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 2011  febbraio 07 Lunedì calendario

ANCHE GLI IMPRENDITORI SONO IN BALÌA DI UNA DONNA

Ma di che si occupa la Confindu­­stria? Berlusconi, provvisoria­mente sottrattosi al suo mestie­re di imputato, dice che biso­gna dare una frustata mai vista prima al ca­vallo dell’economia, con un piano per il Sud e per la casa, deregolamentazioni e li­beralizzazioni, una riforma costituzionale. Ed Emma, che fa?
Emma Marcegaglia è simpatica, di buo­ne maniere e tutt’altro che sprovveduta. Quando progettavano di eleggerla capo di Confindustria, dopo Montezemolo, dissi (e scrissi): che errore. Mi sembrava che alla testa degli imprenditori associati ci volesse un tipo o una tipa alla Marchionne, il mana­ger che ha portato la Fiom a escludersi da Mirafiori firmando con chi ci stava un con­­tratto il cui scopo è liberare la dialettica so­ciale in fabbrica, aumentare i salari e la pro­duttività del lavoro (e i profitti e gli investi­menti e tutto il resto). Come al solito non mi hanno ascoltato: io sono l’uomo meno ascoltato d’Italia,si vede che non mi so spie­gare. Ma il risultato, mi spiace, è questo: Marcegaglia è al termine del suo doppio mandato e la Fiat è fuori da Confindustria, pare perfino che stia per trasferirsi a De­troit, la crescita del Paese è allo 0,8 per cento, abbia­mo vissuto per un anno e mezzo di cassa integrazio­ne ( benone, ma non è pro­p­rio una bonanza per il la­voro e lo sviluppo).
Immagino che il cruc­cio degli imprenditori sia il divario tra la nostra cresci­ta e quella tedesca. Lo spe­ro, almeno. Noi siamo, ap­punto, a più 0,8 per cento, i tedeschi sul 3,6 per cento. È vero che i crucchi non hanno il nostro elefantia­co debito pubblico. È vero che il loro mira­colo, il Wirtschaftswunder , dipende anche da fattori nazionali irripetibili ed è insidiato da difetti rilevanti, ma il nostro ristagno con­tinua penosamente da molti anni; e quan­do non cresce l’economia non si investe, non si attirano investimenti dal mondo, non si crea lavoro qualificato, non si fanno profitti, non si ingaggia il Sud in un progetto in cui ci sia anche il lavoro qualificato per i giovani, non si pagano salari adeguati, non si consuma, non si fa ricerca, non si innova e il debito pubblico, tra gli altri mille lacci, fa la sua brava parte nel soffocare lo sviluppo e la creazione di ricchezza.E,oltretutto,cre­sce inesorabilmente e autorizza gli autore­voli parrucconi della prima Repubblica, e sulla loro scia mezzo Pd veltroniano, a pro­gettare il colpo gobbo di una bella patrimo­niale. Di questo bilancio insostenibile il go­verno, che pure ha tenuto i conti in ordine e ha fatto un terzetto di riforme da sballo (pensioni,università e federalismo),si è ac­corto. Marcegaglia no.
La settimana che ci lasciamo alle spalle si era aperta lunedì con la proposta di un pia­no nazionale per la crescita da parte di un imprenditore che è alla guida del governo, e si è chiusa venerdì con la cancelliera del miracolo tedesco che ha imbastito a Bruxel­l­es il nuovo pensiero sullo sviluppo in Euro­pa, chiedendo a tutti di conformarsi al ciclo virtuoso che unisce un bel pezzo dell’area dell’euro al centro-nord italiano,con le sue regioni bavaresi. A marzo in Europa si deci­dono nuove regole: o saranno affrontate con una poderosa spinta all’aumento del Prodotto interno lordo, la famosa frustata, oppure dovremo subire nuove tasse e una stretta che il cavallo lo ammazza. A parte una timida e formale dichiarazione, in que­sti sette giorni la Marcegaglia si è distratta, e adesso tira fuori dal cappello il coniglio di una polemica, non del tutto campata per aria ma periferica, sulla festa con i pasticci­ni per i centocinquant’anni dell’Unità ita­liana. Lavoro, guadagno, spendo, preten­do: siamo pieni di comprensione,l’impren­ditore medio non vuole offrire un pranzo gratis a Garibaldi e Cavour, ma quand’è che Confindustria torna a essere una gran­de lobby capace di influire sull’andamento dell’economia, magari con l’ambizione di dare una mano al rilancio italiano?
Riassumendo. Secondo Berlusconi bisogna agire per portare l’incremento della ricchezza al 3-4 per cento in cinque anni. Mi di­cono che nel governo c’è chi ride della cosa e che il Cav si è già messo paura della propria audacia: ma, se si irride un obiettivo così evidentemente necessa­rio, e per giunta possibile, è meglio affidare il Paese a Giuliano Amato e a Pelle­grino Capaldo, impazienti di mettere le ma­ni in tasca ai ceti medi e di porre una bella ipoteca di Stato sulle loro abitazioni. Sia co­me sia, questo obiettivo di crescita la Con­findustria lo condivide? È interessata agli stati generali dell’economia promessi e promossi da Berlusconi entro la fine di feb­braio? Piace agli imprenditori edili il piano casa il cui obiettivo è di attivare cinquanta miliardi di euro di investimenti? Gli im­prenditori del Sud, che si sono associati con coraggio alla campagna contro le ma­fie e per la sicurezza fatta dal governo e da Maroni, non sarebbero contenti di racco­glierne i frutti? Deregolamentare l’econo­mia con una riforma costituzionale che eli­mini la parte sovietica della Costituzione non è interesse generale e anche interesse dei buoni borghesi del XXI secolo? La Con­findustria è un’associazione per lo svilup­po di un capitalismo liberale di mercato o è diventata un pigro centro di spesa impro­duttiva e di mediazione corporativa? Se­condo me gli imprenditori che pagano le quote e lavorano nelle loro aziende questa domanda se la fanno. E la risposta?