Marco Valsania, Il Sole 24 Ore 6/2/2011, 6 febbraio 2011
A WALL STREET IL BONUS TORNA D’ORO
Lloyd Blankfein, 13,2 milioni di dollari tra stipendio e bonus. E per l’anno in corso si è già assicurato un aumento, almeno della paga base: triplicherà, da seicentomila dollari a due milioni. Meglio del chief executive di Goldman Sachs dovrebbe fare, se le cifre rispetteranno le previsioni, James Dimon di Jp Morgan Chase: più di 17,5 milioni. Seguono a ruota James Gorman, di Morgan Stanley, con 7,4 milioni in titoli e un assegno in contanti ancora da determinare. E Brian Moynihan, di Bank of America, con una decina di milioni totali.
A Wall Street la crisi, quella passata e quella di cui si ha ancora paura in futuro, viene esorcizzata con un vecchio rito, il ritorno dei compensi d’oro. Individuale e collettivo: in attesa della comunicazione delle cifre alla Sec da parte di tutte le banche, per l’avvicinarsi delle assemblee annuali degli azionisti, le tendenza è già emersa. I principali 25 istituti quotati, ha calcolato il Wall Street Journal, hanno elargito 135 miliardi relativi al 2010, un nuovo record e un aumento del 5,7% rispetto all’anno scorso.
La crisi ha lasciato un retaggio, forse permanente si augurano i fautori di inedite stagioni di moderazione nell’alta finanza: restano un miraggio gli oltre 68 milioni intascati da Blankfein in un solo anno, il 2007. Di più, in deferenza agli inviti delle autorità a evitare compensi che incentivino troppo i rischi e li leghino alla performance della società nel più lungo periodo, lievita la componente differita della paga, spesso spalmata su tre o cinque anni: in media è passata da circa un terzo alla metà.
Ma i compensi restano elevati e così le polemiche. Linee guida definitive tuttora latitano negli Stati Uniti: le authority, su mandato della riforma finanziaria Dodd-Frank, dovrebbero elaborarle nei prossimi mesi. Un nuovo appello a intervenire è giunto dalla Commissione del Congresso sulle cause della crisi: ha denunciato, accanto al lassismo delle autorità, proprio le mancanze nella gestione delle banche e delle paghe. Una campagna alla quale però i banchieri reagiscono denunciando il pericolo di perdere talento, spesso a vantaggio della finanza alternativa e meno regolamentata degli hedge fund e del private equity: John Paulson, fondatore dell’omonimo fondo, ha appena archiviato un anno con guadagni record personali per cinque miliardi.
Questa tensione, tra riscossa delle remunerazioni e pressioni per l’austerity (in versione Wall Street) traspaiono a Goldman Sachs. La banca d’investimento per eccellenza è reduce da un anno turbolento: titolo stagnante, utili in calo del 37%, denunce della Sec per truffa. E i suoi compensi complessivi sono scesi del 5%, a 15,38 miliardi, pari al 39% delle entrate rispetto alle medie del 50% nel settore prima della crisi. Ma ai vertici la musica è diversa: oltre a Blankfein anche i suoi luogotenenti hanno ottenuto aumenti. Il direttore generale Gary Cohn ha ottenuto un bonus in titoli da 12,6 milioni e un salario base, per il 2011, passato a 1,85 milioni da seicentomila dollari. Significativi aumenti, pur se possono rappresentare anche il tentativo, incoraggiato dalle autorità, di moderare il peso di premi legati al rischio.
Altrove i top executive non possono lamentarsi: a Jp Morgan, la banca forse meglio uscita dalla crisi, l’amministratore delegato Dimon ha protestato ripetutamente contro le pressioni sulle paghe – l’ha fatto anche a Davos – e dovrebbe emergere in vetta alle classifiche dei compensi. A Morgan Stanley, gruppo ancora in debito di performance, il chief executive Gorman dovrebbe ricevere, una volta annunciata la componente in contanti del suo compenso, una cifra inferiore ai 15 milioni dell’anno scorso e per l’80% in titoli. Nel 2009, tuttavia, Gorman era rimasto del tutto a secco di bonus in cash. E il monte-compensi nella società è comunque lievitato dell’11% a 16,05 miliardi. Le due grandi banche salvate dal governo, Bank of America e Citigroup, hanno a loro volta rilanciato sui compensi. Pandit, di Citi, ha celebrato il ritorno in attivo della banca con un assegno più che milionario di stipendio base e sono possibili ulteriori compensi. L’executive dovrebbe inoltre avere diritto quest’anno a intascare 165 milioni lordi dalla cessione alla banca stessa di un suo fondo hedge avvenuta alla vigilia della sua nomina. Intanto i 15 top executive di Citi si spartiranno in tutto 50 milioni in titoli. A Bank of America banchieri e trader riceveranno fino al 30% in contanti. E il chief executive Moynihan, in carica da un anno, non è neppure il più pagato: il primato spetta al capo dell’investment banking Thomas Montag, con 15,2 milioni, dopo che la sua divisione è stata la più redditizia del 2010 con 6,3 miliardi di profitti. Montag è al momento anche il più pagato tra i dirigenti delle banche dei quali sono stati annunciati i compensi.