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 2010  ottobre 08 Venerdì calendario

FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE "ENGLARO

ELUANA"

2009
Eluana, dicono i medici, ha le mestruazioni e, afferma il premier Silvio Berlusconi, «teoricamente» potrebbe avere figli.
Fonte: Adriana Bazzi, Corriere della Sera 7/2/2009.

«Sono destinata a far la cavia tutta la vita» (Eluana Englaro, lettera a suor Rina Gatti, sua ex insegnante di italiano, dicembre 1991).
Fonte: frammento 208243.

[Morta alle 19.35 del 9 febbraio 2009 dopo 17 anni e 22 giorni di coma].
Fonte: frammento 19901.

Il «registro della sofferenza» [la cartella clinica] parte all’una di notte: «Eluana è postulata sul fianco sinistro», «alle 4 sul fianco destro», alle 8 «è di nuovo supina». «Alle 10.15 le mucose sono di nuovo asciutte», gli infermieri le bagnano le labbra con gocce di acqua. La sedazione prosegue. Nel pomeriggio la febbre sale. Eluana è debole, respira malissimo, è sempre sedata. Le urine sono scomparse. Alle 19.35 il cuore si ferma. La casa di riposo dichiara: arresto cardiaco per insufficienza renale.
Fonte: Grazia Maria Mottola, Corriere della Sera 11/2/2009.

[…] la storia dall’inizio. Il 18 gennaio 1992, la giovane Eluana Englaro, di soli 22 anni, alla guida della Bmw, cioè della ”macchina grande”, che i genitori le avevano lasciato per maggior sicurezza, ne perse il controllo e a conclusione di un testacoda si schiantò contro un muro. Trauma encefalico e spinale. Portata all’ospedale di Lecco, il professor Riccardo Massei la tenne in vita, ma non riuscì a svegliarla. Da allora – e sono passati 17 anni – Eluana giace in coma profondo, definito ”stato vegetativo” e giudicato dai genitori una non-vita.
Fonte: Vanity Fir, dal 2 al 9 febbraio 2009.

[La giornalista della Rai Marinella Chirico è entrata nella stanza di Eluana prima che morisse]. Ecco la sua testimonianza: «Eluana era assolutamente irriconoscibile rispetto alle foto che si vedono. Una donna completamente immobile, che gli infermieri e i sanitari erano costretti a spostare ogni due ore per evitare che il corpo si piagasse. Le orecchie avevano delle lesioni perché l’unica parte che non si poteva tutelare era questa. E’ stata un’esperienza devastante. Beppino mi ha chiesto di venire a vedere la figlia perché era angosciato dal fatto di non essere creduto quando diceva che Eluana era in condizioni disperate».
Fonte: Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport, 11/2/2009.

Eluana non sta più a Lecco nella clinica del Beato Luigi Talamoni, dove per 15 anni l’hanno assistita le suore Misericordine, ma a Udine nella clinica La Quiete. Tra due giorni le toglieranno il sondino attraverso cui veniva nutrita. Poi bisognerà aspettare. Potrebbero passare anche 15 giorni.
Fonte: Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport, 4/2/2009.

«Non è possibile che Beppino abbia detto questo», mormorava ieri a Lecco suor Rosangela, dopo aver letto sul ’Corriere’ di una Eluana che pesava 35 chili e il cui volto era deturpato dalle piaghe. «Forse si riferiva a questi ultimi giorni, dall’arrivo a Udine, ma come può essere cambiata così?» […]. «Da qui è andata via che era bella - taglia corto la suora - , del resto verranno pur fuori le cartelle cliniche, basterà andare a leggere l’ultimo bollettino di Defanti prima della partenza da Lecco. […]».
Fonte: Lucia Bellaspiga, Avvenire, 11/02/2009.

[18 gennaio 1992: l’incidente]. L’ultimo giorno della sua vita cosciente Eluana lo trascorre con l’amica del cuore, Laura Portaluppi. E’ il 17 gennaio 1992. Si conoscono da bambine, studiano lingue all’Università Cattolica di Milano, si vogliono bene. Passano il pomeriggio in palestra, camminano in centro, alle 21 di nuovo a casa. […] Poi si lasciano con una promessa: «Ci svegliamo presto e ci vediamo domani per studiare insieme». Eluana annuisce e sorride, poi la bacia: «Saremo amiche per sempre?». «Sì Elu, per sempre. Sei tu la mia streghetta». […] Si abbracciano in piazza. Poi ognuno per la sua strada. […]. E’ già in pigiama quando gli amici la chiamano per farsi raggiungere in un locale a Garlate, a pochi chilometri da Lecco. […] Eluana si riveste, prende l’auto. Non avverte Laura e neppure i genitori che sono in vacanza in Trentino Alto Adige per una settimana bianca. Papà Beppino è partito con l’utilitaria di Eluana, lasciandole la vettura più grande, una Bmw. Alle tre di notte Eluana è di nuovo sulla provinciale che collega Calco a Lecco, scortata da un amico, Andrea. […] L’auto slitta su una lastra di ghiaccio. Pochi secondi di terrore prima di finire contro un palo. […] I soccorsi arrivano quando il suo corpo è ormai immobile, lo sguardo fisso, senza riscontro i riflessi. […] E’ l’alba del 18 gennaio 1992. [19 gennaio-18 febbraio 1992: la diagnosi]. Eluana viene portata all’ospedale di Lecco. E’ ferita alla testa, il volto coperto di sangue. […] il padre di Eluana si sveglia, fa colazione, […]. Ma una telefonata gli cambia la vita: […] suo fratello Armando che gli dice di chiamare l’ospedale di Lecco. […] Beppino e Saturna corrono a Lecco. Sanno, ma non parlano. Che Eluana è in fin di vita, che il suo cervello è danneggiato, che quelle sono le sue ultime ore. «Frattura dell’osso frontale e una frattura-lussazione della seconda vertebra cervicale; emorragia nell’emisfero cerebrale sinistro e lesioni in diverse parti del cervello». […] Nel quinto giorno dopo l’incidente, i genitori di Eluana vengono informati che le verrà praticata una tracheotomia. Beppino si oppone, gli rispondono che non c’è bisogno del consenso informato. E così i medici le fanno un foro nella trachea. Dopo un mese Elu esce dal coma. Riapre gli occhi e null’altro: dorme, si sveglia, respira da sola, viene nutrita con un sondino.
Fonte: Grazia Maria Mottola, Corriere della sera 10/2/2009.

Per la Corte d’appello di Milano, prima sezione civile, che si è pronunciata il 9 luglio 2008, Beppino Englaro ha parlato per conto e per volontà della figlia [sualla sua volontà prima dell’incidente di morire se si fosse trovata in coma vegetativo]. In 64 pagine di dispositivo di sentenza, è entrata nella vita di Eluana per carpirne la psicologia, gli stati d’animo, la voglia di vivere e soprattutto la volontà di non voler vivere una vita che fosse una non vita. Dà ragione al padre Beppino Englaro e al suo diritto affinché fosse fatta la volonta espressa dalla figlia quando era nel pieno della vita. Si affida al racconto delle amiche, quelle che dissero che Eluana accese un cero in chiesa affinché il loro amico in ospedale dopo un incidente morisse per non soffrire. L’amica che raccontò di quanto rimase colpita Eluana, nonostante avesse appena 9 anni, della tragica morte dello sciatore Leonardo David dopo un periodo di coma. E dà forza ai ricordi del padre quando ricorda che Eluana sudò frdddo quando le impose in vacanza di non uscire oltre una certa ora, al punto che «fu fulminato dallo sguardo della zia».
Fonte: Giampiero Di Santo, Emilio Gioventù, Alessandra Ricciardi, Paolo Silvestrelli, Italiaoggi 6/2/2009.

[Sull’eventualità di pubblicare foto di Eluana in ospedale, Beppino Englaro:] «Sarebbe l’arma atomica, lo so. Vedendo le foto di Eluana com’è oggi, tante persone starebbero finalmente in silenzio. Ma non lo farò mai».
Fonte: Marco Imarisio, Corriere della Sera, 10/02/2009.

E’ normale che Eluana se ne sia andata in 4 giorni. Sarebbe stato altrettanto normale se fosse sopravvissuta a lungo senza nutrienti e idratazione artificiali. Per persone come lei non ci sono certezze. La scienza deve ancora capire tutto, o quasi.
Fonte: Margherita De Bac, Corriere della Sera, 10/02/2009.

[Eluana trasferita alla clinica di Udine per morire]. Il primo giorno tutto sarà come a Lecco. Eluana verrà alimentata col sondino. Dal secondo giorno, però, comincia la riduzione del 50 per cento. La terapia sarà «ulteriormente ridotta del 50 per cento in terza giornata. A partire dalla quarta giornata, l’alimentazione-idratazione sarà sospesa completamente e il sondino sarà lasciato a dimora». I medicinali saranno somministrati via sondino, poi per via muscolare saranno utilizzati sedativi. Fino alla morfina. Questa è necessaria per sedare il dolore e ha come effetto collaterale più grave la depressione del sistema respiratorio. Cioè, una dose alta finisce per bloccare la respirazione e procurare la morte. «Assurda questa morte per gradi», denuncia Giovanni Battista Guizzetti, responsabile del reparto Stati vegetativi al Centro Don Orione di Bergamo, «fatico a credere che dei medici abbiano inventato questo martirio. Non ha alcun senso scientifico». Senza contare poi, ricorda Guizzetti che «l’accoglienza di Eluana in un hospice snatura completamente il motivo per cui è nato: quello di sorreggere una vita in fase terminale con la palliazione e il sollievo dei sintomi. Gli hospice sono essenzialmente luoghi di vita, non di morte».
Fonte: Luigi Santambrogio, Libero 4/2/2009.

[La sera dell’incidente]. E’ sabato sera. A dire il vero è stanca. Non le va di uscire. Ma gli amici insistono. Al Kalcherin di Garlate c’è una festa. La Bmw di papà Beppino è parcheggiata sotto casa.
Fonte: Tommaso Labate, Il Riformista 07/02/2009.

Eluana, racconta il padre, aveva spesso discusso in famiglia il tema delle terapie terminale, anche perché era stata toccata dalla vicenda di un suo amico, Alessandro, finito in rianimazione. Ne aveva orrore, tanto da dire che non le avrebbe mai accettate: «Noi speriamo che sia arrivato il momento di liberarla». Perché allora non a casa? «Perché Eluana è stata tenuta artificialmente in vita, invasa corporalmente senza il suo consenso da terapie attuate sempre e solo in strutture cliniche adeguate» aggiunge Englaro. «La logica conseguenza è che la cura imposta cessi in un’altrettanto adeguata struttura confacente al percorso clinico previsto», Aggiunge Angiolini: «In casa, oltretutto, non sarebbe più semplice né più sicuro».
Fonte: Panorama 5/2/2009.

2008
Eluana Englaro, la donna di 36 anni in coma vegetativo dal 1992, morirà di fame e di sete entro una quindicina di giorni. La Cassazione ha respinto le obiezioni della Procura e il padre-tutore potrà disporre che l’alimentazione sia sospesa. Polemiche infinite e accuse della Chiesa ai magistrati di aver introdotto nel nostro ordinamento l’omicidio di stato. Il padre sta cercando una clinica dove portare la figlia a concludere il suo calvario.
Fonte: Vanity Fair, dal 10 al 17 novembre 2008.

Eluana Englaro oggi ha i capelli corti. […] [Gli occhi] Sono strabici, […]. Anche le giunture sono anchilosate, lo si vede dai polsi che escono dalla camicia da notte candida. […] [Le persone in coma vegetativo] alternano momenti di veglia (stanno con gli occhi aperti) a momenti di sonno (stanno con gli occhi chiusi), emettono suoni, gemiti, sospiri senza alcuna attinenza con quanto accade intorno al loro capezzale. I neurologi sostengono che non esiste alcuna possibilità di entrare in contatto con loro, perché non reagiscono in maniera intelligente. Possono avere un soprassalto se c´è un rumore, o una smorfia se si fa loro del male, si tratta però di riflessi. Respirano da soli. Ma se su quegli occhi aperti si avvicina la punta di una matita, restano aperti: nessuna minaccia li muove o li chiude. […] Oggi questa donna di 36 anni sta al secondo piano della clinica, in una stanza da sola, dove siamo entrati anche noi. Non raramente è in penombra, con suor Rosangela quasi sempre accanto a lei. Lo fa dal 7 aprile del 1994. […] Un giorno una compagna di scuola di Eluana è andata a trovarla proprio mentre la spostavano dal letto, usando un paranco: «Come se fosse un sacco di patate, lei che non voleva farsi mettere le mani addosso da nessuno…».
Fonte: Piero Colaprico, la Repubblica 10/9/2008, pagina 13.

[Mercedes Bresso, ex governatrice del Piemonte:] ”Se qualcuno ce lo chiedesse, non ci sarebbero problemi ad accogliere Eluana Englaro in una struttura pubblica… ritengo che questa tragica storia sia diventata ormai una questione non più sopportabile in un paese civile. Sono stati calpestati i diritti di un padre”.
Fonte: frammento 102996.