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 2011  febbraio 06 Domenica calendario

«LA MIA SFIDA A NEW YORK NEL TEMPIO DELLA RICERCA. VOGLIO VINCERE LE LEUCEMIE» —

Mamma Gina adesso si commuove al telefono quando ripensa alla prima elementare della sua primogenita Luisa. «Scrisse un pensierino che vollero leggere in tutta la scuola: "Da grande aprirò una farmacia che si chiamerà l’Isola della guarigione della dottoressa Luisa Luciani"» . Lei, che non sta a casa con la mamma a guardare la tv, ma a lavorare in laboratorio anche se è sabato pomeriggio, scoppia a ridere: «Davvero ha detto questo? Beh sì, mi sono sempre sentita un po’ Madre Teresa» dice con quel pizzico di autoironia che fa di una ragazza intelligente e preparata una persona matura. Tra poco più di un mese, il 10 marzo, partirà per New York, dove ha vinto un post dottorato al Cancer center del Memorial Sloan Kettering, il più antico e famoso centro privato del mondo, che si occupa di prevenzione, cura e ricerca sul cancro. Insegue un sogno: scoprire come sconfiggere una volta per tutte la leucemia. Luisa Luciani ha 29 anni, è la prima di tre figli (Federica lavora in banca e Riccardo sta per laurearsi in Ingegneria civile) ed è nata in un piccolo paese della provincia di Pescara, una frazioncina dove si festeggia la Madonna nera di Loreto, Castellana di Pianella. Il papà Alfredo aveva una piccola impresa edile, ora è in pensione. La mamma è sempre stata a casa a badare ai figli. «Tutti e tre— dice mamma Gina — sono sempre stati portati per lo studio» . Soprattutto Luisa, che ha appena terminato i suoi quattro anni di dottorato internazionale nell’unica sede italiana dell’European molecular biology laboratory, l’Embl. E che ora si appresta a trasferirsi dall’altra parte del mondo per non smettere di sognare. «Fuori dall’Italia ci sono un sacco di opportunità — spiega lei con quel suo piglio pratico che la mamma le riconosce fin dall’infanzia —. In Italia c’è troppa burocrazia e ci sono troppi favoritismi. Sono rari gli istituti che dispongono di risorse economiche adeguate. Non puoi fare ricerca come vuoi, seguire i tuoi esperimenti in libertà, non sai se dopo qualche mese finiranno i soldi e non potrai continuare ad occuparti del tuo progetto» . Così Luisa, diploma con il massimo dei voti allo scientifico Galilei di Pescara, poi laurea in Biotecnologie farmaceutiche con il 110 e lode a Bologna con una tesi sull’Alzheimer, quindi dieci mesi di borsa di studio in Scozia all’Università di Dundee, ha semplicemente mandato una mail. La signora Gina dice che «sa parlare l’inglese meglio dell’italiano» . «Ho scritto al capo con cui lavorerò, gli ho detto che volevo fare un post dottorato nel suo laboratorio. Lui mi ha risposto di farci una chiacchierata al telefono. Abbiamo parlato per un’ora. Poi ha voluto tre lettere di referenze. Quindi mi ha invitata a New York per un colloquio. Ci sono andata a settembre» . Il lavoro, alla fine, Luisa l’ha ottenuto. E lei, la giovane abruzzese di provincia che ha scalato una montagna, è felice. «Lì fanno ricerca ad altissimo livello. Penso di rimanere a New York per tre, quattro anni, certo dipenderà anche dalle pubblicazioni che farò, devo darmi da fare» . Non le spiace che la sua vita sia così piena di lavoro. «Per me lavoro è passione, ma questo non significa che non mi diverta e che non abbia amici. Quando stavo all’Università a Bologna, andavo a ballare, uscivo nel weekend con le amiche. Adesso vado a cena, a teatro, ai concerti» . Una ragazza normale, insomma, come ce ne sono moltissime in Italia, tutte quelle di cui non si legge tanto spesso sui giornali. «Non ho un fidanzato — continua Luisa —. Ma è solo perché non ho trovato la persona giusta, non ancora. Io voglio sposarmi, voglio avere dei bambini e, chissà, forse un giorno tornerò in Italia. Ma solo se potrò lavorare con la stessa efficienza con cui si lavora all’estero. Non mi interessa avere la cattedra di professore se poi non ho i soldi per la mia ricerca» .
Mariolina Iossa