Antonio Debenedetti, Corriere della Sera 3 luglio 2007, 3 luglio 2007
Di sé diceva: «Dal primo giorno che ho scritto, non ho mai voluto né saputo essere altro che una fedele e umile cronista della mia memoria»
Di sé diceva: «Dal primo giorno che ho scritto, non ho mai voluto né saputo essere altro che una fedele e umile cronista della mia memoria». A 70 anni dalla morte, Matilde Serao rimane figura fondamentale di giornalismo e letteratura. Iniziò giovanissima al «Corriere del Mattino» di Napoli, poi a Roma, fu «redattrice fissa» del «Capitan Fracassa». Nel 1885 tornò a Napoli, dove fondò il «Corriere di Napoli» eppoi il «Giorno di Napoli», che diresse fino alla morte. Di Roma, da poco divenuta Capitale d’ Italia, scriveva: «La sua forza, la sua potenza, la sua attitudine è in una virtù quasi divina: l’ indifferenza». Tutta da riscoprire Matilde Serao, morta settant’ anni fa al suo tavolo di lavoro, ha raccontato due città: la «sua» Napoli e Roma appunto, dove giunse ventiseienne divorata da una febbrile curiosità nei confronti della nuova borghesia, dell’ animo femminile e delle passioni che accompagnano il potere politico. Figura di primo piano nell’ Olimpo capitolino, accanto a protagonisti del calibro di D’ Annunzio o di Pascarella e di Scarfoglio, sapeva passare con felice disinvoltura dall’ articolo di critica letteraria, alla cronaca mondana fino ai resoconti parlamentari. Si distingueva, poi, nelle note di costume. Fondò e diresse importanti giornali, fra cui Il Mattino. Quattro volte madre, senza nulla sacrificare della sua vulcanica creatività, Matilde ha saputo fare della cronaca romanzo e del romanzo cronaca. Il giornalismo era la sua vocazione, la letteratura il suo ideale. Regista di ogni sua pagina, destinata che fosse a un libro o alle colonne d’ un quotidiano, fu sempre il sentimento. Non era bella Matilde ma aveva, come ricorderà commemorandola il suo amico Ugo Ojetti (direttore in quel lontano 1927 del Corriere della Sera), occhi stupendi e una risata «che faceva alzare la testa ai più distratti». Senza peli sulla lingua, si renderà poco gradita al nascente fascismo che la ostacolerà irreparabilmente nell’ accidentato cammino al Nobel. E a proposito di schiettezza si impone, su queste pagine, un accenno alla «Conquista di Roma». Incentrato sulla figura di Francesco Sangiorgi, un deputato della Basilicata che giunge nella Capitale gonfio d’ ambizioni, il romanzo anticipa spavaldamente umori e temi della narrativa antiparlamentare del tardo ottocento. Basti dire che Montecitorio vi è descritto come «un forno di cartapesta», dentro cui cuociono e si addormentano «tutte le audacie». * * * PARTENOPE Matilde Serao: il 25 luglio 2007 ricorrerà il 70esimo annivesario della sua morte, a Napoli, dove era tornata dopo tanti anni passati a Roma