Mario Ajello, Il Mattino 6/2/2011, 6 febbraio 2011
Più di 100mila euro al mese, ecco quanto costa il rimpasto - Roma. Un rimpasto. Anzi, un rimpastone
Più di 100mila euro al mese, ecco quanto costa il rimpasto - Roma. Un rimpasto. Anzi, un rimpastone. Ma diluito nel tempo. Perché il tempo porta consiglio e chiudere subito il giro dei premi e delle poltrone avrebbe un effetto raffreddante per i nuovi possibili soccorritori del governo. I posti in palio sono 12. Il costo politico del tutto è ovvio: imbarcare più gente possibile, per durare più a lungo possibile. E il prezzo monetario del tutto - calcolando che sono da distribuire una nomina da ministro, una da vice-ministro e 10 da sottosegretario - supera i 100mila euro al mese, fra stipendi e annessi e connessi. Il primo è già assegnato. Sarà una carica da sottosegretario per Nello Musumeci, siciliano della Destra di Storace, politico di lungo corso e carico di voti, un tipo col pizzetto sul mento, un meridionale scaramantico. Appena gli hanno detto che entrava nell’esecutivo, ha fatto le corna. Inutili, visto che il suo incarico è sicuro. E poi? Quali saranno gli altri Dodici Apostoli che Gesù (Silvio) ha in mente di beneficiare? Uno verrà dal movimento di Cesario-Calearo-Scilipoti, il terzetto che prima di tutti ha dato prova di neo-fedeltà al Cavaliere, tradendo nell’ordine: Rutelli, Veltroni, Di Pietro. Il posto di viceministro che fu del finiano Urso, al Commercio estero, s’avvia ad ospitare le terga da puttino veneto di Calearo. E gli altri? Uno dovrebbe essere Francesco Pionati, l’ex mezzobusto che ha mollato l’Udc, si erge a super-paladino del Cavaliere, si vanta di avergli portato in dote l’ex diniano Grassano e dunque «va ricompensato». Come se avesse fatto chissà che. Gli altri ex diniani, o meglio lib-dem, per i quali Pionati aveva tentato di fare da traghettatore, si sono infatti fermati a metà. Ma potrebbero riprendere il cammino, se il premier ha qualcosa di buono da offrire loro. E ce l’ha: un sottosegretariato per Daniela Melchiorre (l’altro è Italo Tanoni) e così, sotto il fuoco delle accuse di maschilismo, Berlusconi farebbe anche la figura dell’«amico delle donne» che rimpolpa la compagine femminile al governo. Che ha nella Santanchè e nella Brambilla le due gemelle del gol, sempre più lanciate, ancora più potenti. Il premio ad Aurelio Misiti (ex Cgil, ex Pci, ex Di Pietro, ex sicilianista ma calabrese nell’Mpa) arriverà in seguito al suo voto filo-governativo nella conta dell’altra sera contro i pm dell’inchiesta bunga bunga. Sarà sottosegretario di Matteoli. E al posto di Sandro Bondi che lascerà i Beni Culturali? Potrebbe arrivare il portavoce di Berlusconi, attuale sottosegretario, Paolo Bonaiuti. Ma anche Luca Barbareschi aspirerebbe. Altro testa a testa per la poltrona di ministro alle Politiche Comunitarie, lasciata libera dal finiano Ronchi. Ci si siederà Saverio Romano, siciliano cuffarian-manniniano uscito dall’Udc, o Silvano Moffa che può vantare agli occhi di Berlusconi il merito di aver clamorosamente mollato Fini che lo riteneva un incrollabile? Se poi, a proposito di mollaggi, Ferdinando Latteri, ex rettore a Catania, mollasse Lombardo, un posto di sottosegretario all’istruzione, accanto a un altro dc, Pino Pizza, non glielo toglierebbe nessuno. La creazione dei nuovi sottosegretari deve comunque passare attraverso un decreto legge che permetta di superare i vincoli della norma Bassanini, secondo la quale il governo può avere al massimo 60 componenti. I costi del rimpastone sono calcolabili così. Un ministro più il suo segretario particolare, il portavoce e tre persone di staff costa 11.621 euro al mese. Un sottosegretario, con annessi e connessi, costa 8.300 euro. Tutto questo moltiplicato per dodici, tante sono le poltrone in questione, fa 106.242 euro al mese. Magari risparmiabili.