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 2011  febbraio 06 Domenica calendario

CAMERON: «IL MULTICULTURALISMO, UN FALLIMENTO» —

Il premier britannico dichiara guerra al multiculturalismo e volta pagina nella politica sull’immigrazione. «Basta con la tolleranza passiva» . I diritti delle minoranze etniche e religiose vengono dopo il dovere, che esse hanno, di imparare e di rispettare le norme etiche e giuridiche della società e dei Paesi democratici dove vivono. Le nuove strategie che governano le relazioni fra le civiltà, e soprattutto fra la civiltà occidentale e la civiltà islamica, vengono riassunte da David Cameron in due parole: «liberalismo muscolare» o, in traduzione più morbida, «liberalismo vigoroso» . Il numero uno di Downing Street, che sceglie la platea della conferenza sulla sicurezza a Monaco per lanciare la sua campagna, straccia le teorie relativiste con l’assunto secondo cui le comunità possono formarsi e svilupparsi in contesti urbani vicini ma distinti, con modalità di comportamento anche conflittuali fra loro, seguendo i canoni morali e di costume imposti dalle rispettive storie, e prospetta un equilibrio con altre fondamenta: «Con la dottrina del multiculturalismo abbiamo incoraggiato differenti culture a vivere separatamente. Abbiamo fallito nel garantire la visione di una società unica. Abbiamo tollerato che queste comunità segregate potessero agire contro i nostri principi. Se un bianco esprime concetti razzisti, giustamente, lo condanniamo. Ma quando punti di vista e pratiche ugualmente inaccettabili provengono da chi non è bianco diventiamo troppo cauti, persino timorosi nel prendere posizione contro di essi» . Il «liberalismo muscolare» o vigoroso, nella versione di David Cameron, significa percorrere strade alternative, più severe. Dunque, per appartenere al Regno Unito si deve credere ai valori che sono nati e si sono consolidati nel Regno Unito, i valori dell’uguaglianza fra i sessi, della democrazia politica, delle libertà. Queste sono le premesse dell’integrazione. Se altrimenti, afferma il premier conservatore, si ammette, magari col silenzio, che i gruppi di immigrazione possono costituirsi in entità autoregolamentate e chiuse, estranee ai codici della nazione che li ospita, allora si favorisce l’insorgere dei ghetti e del razzismo, inoltre si sottovaluta il pericolo del terrorismo. Il fanatismo ideologico, infatti, si consolida nelle comunità che non hanno contatti con l’esterno, che si chiudono, che rifiutano di capire e di adeguarsi agli stili e ai valori occidentali. L’avvertimento di Cameron esce dai confini del Regno Unito: «L’Europa deve svegliarsi e deve rendersi conto di ciò che sta accadendo nei nostri Paesi. Abbiamo bisogno di essere assolutamente chiari sulle origini degli attacchi terroristici e su come si diffondono le ideologie estremistiche islamiche che vi stanno dietro» . È quindi necessario prendere atto che le politiche fino a oggi adottate mostrano il passo e si rivelano fallimentari perché non hanno contrastato quelle derive terroristiche che non rappresentano l’islam e che ne offrono, semmai, una interpretazione integralista e pericolosamente sbilanciata. Nessuna condiscendenza, allora, verso il multiculturalismo che, nel giudizio di Cameron (in verità molto simile a quello già espresso dal laburista Tony Blair), favorisce lo scontro anziché il confronto e che accoglie le ambiguità di molte organizzazioni operanti in un’area ideologica di confine, un’area che non condanna esplicitamente l’estremismo. «È legittimo chiedersi: queste organizzazioni sono a favore dei diritti umani? Credono nella democrazia? Credono nell’uguaglianza di fronte alla legge? Incoraggiano l’integrazione o incoraggiano la segregazione e il separatismo culturale?» . Il messaggio è chiaro: nessun aiuto e nessun finanziamento saranno ammessi. E non si avvierà nessun dialogo in assenza di pronunciamenti che ripudiano il fanatismo e accettano le leggi britanniche. O da questa parte o dall’altra. Londra manda in soffitta la «tolleranza passiva» .
Fabio Cavalera