La Stampa 7/2/2011, pagina 30, 7 febbraio 2011
Vogliamo il Tricolore made in China? - Ha dell’incredibile ma è pura realtà. Ad Asti non l’ho trovata
Vogliamo il Tricolore made in China? - Ha dell’incredibile ma è pura realtà. Ad Asti non l’ho trovata. Ieri ho dedicato tutto il pomeriggio dragando i negozi di via Po, Via Roma, Via Garibaldi e ampi dintorni. Niente. Cosa cercavo? Il tricolore. Volevo acquistare la bandiera italiana fatta come si deve e non quella mezza velina dei campionati di calcio. Ho chiesto a una coppia di vigili: lui mi ha indirizzato, con la probabilità del dubbio, all’emporio della Juventus in via Garibaldi, la vigilessa al chiosco dei giornali in p.za Castello. Cadevano dalle nuvole, l’edicolante piuttosto sgarbato perché ho insistito se sapeva indirizzarmi da qualche parte. Negozi che potrebbero inserire nella loro merceologia anche la bandiera, pezzo di grande smercio in questo periodo, invece si limitano ai loro prodotti, intendo: gli etnici, gli oggetti regalo, i tessuti, catene intere di puffi e obbrobri similari, cartoons e arti grafiche discutibili. La maggior parte di questi negozi erano vuoti. Ho deciso: manderò mia moglie dalla sartina di una volta con tre pezze, ne farò fare due, una a disposizione di qualche altro cocciuto come me. Speriamo che il Presidente della Repubblica non legga questa mia lamentela. ING. GIACOMO BENZI ASTI