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 2011  febbraio 07 Lunedì calendario

Il miracolo della coop rossa: 140 milioni di debiti - Un altro clamoroso crac di una coop rossa. Succede an­cora ad Argenta, lo stesso pae­sone lungo la strada delle va­canze tra Ferrara e Ravenna dove prosperava la Coop Co­struttori di Giovanni Doniga­glia

Il miracolo della coop rossa: 140 milioni di debiti - Un altro clamoroso crac di una coop rossa. Succede an­cora ad Argenta, lo stesso pae­sone lungo la strada delle va­canze tra Ferrara e Ravenna dove prosperava la Coop Co­struttori di Giovanni Doniga­glia. La Cmr (Cooperativa mu­ratori riuniti) ha sede in una frazioncina distante 5 chilo­metri, Filo, dove negli anni ruggenti il Pci era giunto a rac­cogliere il 78 per cento dei vo­ti. Per arrivare a Filo si attrave­r­sa una borgata chiamata Case Selvatiche. Mors tua, vita mea , dice il proverbio. Quan­do la Costruttori andò in ban­carotta, Cmr ne ereditò gran parte dei lavori: anni prima, paradossalmente, proprio Donigaglia l’aveva salvata da una fase critica («per ordine del partito», ammise). Cmr di­venne il nuovo fiore all’oc­c­hiello dell’edilizia targata Le­gacoop: con una cordata di co­op rosse (la Cmc di Ravenna e la Ccc di Bologna) aveva vinto l’appalto per ricostruirela ba­se Nato all’aeroporto Dal Mo­lin di Vicenza. Ma uno stesso destino atten­de i due colossi di Argenta. Il 14 ottobre 2010 l’assemblea della Cmr prende atto di un debito astronomico, 140 mi­lioni di euro, e chiede al tribu­nale di Ferrara il concordato preventivo. È un modo per pi­­lotare la crisi evitando il falli­mento. Cmr ha 174 dipenden­ti nel settore edile: non molti, perché subappaltava gran parte delle commesse. Ha rac­colto 2,4 milioni di euro come prestito sociale, la forma di in­vestimento tipi­ca delle coope­rative che garantisce ai soci in­teressi maggiori di quelli ban­c­ari ma garanzie assai inferio­ri: il concordato propone di re­cuperare un quarto dei debiti, e quindi di restituire tra il 23 e il 26 per cento. Una miseria. Tra Ravenna e Ferrara non c’è famiglia che non abbia affi­dato denaro a una delle prime (e all’apparenza più solide) coop edili d’Italia, magari con le rassicurazioni del mondo cooperativo che il crac della Costruttori non si sarebbe ri­petuto. Milioni di risparmi in fumo. Centinaia di lavoratori sono in cassa integrazione o sull’orlo del licenziamento. Migliaia di piccole aziende ar­tigiane rischiano la chiusura. È il microcosmo che gravita nella galassia dell’edilizia: muratori, idraulici, elettrici­sti, l’elenco sarebbe lunghissi­mo. Sono circa 2.500 i credito­ri di Cmr. Per loro si prospetta lo stesso dramma che colpì i creditori di Donigaglia (il pro­cesso per bancarotta e asso­ciazione a delinquere è in cor­so a Ferrara). Tutta gente che prova sulla pelle e nelle ta­sche quanto brucia lo slogan «la coop sei tu». Sono passati soltanto cin­que anni da quando Massimo D’Alema difendeva il sistema cooperativo emiliano come «una riserva di etica protestan­te ». Il caso Cmr riapre gli inter­rogativi. Le coop hanno sco­po mutualistico: che fine ha fatto, se i colossi delle costru­zioni funzionano come cartel­li per acquisire appalti da affi­dare a imprese minori? Chi tu­tela i creditori? Chi li informa correttamente, in un contesto blindato come quello che vi­ge in Emilia Romagna? Per­ché fornitori e risparmiatori non sono stati avvertiti del progressivo dissesto della Cmr? Dov’era Legacoop, che ogni anno ne ha certificato i conti (dal bilancio Cmr 2009 risulta che Legacoop effettuò l’ultima revisione il 19 genna­io 2010)? I suoi vertici hanno promesso di affiancare Cmr, mentre fecero naufragare Co­op Costruttori: perché non so­n­o intervenuti prima per tute­lare quanto resta del «buon nome» del sistema cooperati­vo? E come mai hanno tollera­to la gestione «familiare» di Cmr, lasciando campo libero alla cricca di dirigenti il cui tra­collo sarà pagato dai soliti no­ti, soci, lavoratori, creditori? La proposta di concordato valuta l’attivo della Cmr in 61 milioni e mezzo di euro. La sti­ma appare azzardata. Il valo­re degli immobili (costruiti e da ultimare) è stimato in 16 milioni: ma con il mercato im­mobiliare in crisi, chi assicura di incassare tutti quei soldi? Stesso discorso per i crediti, 14 milioni e mezzo di euro: se Cmr non è riuscita a sbloccar­­li finora, con quali garanzie sa­ranno riscossi in futuro? Il re­sto del patrimonio è costituito da due «asset» particolari: il settore cimiteriale e quello dei porti turistici. Morti e por­ti. Il più importante è quest’ul­timo. Proprio qui bisogna sca­vare per capire perché una co­op fa crac. E scavando si scoprono coincidenze interessanti. Una gestione familiare della coop,l’opposto della mutuali­tà. Personaggi intoccabili, a differenza di Donigaglia che fu abbandonato al proprio de­stino. Immobili e partecipa­zioni societarie del valore di al­cuni milioni di euro venduti ­anzi, svenduti per quattro sol­di - alla vigilia della messa in liquidazione: beni sottratti al­la chetichella al patrimonio della coop sui quali soci e cre­ditori non potranno rivalersi. Operazioni a beneficio non della Cmr al collasso, ma di una potente impresa di co­struzioni partner di Cmr in pa­recchie attività, che dunque ha evitato il rischio di trovarsi coinvolta nel dissesto. Aspetti poco chiari che de­vono essere approfonditi. Il 25 gennaio si è svolta la prima udienza al tribunale di Ferra­ra per valutare l’adesione al concordato preventivo propo­sto da Cmr. Ma il commissa­rio giudiziale, Raffaella Mar­gotti, ha preso altri due mesi di tempo per valutare proprio questi elementi di cui pare avesse ricevuto soltanto infor­mazioni parziali. Prima di Na­tale è stato presentato un esposto-denuncia al procura­tore capo di Ferrara, Rosario Minna: l’autore è Maurizio Bucci, consigliere comunale Pdl a Ravenna. Ma in procura tutto tace.