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 2011  febbraio 07 Lunedì calendario

E LA CAMERA SI PREPARA A VOTARE IL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE CON I PM —

Il primo atto parlamentare in materia di giustizia, dopo il voto dell’Aula di Montecitorio giovedì scorso sul Rubygate, riguarderà ancora l’inchiesta della Procura di Milano che vede indagato il premier. Non il processo breve (che in ogni caso non verrebbe riproposto con la norma transitoria che avrebbe mandato al macero migliaia di processi). Né la legge sulle intercettazioni. «La road map dei provvedimenti su cui si concentrerà il governo non è ancora stata messa a punto» , spiegano al ministero di via Arenula. Mentre mercoledì prossimo il Consiglio dei ministri si concentrerà sul pacchetto-economia. Ecco invece la novità: la Camera potrebbe sollevare, su richiesta dei legali del premier, il conflitto d’attribuzioni contro la Procura davanti alla Corte Costituzionale. Con una Relazione messa a punto prima dalla Giunta per le autorizzazioni e poi dall’Aula, che in un caso del genere vota a maggioranza assoluta (cioè con almeno 316 voti a favore) ma, a differenza della settimana scorsa, a scrutinio segreto. Ufficiosamente e chiarendo che parla dal punto di vista procedurale, Niccolò Ghedini sostiene che per imboccare questa strada «bisognerà attendere fino a quando il gip del capoluogo lombardo si sarà pronunciato sulla richiesta della Procura di sottoporre a giudizio immediato Berlusconi» . La Procura ha fatto slittare questa sua iniziativa, già annunciata per venerdì scorso in forza di una «prova evidente» del reato, ai primi giorni di questa settimana poiché deve sciogliere i residui dubbi giuridici sulla possibilità di perseguire il giudizio immediato solo per la concussione o anche per la prostituzione minorile di Ruby. Ma soprattutto Ilda Boccassini e i suoi colleghi devono valutare come comportarsi dopo il verdetto della Camera. Dal momento che la valutazione dell’organo parlamentare non è sindacabile da parte della autorità giudiziaria né sotto il profilo formale, né sotto il profilo sostanziale, per esplicita previsione dell’articolo 9, comma 3, della legge costituzionale numero 1 del 1989. Potrebbe essere anche la Procura a sollevare conflitto di attribuzioni nei confronti della Camera, non appena le verrà notificata la decisione di Montecitorio. Ma se la Procura dovesse continuare a tenere presso di sé il processo, senza passare la mano al Tribunale dei ministri, compiendo altre indagini e magari chiedendo il giudizio immediato al gip (che ha cinque giorni per decidere), così come è stato ribadito dai pm subito dopo il voto della Camera, allora, la maggioranza è pronta a prendere l’iniziativa del conflitto, per via parlamentare, su richiesta dei legali del premier. «Ciò potrebbe avvenire nel giro di un paio di settimane — afferma il vice capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliariello— seguendo passo passo il precedente che ha riguardato il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli» .
M. Antonietta Calabrò