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 2011  febbraio 07 Lunedì calendario

La sfida tra le first lady dell’editoria che rivoluziona la mappa del potere - L’avrà presa malissimo, Tina Brown, la notizia dell’acquisto di The Huffington Post per il quale il provider Aol ha messo sul piatto la bellezza di 315 milioni di dollari

La sfida tra le first lady dell’editoria che rivoluziona la mappa del potere - L’avrà presa malissimo, Tina Brown, la notizia dell’acquisto di The Huffington Post per il quale il provider Aol ha messo sul piatto la bellezza di 315 milioni di dollari. Arianna Huffington è da anni sua acerrima rivale, l’avversaria da sconfiggere senza se e senza ma. E ora, dopo che appena tre mesi fa, lei, l’ex direttrice di Vanity Fair e del New Yorker , aveva annunciato trionfante la fusione del suo sito Daily Beast con il leggendario setti­manale Newsweek , la Huffington ha risposto posizionando il suo su­perblog, forse il più influente al mondo, sulla piattaforma di Ame­rica online. Una replica tosta da as­sorbire. La guerra tra le due prime­donne dell’editoria democratica yankee è destinata a salire ancora di tono. Una guerra tutta femmini­le (ci sarebbero pure Oprah Win­frey e Anne Wintour a completare il poker) per il primato dei nuovi media. Una guerra che macina si­nergie tecnologiche e joint ventu­re economiche, che si combatte con ingaggi di super opinionisti, che mette in palio il ruolo di voce più ascoltata alla Casa Bianca. Una guerra, anche, che riguarda il futuro dei media, l’autorevolezza del web, l’integrazione tra infor­mazione online e quella su carta, la possibilità che siano isiti d’auto­re a rivitalizzare testate in crisi co­me Newsweek ( 20 milioni di dolla­ri di deficit nel 2009) o provider in difficoltà come Aol (2500 dipen­denti tagliati nel 2010). La competizione tra Arianna e Ti­na appassiona lettori, navigatori, bloggers , addetti dei media non so­lo americani. La sessantenne Arianna Stassinopoulos è partita da Atene e si è laureata a Cambrid­ge, prima di volare negli States. Lì è diventata columnist tra le più in­fluenti, ha scritto una dozzina di li­bri alcuni dei quali in odore di pla­gio, ha sposato il milionario repub­blicano Huffington dal quale ha avuto due figlie, ha divorziato ap­pena saputo che era bisex, ha man­tenuto il cognome del marito, nel 2005 ha fondato il suo sito metten­do in rete i link degli articoli preferi­ti, ha coinvolto la madre come tito­lar­e di una rubrica di quesiti dome­stici, si è pronunciata in favore di Obama durante le presidenziali, ha dato lavoro a duecento persone e ora si avvale della collaborazio­ne di seimila bloggers . Al grande storico Arthur Schlesinger che re­calcitrava a collaborare accam­pando il fatto di usare «solo la mac­china per scrivere » ha risposto «al­lora mi mandi un fax ». Informazio­ne, news locali, inchieste, interven­ti sulla politica di Obama, pettego­lezzi: mentre a fine 2010 la rivista Forbes la classifica al 28˚ posto tra le donne più potenti del mondo (Madonna è 29ª), con circa 25 mi­lioni di visitatori al mese (ora do­vrebbero diventare 100 milioni), Huffington Post ha prodotto un uti­le stimato in 60 milioni di dollari. Tina è inglese, più giovane di tre anni, laureata a Oxford. Appena 25enne ha diretto la rivista Tatler , ha sposato un ex direttore del Ti­mes , si è trasferita a New York dove ha preso la moribonda Vanity Fair per trasformarla nella Bibbia del giornalismo glam , ha respinto un racconto del Nobel Isaac B. Singer con un post-it («rimpolpare Sin­ger »), si è spostata al prestigioso New Yorker per sei anni, ha inanel­lato una serie di premi giornalisti­ci e qualche clamoroso infortunio come la rivista Talk . Flop dal quale si è risollevata creando Daily Beas t (5 milioni di visitatori mensili) che, con Newsweek , ha appunto dato vita alla The Daily Beast Newsweek Company nella quale lei ha assunto il ruolo di super-di­rettora. Arianna e Tina combattono nel­lo stesso campo. Si contendono l’intellighenzia liberal, la benevo­lenza di Obama e l’ambizione di condizionarne la politica, il prima­to come personalità più innovatri­ce nei new media. Arianna propu­gna il riscatto del ceto medio un po’ trascurato dal presidente, si preoccupa della qualità della vita, dei problemi quotidiani, appog­gia la campagna della first lady contro l’obesità infantile, ne pro­muove un’altra per il sonno. Tina è più attenta alle élite, alle lobby di Hollywood, al mondo dello spetta­colo e dell’editoria. Per numeri, forza d’urto e autorevolezza, è in vantaggio Arianna. Ma tutto fa pensare che sarà una guerra di du­rata.