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 2011  febbraio 06 Domenica calendario

Mancano solo le cheerleaders nel Super Bowl degli eccessi - Strano Super Bowl, storia in campo e circo intorno e non si capisce bene se la sfida sia davvero tra Pittsburgh Steelers e Green Bay Packers o se non ci sia in ballo altro

Mancano solo le cheerleaders nel Super Bowl degli eccessi - Strano Super Bowl, storia in campo e circo intorno e non si capisce bene se la sfida sia davvero tra Pittsburgh Steelers e Green Bay Packers o se non ci sia in ballo altro. Tradizione contro folklore, sport contro merchandising, il giorno del football americano contro quello della pizza da asporto. Come se, un’edizione dopo l’altra, i protagonisti veri faticassero a trovare posto tra lo spot più pagato e la ricetta del miglior guacamole da gustare sul divano. Tanto per iniziare il centro della scena se l’è presa una barba lunga, quella arruffata e rossa di Brett Keisel, difensore degli Steelers, e ci sarebbe anche della nobiltà dietro a questo simbolo di successo solo che ormai è stata surclassata dal trash. La barba cresce da giugno e continuerà ad allungarsi fino a che Pittsburgh vince. Ha 20 mila fan iscritti alla pagina Facebook «devoti alla barba», un rap scritto da un deejay della Pennsylvania «lei è apparsa / gli Steelers hanno urlato / indietreggiate davanti alla barba» e ovviamente un sito, keiselbeardme.com. La barba è stata intervistata, «Fino a dove vuoi arrivare?» e il proprietario l’ha agitata in una bizzarra imitazione di un ventriloquo, ha raccontato che la moglie Sarah gli ha regalato un rasoio a Natale nella speranza di rivedere il marito ma che lui non può proprio radersi: «Il mio boss me lo ha vietato». In effetti il padrone degli Steelers, Dan Rooney, 78 anni, adora la nuova mascotte e gira con una maglia dedicata: «Rispetta la barba», gadget in vendita a 18 dollari e 99 sul solito sito, perché non si butta via niente. Siccome la barba doveva avere un avversario, le hanno messo di fronte la chioma impossibile di Troy Polamalu, safety dei Green Bay, genio vero sul campo e personaggio fuori. Si vedono solo i capelli, una massa di ricci neri, anche loro segno di forza, richiamo a Sansone, anche loro trascinati nella baraonda. Gli Steelers si sono presentati ad Arlington, dove stanotte si gioca, con dei parrucconi, hanno parlato di ciuffi ribelli, della criniera liscia del Packers Clay Matthews, si sono presi in giro e qualcuno ha deciso di eccedere con un copricapo da SpongeBob. I primi tre minuti uno spasso, poi uno show scadente e alla fine lo svacco. Certo, in campo ci va la gloria: le due squadre più titolate della Nfl, sei titoli per Pittsburgh, solo tre per i Green Bay ma ben 12 campionati se si contano anche gli anni in cui il Super Bowl non esisteva. Entrambe hanno vinto per due volte consecutive, gli Steelers addirittura in due occasioni, 1975-1976 e 1979-1980, e sono l’unica franchigia ad avere questo record. Ben Roethlisberger, il controverso quarterback di Pittsburgh, scende in campo per il terzo titolo (numero riservato a pochissimi) e il suo allenatore, Chuck Noll, sulla stessa panchina da 23 anni, è il più vincente di tutta la Nfl. Per non parlare del dna dei Packers, il loro primo tecnico era Vince Lombardi, l’uomo che ha vinto sette campionati compresi due Super Bowl, leggenda pura tanto che il trofeo della finalissima porta il suo nome. Il meglio è sommerso dalla gara tra Pizza Hut e Papa Johns per chi consegnerà più pomodoro e mozzarella nella notte in cui tutta l’America mangia davanti alla tv, dai pacchetti vip che vendono Super Bowl col concerto di Prince e post partita in compagnia di Snoop Dog, dalla lotteria che premierà due senza tetto con dei posti al Cowboys Stadium, dai dettagli sulla suite spaziale riservata a Christina Aguilera, cantante dell’inno, dagli studi sociologici che indagano sugli effetti collaterali di un Super Bowl senza cheerleaders, visto che le due squadre non le hanno. Tutto quanto fa spettacolo e così sia: il Super Bowl non può scoppiare, può solo aumentare a dismisura, però, se anche i campioni oggi hanno una parte nel reality, forse qualcosa è cambiato. Serpeggia il sospetto che si stia perdendo un ingrediente fondamentale, un sapore, una scintilla, un’idea, magari un ricordo.