «tormentone americano», stemperato come ieri da smentite, continua e non tutti nella galassia Agnelli sembrano disposti a credere che ogni cosa sia destinata a restare come prima.
Ci sono segnali che alimentano questi dubbi, come il trasferimento di manager da Torino e dall´Italia agli Stati Uniti: mosse che non hanno niente a che fare con le difficoltà del sistema Paese. Il fatto è che il progressivo aumento del peso decisionale di Marchionne, con l´attuale struttura di governo del gruppo soprattutto dopo la scissione di inizio 2011, difficilmente può essere contrastato dalla famiglia Agnelli ammesso essa intenda farlo. Le modifiche adottata nell´arco degli ultimi dodici mesi hanno prodotto un´interruzione della continuità storica che in passato ha consentito ad essa di influenzare le scelte dell´ad sia pure nel rispetto delle competenze. La fine della presidenza Montezemolo, anche se il sostituto è un Agnelli, ancora oggi viene vissuta da alcuni «eredi» come uno strappo rispetto a una parte della famiglia. Tanto più che con essa si è come dissolta la vecchia struttura di presidenza diluita in una concentrazione di poteri nelle mani dell´ad.
Se a ciò si aggiungono le voci che vogliono la vendita di una quota di Ferrari e la messa in discussione della presidenza Montezemolo a Maranello, nonché l´uscita di scena, col pensionamento, di un uomo come Gian Luigi Gabetti per dire un uomo che era la continuità sul fronte finanziario, si capisce perché qualcuno parli di un potere di Marchionne sempre più autonomo rispetto alla famiglia. Che non lo contrasta ma accompagna le sue decisioni con fiducia, facendo di tutto per cancellare l´ombra del sospetto di una non condivisione delle scelte strategiche. Compresa quella che sta trasformando l´alleanza Fiat-Chrysler in un nuovo gruppo Chrysler-Fiat. E che fa dire a un ex manager del Lingotto: «Non capisco le ragioni di tanta sorpresa. Marchionne da tempo va dicendo a chiare lettere ciò che intende fare e che non sarà la fine della Fiat Italia ma l´inizio di una Fiat con il suo epicentro fuori da questo paese».
Una scelta che, a Torino, qualcuno pensa che alla fine non dispiaccia alla famiglia Agnelli o almeno a quella parte di essa che considera da tempo chiusa una storia.