Alvise Zorzi, Corriere della Sera 07/02/2011, 7 febbraio 2011
E NELL’OTTOCENTO VENNE DEFINITO «STRADA NAZIONALE»
Massima arteria e spina dorsale di Venezia, il Canal Grande era originariamente un fiume. Lungo le sue rive Venezia è nata, nel corso dei secoli si sono assiepati palazzi e chiese fino a farlo diventare, come affermava Philippe de Commynes, ambasciatore di re Carlo Ottavo di Francia, la più bella strada che esista al mondo «et la mieux maisonnée» , e la più adorna di belle case. Le sue rive erano congiunte da un solo ponte, in legno e levatoio per permettere il passaggio delle galee mercantili. Perché il Canal Grande era anche centro economico, grazie ai fondaci dei palazzi e alla vitalità mercantile di Rialto, per secoli vera e propria Manhattan del Mediterraneo. Questa vitalità ha comportato molti problemi, in qualche caso affini a quelli che conoscono le città motorizzate d’oggigiorno. «La città nostra, che per gratia di Dio è tanto cresciuta, fa moltiplicare le barche, navilij e gondole, in quantità, che il canale tutto ne è impedito» , scriveva nel 1551 un politico incaricato di un’inchiesta. Anche nel Settecento il traffico è vivacissimo, basta guardare le vedute del Canaletto. Di chi era la giurisdizione? Poiché non esisteva una autorità municipale, erano gli organi dello Stato a occuparsene: prima di tutto il Collegio Solenne alle Acque, presieduto dal doge, e gli organi che ne facevano parte. Su ponti e canali avevano giurisdizione anche i Provveditori di Comun, per l’ambiente i Provveditori alla Sanità, per l’escavazione i Giudici de Piòvego. Comunque, l’intrico delle giurisdizioni veniva superato dagli interventi della magistratura alle Acque, e dall’autorità del Senato. Caduta la Repubblica, sul Canale ci sono giurisdizioni miste; nel 1881, quando incomincia il servizio dei vaporetti, la famosa arteria era classificata come «strada nazionale» .
Alvise Zorzi