Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  febbraio 06 Domenica calendario

ALLENO LE POPSTAR A CANTARE


Il suono, la voce: l’inizio di tutto. Il primo fre­mito di vita è un vagito. Poi si parla. Ma prima ancora, probabilmente, si canta. Suoni, non parole. «La voce umana è unica. Come un’im­pronta digitale o l’iride, non ne esiste al mondo u­na perfettamente uguale a un’altra. Non è un ca­so se i sistemi di sicurezza più efficaci sono quel­li basati sul riconoscimento vocale». Parte da qui, dalla «carta d’identità» di ognuno di noi, Danila Satragno, la vocal coach delle star, che con il suo libro Voglio cantare (un metodo per aspiranti can­tanti edito da Sperling & Kupfer) in un colpo solo cavalca il fenomeno del momento (i talent show di aspiranti popstar) e intercetta il bisogno, spes­so inconsapevole, di ri-centratura di questa rab­domante umanità d’oggi. Individui fermi all’ego e in cerca di sé.

Cantare, cartina di tornasole di benessere. Voce­corpo, voce-mente, voce-anima: è il 3D del can­to che Danila Satragno (docente di canto jazz e pop al Conservato­rio di Cuneo) pone come pietra ango­lare del suo meto­do Vocal Care. A lei (apprezzata can­tante jazz, 10 al­bum all’attivo, e vocalist del De An­dré nel tour di A­nime salve), in 27 anni di training, si sono rivolte star come Ornella Va­noni, Rossana Casale, Roby Facchinetti e Red Canzian dei Pooh. E giovani talenti come Kari­ma, Mafy e Annalisa Scarrone di Amici 10. «L’im­patto con la Vanoni fu quasi traumatico – rac­conta –. Era in crisi per un intervento alle corde vocali. ’Ma chi sei tu per dire che mi puoi aiuta­re?’, inveì la prima volta al telefono. Poi è nata u­na intensa collaborazione e l’ho aiutata a recu­perare quella voce che il suo caratteristico mo­do di cantare di gola aveva compromesso. Ades­so Ornella si allena, si diverte e la sua vocalità sta evolvendo».

«Prima xè l’uomo, poi el campion» diceva un al­tro coach, Nereo Rocco, che al canto preferiva l’ar­te pedatoria. Così la pensa anche la Satragno che, nel suo libro e nell’allegato dvd, alla pratica canora antepone, in una concezione olistica, la ’centra­tura’ della persona, nella sua triplice dimensione di corpo, mente e anima. «Cantare non è un’im­presa ginnica, non è una gara a chi va più su o a chi è più poten­te. La voce è un abito che avvol­ge l’anima». A­nima che sem­bra però latitare nei talent show in tv, dove l’ori­ginalità spesso scarseggia e le aspiranti po­pstar sembrano costruite in se­rie. «Nei talent – dice – c’è un po’ di omologazione. Vocalità spinte e un po’ false. Domina la moda. Chi educa a can­tare deve invece tirar fuori la personalità vocale di ciascuno. Correggere non vuol dire snaturare. Le non canoniche chiusure dei suoni di Eros Ra­mazzotti sono però uniche, personali». Addio ai tradizionali criteri che dividono la voce umana in quattro registri: soprano, contralto, tenore e bas­so. Il Vocal Care parla di zone tonali: bassa (regi­stro di petto), media (registro misto) e acuta (di te­sta). Ci si allontana così dalla secolare cesura tra canto lirico e pop. «Il nuovo canone estetico del­la voce non è più la limpidezza, ma la personalità: questa è la vocalità moderna. Alla base del mio metodo c’è che tutti i suoni possono essere mi­scelati in percentuali differenti di petto e di testa, creando un ’inganno acustico’, un armonioso mix dei tre registri timbrici».

La voce di Bocelli, tra lirica e pop, sarebbe allora ’perfetta’? «È più che altro trasversale. Se potes­si, renderei invece più morbidi gli acuti di Al Ba­no, una voce pop rubata all’opera. A Battisti inve­ce avrei fatto usare meglio il fiato per l’intonazio­ne. Che è il grosso problema di Celentano. E sul­l’intonazione non si transige. Chi canta in modo molto corretto è Lucio Dalla, usa la voce come u­no strumento: si vede che ha cominciato come clarinettista jazz». E Mina? «La sua è una vocalità ’multicolor’. È più brava di Barbra Streisand, ma non è il top. Perché nel canto non conta solo ave­re il turbo. Billie Holiday cantava con 7 note, ma con la sua espressività una sola ottava di esten­sione le è bastata per fare la storia della voce».