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 2010  dicembre 12 Domenica calendario


LA SOLUZIONE «EUROBOND» E LE RIFORME NECESSARIE

Pare certo che il Consiglio europeo di fine settimana non tratterà del tema eurobond (titoli di «Stato» europei) per l’ opposizione franco-tedesca ed è un vero peccato che l’ Italia arrivi a questo vertice politicamente debolissima. La proposta degli eurobond fatta da Tremonti e dal presidente dell’ Eurogruppo (i ministri finanziari di Eurolandia) Juncker ha infatti una forte componente italiana. Da tempo il nostro ministro dell’ Economia, la cui affidabilità europea e internazionale è ormai riconosciuta, coltiva l’ idea degli eurobond che anche altri hanno avanzato. Tra i più autorevoli ricordiamo Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi nonché altre personalità come Mario Monti. Infine vari accademici, tra cui lo scrivente, l’ hanno sostenuta e argomentata ripartendo dall’ idea di Delors degli Anni 90. La proposta degli eurobond ha adesso un carattere quasi-istituzionale europeo essendo stata cofirmata dal presidente del Consiglio dei ministri finanziari di Eurolandia (Juncker). Interessante è anche che gli autori l’ abbiano presentata sul massimo quotidiano finanziario internazionale (molto seguito dai mercati) e che autorevoli commentatori abbiano considerato l’ iniziativa cruciale (che ovviamente altri hanno criticato) per una Eurolandia oggi percorsa da una crisi che è più di identità e di governance che economico-finanziaria. La proposta Tremonti-Juncker consiste, in sintesi, nel far emettere eurobond, da una agenzia di debito europea (Eda), fino a un ammontare pari al 40% del Pil di ciascuno Stato membro per assorbire titoli di Stato dei singoli Paesi membri sia di nuova emissione sia circolanti sul mercato. Gli eurobond avrebbero sui mercati tassi contenuti data la loro credibilità rispetto a quelli nazionali (fatti salvi quelli tedeschi) sia perché hanno una forza consolidata europea sia perché sono una entità accettabile se rapportati al Pil della Uem e Ue. Per la parte di titoli di Stato «nazionali» non sostituti da eurobond, i singoli Paesi dovrebbero finanziarsi direttamente sui mercati pagando interessi minori di quanto sia oggi necessario senza tuttavia ridurre il rigore di bilancio vigilato dall’ irrigidimento in corso del Patto di stabilità europeo. Altri tre ulteriori aspetti andrebbe chiariti e affrontati in relazione agli eurobond. Il primo aspetto riguarda la modifica dei Trattati europei. Non riteniamo sia necessaria per varare gli eurobond in quanto l’ Eda potrebbe essere la trasformazione del Fondo di intervento (Efsf) già operativo da agosto come società di diritto lussemburghese con una dotazione potenziale di 440 miliardi di euro da raccogliere con emissioni obbligazionarie per sostenere poi singoli Paesi della Uem in crisi di finanze pubbliche come è accaduto soprattutto per l’ Irlanda. Il secondo aspetto riguarda il processo di coordinamento di politica economica e fiscale tra gli Stati di Eurolandia che troverebbe negli eurobond un forte collante senza il quale anche l’ euro potrebbe essere a rischio con l’ ottima Bce costretta (come da tempo fa la Fed che pare essere banca centrale solo perché ci inonda di dollari!!) a operazioni contrarie alle sue ragioni fondanti. Il terzo aspetto riguarda lo sviluppo. Se si limita il problema europeo alla correzione, pur indispensabile, dei debiti e dei deficit pubblici che comportano tagli di spesa e più tasse, si possono colpire anche quegli investimenti in infrastrutture e in ricerca scientifica e tecnologica che sono necessari per la produttività e la competitività internazionale. Con l’ emissione degli eurobond questo rischio si attenua a scala nazionale ma non basta. E allora bisogna ulteriormente innovare. Così se l’ Eda potesse fare anche emissioni obbligazionarie speciali garantite dalle riserve auree ufficiali (il cui ruolo va riconsiderato perché la credibilità di una banca centrale non dipende più da loro) dei Paesi che lo richiedessero, allora si potrebbero avere due vantaggi: si raccoglierebbe parte della enorme liquidità internazionale che circola e che cerca una garanzia reale forte come quella dell’ oro; si attenuerebbero le resistenze della Germania che non rischierebbe più di altri su queste emissioni in quanto vi è la garanzia aurea. Qui peserebbe molto anche l’ Italia visto che con circa 2.451 tonnellate di riserve ufficiali è il terzo detentore al mondo dopo Usa (8.133 tonnellate), Germania (3.406) e prima della Francia (2.435). Anche sotto questo profilo le tre economie continentali europee maggiori (con riserve auree superiori a quelle Usa e con un Pil pari al 64% di Eurolandia) devono integrarsi di più e potrebbero farlo affidando all’ Eda «aurea» il compito di scegliere quegli investimenti che servono a tal fine. Perché solo puntando su riforme di lungo andare la Uem si rafforzerà. Questi sono i temi su cui l’ Italia dovrebbe concentrarsi sollevandoli anche nell’ imminente vertice europeo per spingere la Uem a progettarli esecutivamente. Purtroppo gran parte del governo ma anche della nostra classe politica è impegnata in tutto fuorché nelle vitali tematiche europee alle quali spesso richiama incisivamente il presidente Napolitano.
Alberto Quadrio Curzio