Varie, 7 febbraio 2011
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Suleiman Omar
• Qina (Egitto) 2 luglio 1936. Già capo dell’intelligence, dal gennaio 2011 vicepresidente dell’Egitto (il primo nella presidenza Mubarak, che gli diede l’incarico per cercare di placare la rivolta divampata in tutto il Paese) • «A Qina, dov’è nato [...] i clan dettano ancora le norme del codice d’onore, ogni torto impone la vendetta. Dalla polvere e dalla povertà dell’Alto Egitto, ha risalito il Nilo verso il Cairo. La stessa via percorsa dai fondamentalisti che si è trovato a combattere: lui è diventato generale, loro sceicchi dei Fratelli Musulmani [...] è stato per lungo tempo senza volto: solo nel 2000 il suo nome e il ruolo sono diventati pubblici. Indossa abiti di sartoria e cravatte raffinate, incontra diplomatici e leader internazionali. Resta più militare che politico, l’ufficiale di fanteria che Gamal Abdel Nasser aveva mandato a studiare dai sovietici, per poi richiamarlo con un avvertimento: “Torna da anti-comunista” [...] Gli analisti lo indicano come il nuovo faraone, un possibile successore a Mubarak. Con il presidente, l’alleanza si è saldata [...] anni fa. Il generale gli ha salvato la vita, quando ha imposto di usare l’auto blindata in una visita ad Addis Abeba. Il convoglio venne attaccato da un commando di estremisti, nessun’altra macchina avrebbe resistito al fuoco ravvicinato di undici kalashnikov. Suleiman era seduto al fianco di Mubarak, da allora non si è più allontanato. “Rappresenta un ponte tra l’esercito e i servizi di sicurezza — commenta Robert Springborg, direttore del London Middle East Institute — e questo lo mette in una posizione cruciale: ha le mani nella politica egiziana, senza doversele sporcare. Controlla anche la linea diplomatica del Paese”. Suleiman ha coltivato i rapporti con i Bush, padre e figlio, durante le due guerre del Golfo. Agli americani garantisce un approccio equilibrato, al Cairo — se dovesse diventare presidente — i due miliardi di dollari l’anno, elargiti dagli Stati Uniti in aiuti militari ed economici. “È un moderato, un uomo rispettabile — racconta un funzionario dell’amministrazione che ha lavorato con lui, alla rivista Atlantic Monthly —. Ma quasi nessuno conosce le sue idee politiche”. Ibrahim Issa, direttore del giornale Al Dustur, si è chiesto in un editoriale “Quando si deciderà a parlare?”. “La gente ha bisogno di sapere come la pensa, avere informazioni su di lui. — scrive Issa [...] condannato a sei mesi in carcere per un articolo sulla salute di Mubarak —. Tutta questa riservatezza non è più giustificata”. Gli egiziani lo hanno visto per la prima volta in faccia ai funerali di Hafez al-Assad [...] Marciava solenne con Mubarak, in diretta da Damasco. “Non si sono lasciati sfuggire il lato simbolico — continua l’Atlantic —. L’apparizione in pubblico di Suleiman è legata a un funerale e a una successione al potere”» (Davide Frattini, “Corriere della Sera” 15/1/2009).