Stefano Montefiori, Corriere della Sera 06/02/2011, 6 febbraio 2011
L’INTROVABILE LIBRO FRANCESE CHE ISPIRA LA GUERRA DI PETRAEUS — C’è
un libro francese di cinquant’anni fa sul comodino di David Petraeus, il generale americano che ha raddrizzato la situazione in Iraq e che è chiamato dal presidente Obama a fare lo stesso in Afghanistan. «I Centurioni» , di Jean Lartéguy, quando uscì nel 1960 in Francia fu un best-seller da mezzo milione di copie; in America invece ne vendette poche centinaia, ma tutte o quasi comprate dagli ufficiali dell’esercito Usa, che da allora se lo contendono come un prezioso compagno di battaglia. A lungo introvabile in edizione inglese, un esemplare di «The Centurions» in buono stato è arrivato a costare 1.700 dollari su Amazon, finché il generale Petraeus ha contattato l’editore. «Sono vecchio ormai — ha detto a Slate. com Jed Clauss, della casa editrice Amereon —, non faccio queste cose per soldi. Ma David Petraeus mi ha chiesto di ristamparlo, e ho accettato» . Cos’ha di tanto importante per i soldati americani un romanzo scritto da un ex resistente gollista, poi inviato di guerra di Paris Match, che racconta eroismi e sofferenze dei paracadutisti francesi nelle campagne — peraltro fallimentari— di Indocina e Algeria? Lo ha provato a spiegare una volta Stanley McChrystal, predecessore di Petraeus a Bagdad e a Kabul: «In Iraq, contro Al Zarqawi, avevamo questo senso della missione da compiere, avevamo una passione... I ribelli lottavano per una causa, ma anche noi ce l’avevamo, una causa. Un grado di coesione come quella dei parà di "The Centurions". Menavamo Al Qaeda in Iraq come Rocky Balboa picchia allo stomaco di Apollo Creed» . Rispondere agli attacchi non convenzionali con mezzi non convenzionali. Opporre alle ragioni dei nemici convinzioni altrettanto solide. Calarsi nel territorio e nella mentalità dell’avversario, conquistare la fiducia dei civili per togliere al nemico l’appoggio della sua popolazione. Lontano dai concetti di «guerra chirurgica» e di combattimento-videogioco, il Raspéguy protagonista dei «Centurioni» è ispirato al generale Marcel Bigeard, morto nel giugno scorso, del quale Petraeus tiene una foto con dedica sulla scrivania, dopo avere intrattenuto con lui trent’anni di corrispondenza. «In questo tipo di guerre— dice Raspéguy/Bigeard in Indocina— ci vogliono uomini astuti, capaci di combattere lontano dal mucchio e di essere bracconieri e missionari allo stesso tempo» . E in Algeria: «Dobbiamo dividere i ribelli dalla gente comune. Solo allora potremo combattere ad armi pari» . È il cuore della «dottrina Petraeus» come viene spiegata nel «Field Manual» dell’esercito Usa da lui rivisto e corretto cinque anni fa. Dai «Centurioni» , nel 1966, venne tratto un film con Anthony Quinn, Alain Delon e Claudia Cardinale. Vagamente pacifista, la pellicola tradiva il senso di un romanzo amato — prima che da Petraeus — da molti altri, tra i quali Pino Rauti e l’estrema destra europea. Al libro di Lartéguy— che neofascista non era — si deve anche la prima situazione «ticking time bomb» , nella quale l’ufficiale francese sa che entro ventiquattr’ore 15 bombe scoppieranno ad Algeri e cerca di fare parlare il prigioniero, mentre le lancette dell’orologio scandiscono il tempo che resta. Uno schema che decenni dopo sarà al centro di tutta la serie americana «24» . Come i centurioni combattevano alla periferia di un Impero romano minato dalle lotte politiche interne, in Indocina e in Algeria i parà francesi non ce l’hanno fatta: il generale Raspéguy/Bigeard è un beautiful loser. David Petraeus ne imita il disperato coraggio scegliendo proprio lui, magnifico perdente, come guida nella campagna di Afghanistan.
Stefano Montefiori