Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  febbraio 08 Martedì calendario


HA UN PATRIMONIO DI 70 MILIARDI MUBARAK È IL PIÙ RICCO DEL MONDO

Sarebbe Hosni Sawiris, il proprietario di Wind. Ma anche alla Vodafone di recente si sono lamentati, perché il governo egiziano li avrebbe costretti a inviare sms pro Mubarak. Sia Mansour Amer, che ha la franchising dei 19 ristoranti Chili’s dell’Egitto, sia Dina Ghabbour, che ha la concessionaria Hyundai del Cairo, hanno smentito ogni connessione. Ma va detto che le informazioni non si riferivano esplicitamente ai rami egiziani della catena.
FORTUNA DI FAMIGLIA
Davidson fa anche una stima delle varie componenti della fortuna di famiglia. Hosni avrebbe 17 miliardi, la moglie Suzanne 5 miliardi e il secondogenito Gamal 10 miliardi. Secondo il Guardian, gran parte di quei soldi sarebbe ora al sicuro in banche svizzere o della City di Londra. Ma il clan possiederebbe anche proprietà in quantità tra Londra, Parigi, Madrid, Dubai, Francoforte, il Mar Rosso, varie città degli Usa. Negli Stati Uniti, in particolare, la società immobiliare del rais, la Alaa Mubarak, avrebbe proprietà in zone di pregio di Los Angeles, Washington e New York.
Ma oltre agli immobili, il patrimonio comprenderebbe anche denaro in contanti, assets finanziari vario tipo e anche due yachts dal valore complessivo di 80 milioni di dollari.
«Mubarak ha uno stile di vita molto dispendioso con molte case in tutto l’Egitto», ha detto sempre a Abc News lo scrittore Aladdin Elaasar, autore di un libro che si intitola L’ultimo faraone: Mubarak e il futuro incerto dell’Egitto nell’epoca di Obama.
I MAGISTRATI INDAGANO
Va ricordato che in questo momento la magistratura del Cairo si è scatenata contro arricchiti di regime. Da Ahmed Ezz, “re dell’acciaio” e segretario del Partito Nazionale Democratico al potere, che avrebbe accumulato un tesoro da 4 milioni e mezzo di dollari; all’ex ministro del Turismo Zuheir Jarana con 3,5 milioni; all’ex ministro per l’Edilizia pubblica Ahmed Moghrebi con 3 milioni di dollari; all’ex ministro del Commercio Rashid Mohammed Rashid con 3 milioni. Insomma, botte ai milionari: ma i miliardari Mubarak ancora non appaiono indagati.
Mubarak l’uomo più ricco del mondo. Circa un anno fa, la famosa classifica Forbes dei miliardari fissava in 53,5 miliardi la fortuna di Carlos Slim Helú, in 53 quella di Bill Gates e in 47 quella di Warren Buffett. Ma secondo quanto hanno appena calcolato Abc News e il Guardian, il presidente egiziano con il suo clan potrebbe arrivare ai 70 miliardi. Oltretutto, il Guardian avverte che si tratta di informazioni che potrebbero essere vecchie di una decina di anni. Insomma, i Mubarak sarebbero arrivati ancora
oltre. Il bello è che l’origine di tutta
questa ricchezza non risalirebbe nemmeno a quando Hosni è diventato capo dello Stato, ma a prima: quando era Maresciallo dell’Aria, comandante dell’Aeronautica Militare, vice-ministro della Difesa e vicepresidente, e come eroe indiscusso della Guerra del Kippur avrebbe messo le mani alla grande sul business delle forniture militari. Così, almeno, è quanto ha affermato il docente di Scienza Politica all’Università di Princeton Amaney Jamal. Mubarak faceva stipulare i contratti; la moglie Suzanne e i due figli avrebbero steso accordi di partnership con investitori e aziende straniere interessati a quei contratti.
LEGGE EGIZIANA
Come ha ricordato infatti Christopher Davidson, docente di Politica del Medio Oriente all’Università inglese di Durham, la legge egiziana prescrive che gli investitori egiziani nella maggior parte dei casi debbano trovarsi un partner locale, a cui dare il 51 per cento della società da costituire. Anche i due figli Gamal e Alaa sarebbero dunque diventati miliardari per conto proprio.
Partner di tutte le principali società commerciali e industriali presenti in Egitto, praticamente non pagano e fanno nulla, limitandosi ad incassare. Possiedono dunque a titolo personale lussuose ville a Londra, hotel, e importanti pacchetti azionari nella catena di ristoranti Chili’s, nelle fabbriche automobilistiche Hyundai e Skoda e nella Vodafone. Il che dà forse una chiave in più alla ostilità verso il clan Mubarak che è stata di recente manifestata da Naguib Sawiris, il proprietario di Wind. Ma anche alla Vodafone di recente si sono lamentati, perché il governo egiziano li avrebbe costretti a inviare sms pro Mubarak. Sia Mansour Amer, che ha la franchising dei 19 ristoranti Chili’s dell’Egitto, sia Dina Ghabbour, che ha la concessionaria Hyundai del Cairo, hanno smentito ogni connessione. Ma va detto che le informazioni non si riferivano esplicitamente ai rami egiziani della catena.
FORTUNA DI FAMIGLIA
Davidson fa anche una stima delle varie componenti della fortuna di famiglia. Hosni avrebbe 17 miliardi, la moglie Suzanne 5 miliardi e il secondogenito Gamal 10 miliardi. Secondo il Guardian, gran parte di quei soldi sarebbe ora al sicuro in banche svizzere o della City di Londra. Ma il clan possiederebbe anche proprietà in quantità tra Londra, Parigi, Madrid, Dubai, Francoforte, il Mar Rosso, varie città degli Usa. Negli Stati Uniti, in particolare, la società immobiliare del rais, la Alaa Mubarak, avrebbe proprietà in zone di pregio di Los Angeles, Washington e New York.
Ma oltre agli immobili, il patrimonio comprenderebbe anche denaro in contanti, assets finanziari vario tipo e anche due yachts dal valore complessivo di 80 milioni di dollari.
«Mubarak ha uno stile di vita molto dispendioso con molte case in tutto l’Egitto», ha detto sempre a Abc News lo scrittore Aladdin Elaasar, autore di un libro che si intitola L’ultimo faraone: Mubarak e il futuro incerto dell’Egitto nell’epoca di Obama.
I MAGISTRATI INDAGANO
Va ricordato che in questo momento la magistratura del Cairo si è scatenata contro arricchiti di regime. Da Ahmed Ezz, “re dell’acciaio” e segretario del Partito Nazionale Democratico al potere, che avrebbe accumulato un tesoro da 4 milioni e mezzo di dollari; all’ex ministro del Turismo Zuheir Jarana con 3,5 milioni; all’ex ministro per l’Edilizia pubblica Ahmed Moghrebi con 3 milioni di dollari; all’ex ministro del Commercio Rashid Mohammed Rashid con 3 milioni. Insomma, botte ai milionari: ma i miliardari Mubarak ancora non appaiono indagati.