Barbara Romano, Libero 6/2/2011, 6 febbraio 2011
«VOTO PD MA LA SINISTRA MI ODIA»
«Tutti a dire il premio Strega, il premio Strega. Ma a me m’ha stravorto la vita ‘sto premio Strega. Io ero abituato a fare passeggiate in paese, a starmene con gli amici al bar. Tutto finito. Nun se ne pò più. M’hanno sequestrato». Ma si vede che al sequestro letterario Antonio Pennacchi, classe 1950, c’ha preso gusto. Già, perché dopo essersi accaparrato con Canale Mussolini (Mondadori) il premio letterario più ambito d’Italia l’anno scorso, con grande scorno dell’intellighenzia di sinistra, ha già dato alle stampe un altro romanzo, Le iene del Circeo (Laterza). E ora si accinge a ripubblicare, sempre con Mondadori, il suo primo libro, Mammut, uscito con Donzelli nel 1994. Lo troviamo nel salotto di casa che cristona al telefono con il malcapitato impiegato della casa editrice, mentre corregge le bozze della prefazione.
Come ha fatto a vincere il premio Strega lei che ha sempre snobbato gli intellettuali radical chic? «È la sinistra che nun me vo’. Ma sti cazzi». Comemailasinistranonamaunoscrittore come lei che si professa «marxista leninista stalinista»?
«Perché non sono uno di loro. Ma li rispetto». Alla faccia. A Gianni Vattimo lei disse: «Vedi d’annattela a pija ‘n der culo». «Mbè? Perché, n’ se pò mannà ’ffanculo Vattimo?».
Oggi si sente più fascio o comunista?
«Comunista. Tra la dittatura della borghesia e quella del popolo, io preferisco la dittatura proletaria. Io sono uno scrittore della classe operaia».
Il suo politico preferito adesso chi è?
«Gli unici politici che stimo sono Massimo D’Alema e Gianfranco Fini». Sarebbe contento se si alleassero? «Ma che me frega a me... Io faccio lo scrittore, mica il politologo».
Si realizzerebbe la sua utopia fascio comunista. «E basta co’ ‘ste categorie novecentesche, il Muro è caduto...».
Destra e sinistra non esistono più...
«Certo che esistono, ma patria e nazione sono valori di sinistra». Sta dicendo che ha votato Francesco Storace alle ultime elezioni?
«No, ho votato Pd».
Le piace questo Pd?
«Assolutamente no, ma voterò chiunque il Pd deciderà di farmi votare». Anche Pier Ferdinando Casini, il candidato sponsorizzato da D’Alema? «SeD’AlemamedicedevotàFrancesco Totti, pure er Pupone voto».
E di Papi che opinione ha?
«Come politico, Berlusconi è stato una disgrazia per il nostro Paese».
Come uomo?
«Mi suscita pietas».
Per il caso Ruby?
«Se qualunque altro essere maschile di questo Paese fosse stato accusato della metà dei reati che vengono imputati a lui, l’avrebbero già sbattuto dentro e buttato via la chiave».
Che opinione ha dei magistrati?
«Tanta fiducia nell’amministrazione della giustizia non ce l’ho. Però non è che ce se possa fida’ o non fida’ dei magistrati a seconda delle convenienze. Io credo che ci sia un problema della giustizia in Italia, ma che riguarda tutti».
È vero che lei negli anni Settanta simpatizzava per le Br? «Per tanti anni ho pensato che noi avessimo il dovere di abbattere lo Stato borghese. Oggi sono un non violento, alla don Primo Mazzolari: “Non uccidere”. Allora pensavo che alla violenza dello Stato e dei padroni non si potesse che rispondere con la violenza proletaria». Lei muove i primi passi nel Msi. Come si è ritrovato nei marxisti leninisti di Servire il popolo?
«I missini m’hanno espulso».
Perché?
«Perché nel ‘67 organizzai con mio fratello Gianni una manifestazione antiamericana per la pace nel Vietnam. Io stavo nel Msi perché me piaceva fa’ casino. Quando me cacciarono andai nel Movimento studentesco, perché facevano casino pure là».
Poi si iscrisse al Pci.
«E me scancellarono pure da là».
Come ha fatto a farsi cacciare anche dalla Cgil e dal Psi? «M’hanno sbattuto fori tutti, che ce posso fa? L’unico posto da cui non m’hanno espulso è la tifoseria della Roma».
Fu Sergio Cofferati a cacciarla dalla Cgil. Che aveva fatto? «Io ero il punto di riferimento dei miei mille compagni di fabbrica. Le mie visioni divergevano dalle sue anche nelle forme di lotta. Se c’era da mena’ un caporeparto, je menavo».
Per questo il Cinese la cacciò?
«Sì. Ma ci siamo telefonati poco tempo fa e oggi siamo in buoni rapporti». Che opinione ha di Susanna Camusso? «Mi sta sicuramente più simpatica di Epifani. E trovo apprezzabile il suo tentativo di mediare con la Fiom».
Lei avrebbe sottoscritto l’accordo con Sergio Marchionne su Fiat Mirafiori? «No. Certo, la fabbrica doveva recuperare produttività, ma questo andava fatto assieme. L’errore di Marchionne è stato voler passare sulla testa degli operai. E la colpa della Fiom, provocare la rottura dell’unità sindacale».
Cosa si prova nel vincere lo Strega?
«Ero contento per la mia famiglia. E per la mia città: a Latina tutti dicano “avemo vinto lo Strega”». Per se stesso no?
«A sessant’anni non c’hai più bisogno che te lo dicano gli altri che sei bravo». Ma il suo primo libro, Mammut, ricevette 55 rifiuti da 33 editori. Non fu mai tentato di mollare?
«No, anzi, ogni volta che il libro mi tornavaindietroeraunostimoloinpiùper aggiustarlo». Lei detesta tanto Berlusconi ma non disdegna la sua casa editrice.
«Sto con Mondadori perché m’ha pijato. L’artri m’hanno rifiutato tutti: da Feltrinelli a Editori Riuniti, a Rizzoli». Ma Donzelli no. Perché si è interrotto il rapporto?
«Perché nun pagava».
Quanto ha incassato con il libro che le ha fatto vincere il premio Strega? «So’ cazzi mia. Perché non mi chiede hquanto ho guadagnato fino al giorno prima?».
Quanto ha guadagnato fino al giorno prima? «Mai ‘na lira». Considera ancora il Duce uno statista? «Ho solo detto che era uno statista se paragonato a Berlusconi. Pure Mussolini andava a donne, ma non le faceva diventare parlamentari o ministre. E non andava a minorenni».
Canale Mussolini diventerà un film?
«Non lo so, deciderà mio figlio, che si occupa dei diritti cinematografici. Non è che se tagliamo le vene se non si fa il film. Mio fratello è figlio unico, il film tratto dal Fasciocomunista, non m’è piaciuto tanto. Per cui, o si fa un bel film, o è meglio che non si faccia». SuofratelloGianniinfattinonsiriconosceva nel film, ma neanche nel libro. Si lamentava che lei non avesse fatto fare una bella fine a Manrico, il personaggio a lui ispirato.
«Ma se le ragazzine erano tutte pazze di lui... Soprattutto dopo aver visto il film. “Ti prego”, mi imploravano, “risuscita Manrico!”».
Grazie, l’attore era Scamarcio...
«Mannò, è perché a mio fratello j’ho fatto un monumento». Intanto, nel Fasciocomunista lo fa morire ammazzato da due poliziotti. Cosa aveva Gianni che lei gli invidiava tanto? «I sòrdi. Lui prendeva uno stipendio da giornalista, io da operaio».
Lei si considera un bravo scrittore?
«Il talento c’è in ogni essere umano. Sono le condizioni in cui viviamo che sviluppano certe qualità invece di altre. Ma nell’opera d’arte il talento, come diceva Mark Twain, conta per il 2%. Il restante 98% è disciplina, regola, fatica, mestiere. La scrittura esige una sottomissione al talento lavorando sodo, come un operaio. Il mio solo merito è di essermi sottomesso al mio demone. Tutto il resto io lo devo».
A chi?
«Alla mia famiglia. La mia lingua deriva dalla grande capacità di ascolto che ho sviluppato nella casa in cui sono cresciuto, dove si raccontava molto. Nonno Pennacchi, che veniva dall’Umbria, era analfabeta ma conosceva alcuni canti dell’Inferno a memoria. Nel ramo materno, che era di origini venete, c’erano i filò, tradizionali racconti popolari. Io vengo da una grande famiglia di narratori rurali e dalle battute mordaci della fabbrica e del bar. Non faccio che letterarizzare la lingua parlata». Ma lei si reputa un grande o no?
«Sono le condizioni storiche che hanno fatto di me un grande scrittore». Modesto. «Che è colpa mia se i grandi romanzi in Italia finora non erano mai stati scritti». E lei sarebbe il primo?
«Il romanzo nazionalpopolare arriva in Italia solo adesso che approdano alla letteratura le classi subalterne. È la prima volta che lo Strega lo vince un operaio. Io porto le storie vere. Loro che cazzo c’hanno da racconta’?».
Loro chi?
«Nun me faccia fa’ nomi».
Non c’è neanche un bravo scrittore oltre lei in Italia? «Ma certo: Silvia Avallone, Daria Colombo, Chiara Valeri, Chiara Gamberale, Erri De Luca...».
Aldo Grasso ha scritto che lei si è fatto “ridicolizzare dal trash” nel programma tv di Barbara D’Urso. «Ma veda d’annà ‘ffanculo Aldo Grasso. Je rode er culo perché pubblico con Mondadori».
Franco Cordelli ha scritto che lei ha vintosoloperchéCanaleMussolinièuscito con Mondadori e che «il libro di una vita non vale uno Strega».
«E chi cazz’è? Ce provasse lui a fa un romanzo». È stato lei nella prefazione a scrivere di esserevenutoalmondoperscrivereCanale Mussolini. Adesso che ha pubblicato «il libro della vita» cos’altro le resta da scrivere?
«Il libro della morte».