Daniele Lepido, Il Sole 24 Ore 6/11/2011, 6 novembre 2011
IL TABLET SEGNA IL TRAMONTO DEL PC
Se Charles Darwin vivesse ai giorni nostri di mestiere farebbe il consulente hi-tech e le sue teorie potrebbero scalzare il pur brillante show con il quale Steve Ballmer, numero uno di Microsoft, ha aperto ieri (5 gennaio) le danze dell’edizione 2011 del Consumer electronic show di Las Vegas. Con il senno del poi, infatti, l’evoluzionismo del vecchio Charlie parrebbe applicabile anche al mondo del computing, dove le mutazioni genetiche che generano innovazione sono frutto di uno "scarto di lato" dell’industria, ansiosa di solleticare desideri non ancora "desiderati".
Un grosso lavorìo sulle pulsioni al consumo di cui è caposcuola Apple, che ha sfornato l’iPad quando l’homo sapiens dell’informatica era ancora il computer, in quella scala evolutiva che vede affacciarsi almeno tre anelli inediti di un Dna in totale stravolgimento, come suggerisce Kumu Puri, analista di Accenture: il boom delle "tavolette", l’affermarsi deisuperfonini 4G e la fuga dei sistemi operativi dagli hardisk dei nostri pc verso la cloud, la nuvola di applicazioni e servizi inventata da Google. Ci sarebbe, poi, anche la morte del web, inteso come interfaccia grafica navigabile, oggi in via d’estinzione almeno secondo il padre nobile di Wired, Chris Anderson, sostituita dal mondo delle "app", ma forse questa è davvero un’altra storia.
Sempre secondo uno studio di Accenture realizzato su un campione di 8mila persone sparse in otto paesi, nel 2010 il 28% degli intervistati ha acquistato un desktop o un portatile, percentuale che scenderà per l’anno appena iniziato al 17% (quindi con un calo di quasi il 40%). Trend opposto per i tablet, che dovrebbero passare dal 3 all’8%, una stima forse troppo timida ma già indicativa. Come nei disegni che illustravano sui vecchi dizionari l’evoluzione dell’uomo, oggi la parte dell’australopiteco la fanno sempre di più i personal da tavolo in un’era in cui anche i portatili sanno di vecchio e persino il fuoco (di paglia?) dei netbook – i mini pc a basso costo inventati dalla Asus – potrebbe essersi chetato dopo aver trainato per un buon biennio la componente hardware dell’industria. Eppure tra il computer e il tablet si collocano gli smartphone, meglio se sono superfonini, in grado di navigare in rete, con schermo di oltre 3 pollici, a patto che sappiano la lingua dell’Lte, il nuovo standard di connessione che negli Stati Uniti sta soppiantando il Gsm, da queste parti mai veramente decollato come in Europa.
Ma i piatti forte di Las Vegas sono anche altri, a partire dalla guerra sulle piattaforme per i nuovi tablet, con da una parte Apple e il suo sistema chiuso e dall’altro Android di Google, nella versione per display più grandi ribattezzata Honeycomb, ma anche il sistema operativo Qnx, prodotto dall’omonima azienda acquistata da Rim, la casa del Blackberry, che promette di fare gola a un pubblico di professionisti. In un’industria nella quale i ruoli vengono continuamente riscritti, l’altro match di rilievo è quello tra i produttori di televisori e i padroni della rete, come vengono chiamati i soliti Google, Apple ma anche Facebook, che portano sul display del salotto l’interazione di internet. Peccato che la Google Tv abbia subìto più di un ritardo mentre i film on demand di Cupertino sembra stiano partendo solo ora, dopo anni di dormiveglia della Apple Tv, aspettando che Microsoft faccia la sua mossa e senza dimenticare il Cubovision di Telecom Italia, presente a Las Vegas nello stand della Intel.
C’è poi da chiedersi quale ruolo potranno avere, in un’ottica di convergenza multimediale, tutti gli altri gadget dell’industria elettronica, a partire dalle fotocamere compatte le cui funzioni sono ormai dignitosamente espletate da qualsiasi cellulare "intelligente", e lo stesso discorso vale anche per i lettori di musica, a partire dall’iPod. Chissà mai che un giorno (lontano) non imbocchi anche lui la via dell’estinzione, fagocitato dall’ingombrante multifunzionalità dei suoi cugini maggiorati (iPhone e iPad). Ma a tenere in vita questi prodotti sarà probabilmente un’astuta politica commerciale, fatta di prezzi molto sexy.