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 2010  ottobre 21 Giovedì calendario


QUANDO MAFAI VENNE ESPULSO DALLA «SCUOLA LIBERA DI NUDO»

«Ho il dovere di riferire, nell’interesse della serietà e del regolare andamento della Scuola Libera del Nudo, che l’alunno della scuola stessa, Mafai Mario, durante i tre anni che ha frequentato tale scuola, si è comportato sempre in modo scorretto, mancando perfino di rispetto al sottoscritto nella scuola stessa, tanto da indurre molti allievi italiani e stranieri costituitisi in commissione, a fare le loro proteste. Mi limito ad accennare che detto Mafai, nel corrente anno scolastico, ha organizzato una specie di combriccola formata dagli alunni Bonichi Gino (poi diventato famoso col nome Scipione n.d.r.) Lazzari Domenico, D’Amore Rosario, Pavia Goffredo, Frezzan Edelweiss, ed altri, allo scopo di propagare un’arte nuova (secondo lui). Tale propaganda viene fatta da costoro con pubblicazioni straniere e sgorbi artistici e conferenze che naturalmente producono sulla scolaresca un profondo disgusto».
La lettera, scritta nel 1927 da Antonino Calacagnadoro, titolare di pittura alla Scuola Libera del Nudo, provocò l’espulsione dalla scuola dell’allievo Mario Mafai. Il quale però vide decollare la propria carriera a partire da questo evento: nel 1928 espose i suoi primi quadri alla mostra «Amatori e Cultori» e nel 1931 fu ammesso alla prima edizione della Quadriennale, con grande considerazione da parte di Oppo e grande smacco di Calcagnadoro, pittore ancora fortemente legato a stilemi tardo-liberty. Mafai non serbò rancore nei confronti del vecchio maestro. Molti anni più tardi, quando diventa lui stesso insegnate all’Accademia, lo ricorderà così: «Facevamo montagne di colore, imbrattavamo mezza Accademia, al povero Calcagnadoro esterrefatto gli tremava la barba - ma non aveva il coraggio di dire nulla, forse intimidito dalla nostra buona volontà... non pensavamo di fare classicismo, né espressionismo, seguivamo certi nostri istinti. Calcagnadoro in fondo non aveva torto; si sentiva diseredato. I veri padroni dell’Accademia eravamo noi». Il solco profondo che corre tra lo stile di Mafai e quello del suo ex professore si può vedere nei dipinti dei due artisti, esposti fianco a fianco nella mostra «RomAccademia. Un secolo d’arte da Sartorio a Scialoja», curata da Anna Maria Damigella, Tiziana D’Acchille e Gabriele Simongini, che vuole ricostruire la storia dell’Accademia attraverso le 110 opere di 50 artisti che vi insegnarono, dal momento della fondazione, nel 1874, fino al 1975. Il percorso inizia con un omaggio a Filippo Prosperi, che del Regio Istituto di Belle Arti (la denominazione Accademia subentra negli anni Venti) fu direttore dall’anno in cui cominciò a funzionare, il 1874, fino al 1901. Proseguendo, si incontrano, tra gli altri, Giulio Aristide Sartorio, Cipriano Efisio Oppo, Duilio Cambellotti, Pericle Fazzini, Franco Gentilini, Emilio Greco, Renato Guttuso, Mino Maccari, Mario Mafai, Carlo Siviero, Toti Scialoja, Alberto Ziveri. Dipinti, progetti decorativi, acquerelli, disegni, incisioni e sculture provengono da musei e da eredi degli artisti stessi, con molti inediti di grande qualità.
Lauretta Colonnelli