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 2010  luglio 09 Venerdì calendario

LA NUOVA P2 BRIGA MA NON OTTIENE NIENTE

Una loggia massonica un po’ ”disgraziata”, considerato che tutte le operazioni tentate dall’associazione segreta non sono andate a buon fine. Eppure sia i magistrati che il gip sono convinti della «pericolosità dell’associazione per delinquere caratterizzata dalla segretezza degli scopi». Anche se, viene da chiedersi, quale attività criminosa non si preoccuperebbe di mantenere il riserbo sui propri fini? Ad ogni modo soprattutto per questa ragione, avvalendosi della cosiddetta legge Anselmi, ieri mattina sono scattate le manette per l’imprenditore sardo Flavio Carboni, il geometra Pasquale Lombardi (ex esponente della Dc ed ex sindaco del suo paese di origine in provincia di Avellino) e l’imprenditore napoletano Arcangelo Martino.
Questo è solo uno stralcio dell’inchiesta sull’eolico in Sardegna, ma dimostra come si stia procedendo a tamburo battente su tutto il contesto. Un’accelerazione che fa dormire sonni poco tranquilli all’azzurro Denis Verdini, che compare in ampi stralci dell’ordinanza emessa ieri dal gip di Roma Giovanni De Donato. Il coordinatore del PdL è indagato in questo procedimento e nelle 58 pagine notificate ieri ai tre arrestati si legge che si contesta loro anche che gli associati della nuova P2 «potevano contare sullo stretto legame con Verdini». Non solo, dagli atti si scopre che era presso l’abitazione romana del parlamentare che si organizzavano gli incontri con i tre indagati e con altri rappresentanti delle istituzioni (il senatore Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller).
Il fulcro dell’ordinanza è nel passaggio in cui si ricorda il coinvolgimento illecito (o il solo tentativo di farne parte) di personaggi di spicco nell’attività pubblica e nella politica. Come detto ci sono Verdini e Dell’Utri, ma anche il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci e quello della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Oltre al presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, e ad altri magistrati con incarichi giudiziari o amministrativi presso il ministero, partendo dal parlamentare Giacomo Caliendo fino ad arrivare a alcuni membri del Csm e a un ex presidente della Consulta.
Per il gip, dunque, il quadro complessivo suscita un «allarme sociale e istituzionale» tale da motivare l’arresto di un uomo di 78 anni (Carboni) e un altro di 79 (Lombardi).
I principali elementi a carico della «società segreta» sono sei. Nel settembre 2009 c’era stato il tentativo di influenzare il giudizio della Consulta sul Lodo Alfano, avvicinando i giudici della Corte Costituzionale. Ma, com’è noto, l’esito è stato l’opposto. Poi c’è la candidatura alla presidenza della Regione Campania per l’amico Cosenti-
no e a cui la ”loggia” avrebbe lavorato tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Ma anche qui, è andata male. E quando i vertici del partito cambiano ”cavallo”, loro iniziano «un’intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato», forse perdendo anche un po’ di signorilità. Poi ci sono le pressioni andate a vuoto per far nominare il pm Alfonso Marra presidente della Corte d’Appello di Milano. E allora gli uomini della «società segreta» chiedono un’ispezione nei confronti dei magistrati milanesi che avevano composto il collegio, ma anche da questo fronte ricevono un bel due di picche. Poi c’è l’altro buco nell’acqua, consistito nel tentativo di far tornare in pista Formigoni dopo l’esclusione della Lista, e infine figura lo sfortunato affare dell’eolico.