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 2011  febbraio 06 Domenica calendario

Che bella situazione quasi quasi me la compro - Tino Sehgal, 34 anni, metà britannico e metà tedesco, è uno degli artisti più «caldi» del momento

Che bella situazione quasi quasi me la compro - Tino Sehgal, 34 anni, metà britannico e metà tedesco, è uno degli artisti più «caldi» del momento. Lo collezionano privati e musei pubblici. Lo scorso anno ebbe una mostra al Guggenheim di New York che fu acclamata dalla critica e nel 2012 per le Olimpiadi a Londra sta meditando un’opera per la famosa Turbine Hall della Tate Modern che si vocifera farà grande scalpore e più che altro molto rumore, cosa sia nessun lo sa. Infatti le opere di questo giovane rampante dell’arte contemporanea sono avvolte dal mistero. Non si possono fotografare, non si possono descrivere su un comunicato stampa e non si possono nemmeno portare a casa così facilmente se uno le compra. A questo punto mi chiederete; ma in cosa consiste l’arte di questo giovanotto? Gente. Esatto, perché le opere di Sehgal sono fatte da gente che parla o fa qualche cosa, tipo baciarsi o fare uno strip- tease davanti agli occhi increduli del visitatore del museo che fino a pochi secondi prima pensava che quel bel ragazzo o ragazza fosse solo una normale guardia del museo. Insomma se si dovesse definire l’arte di Tino Sehgal si potrebbe dire che si tratta di «arte orale», quindi un’arte molto in sincronia con i nostri tempi, particolarmente in Italia dove l’oralità, politica e sessuale, è diventata una pratica molto inflazionata recentemente. Si potrebbe dire che Sehgal è l’ultimo capitolo di quella lunga storia di quell’arte chiamata concettuale e contemporanea che vede la sua origine nel famoso orinatoio esposto come scultura nel lontano 1917 dall’artista Marcel Duchamp e che poi è passata, fra le tante cose, attraverso la scatoletta di merda e il fiato d’artista di Piero Manzoni, la risata di Gino De Dominicis, il bacio perfetto di James Lee Byars e la scatola da scarpe vuota di Gabriel Orozco. Dove si andrà a finire da Sehgal in poi è difficile immaginarlo. Coloro che davanti all’arte contemporanea sono sempre stati scettici vedranno in Sehgal l’ultimo chiodo sulla bara delle gratuite provocazioni. Ma Sehgal provocatore non è. La mostra al Guggenheim era una vera esperienza. Alla base della famosa spirale s’incontrava un bambino che ci chiedeva cosa era il progresso e mentre noi un po’ imbarazzati provavamo a spiegarlo lui ci accompagnava nelle mani di un adolescente che ci incastrava in un’altra conversazione e così di generazione in generazione si arrivava in cima alla rampa del museo di Frank Lloyd Wright un po’ stremati ma felici d’incontrare un signore abbastanza anziano che concludeva l’intera opera con le sue considerazioni per poi firmarla, come un vero quadro, dicendo; This Progress, Tino Sehgal, 2010 . Chi fa il saputello e pensa che questo tipo di arte si chiami «performance» rischia di prendersi un pugno in faccia dall’artista che assolutamente, fra le sue tante regole, vieta che si chiami così. Queste opere sono «situazioni». Il che fa senso perché quando uno si trova davanti a due giovani che si baciano appassionatamente sul pavimento di una sala di un museo non pensa «Ma guarda in che performance sono finito», ma dice «In che situazione imbarazzante mi sono messo». Se quello che vi ho detto fino ad ora vi ha fatto venire la voglia di acquistare per la vostra collezione un bel Tino Sehgal lo potete fare, anche se la cosa non è così semplice come comprare un quadro. Infatti l’artista non accetta di rilasciare nessun documento dell’avvenuta vendita. La transazione deve avvenire davanti a un notaio con vari testimoni e l’artista che trasmette verbalmente, a chi vuole l’opera, le istruzioni per poterla rifare a casa propria o al propriomuseo. Il Moma di New York ha comprato recentemente proprio Il Bacio pagandolo credo molte decine di migliaia di dollari. Il Centre Pompidou, che ha acquistato un’opera che s’intitola proprio Questa situazione , sei persone che bombardano lo spettatore con citazioni filosofiche, essendo un museo pubblico a differenza del Moma che è privato, si è messo in una bella grana con la propria contabilità che giustamente una ricevutina fiscale per questo tipo di acquisto la desidererebbe. A questo punto viene spontanea la domanda; visto che tutto è orale, anche il pagamento è dello stesso tipo? Guarda caso su questo l’artista fa un eccezione e molto felicemente incassa il valore dell’opera in contante, un assegno rovinerebbe l’autenticità del lavoro, anche se nel caso del Pompidou, che aveva problemi amministrativi a trovarsi all’angolo di una strada di Parigi con una borsa piena di euro, pare che l’artista abbia accettato un pagamento tramite bonifico bancario. Sehgal prima di decidere di fare l’artista orale ha studiato economia. D’altronde anche Jeff Koons prima di diventare uno degli artisti più famosi del mondo era stato un agente di Borsa. Per essere artisti bravi ma anche con i piedi sulla terra, ricordando che qualcuno l’affitto deve pagarlo, bisogna sapere fare bene i propri conti. Chi pensava che acquistare un orinale, una scatoletta di cacca o una scatola da scarpe vuota fossero già il colmo dell’assurdità, davanti alle opere di Sehgal sarà preso in contropiede. Un conto è avere sotto una teca di vetro un barattolo con scritto «merda d’artista» o sopra il divano un taglio di Fontana, ben altra cosa è trovarsi sul tappeto di casa due ragazzi che si baciano, oppure in cucina un’altra persona che mentre noi prepariamo la cena si mette a spogliarsi distraendoci. Se la tela con il taglio o il barattolino con le feci si possono mettere in un armadio quando ci hanno stufato, con le opere di Sehgal la cosa è più complicata. A meno che uno non decida di portarsi a letto il capolavoro, tanto è già stato pagato.