Elisabetta Reguitti, il Fatto Quotidiano 2/7/2010;, 2 luglio 2010
”LA LEGA? ORMAI NON PI LEGHISTA”
Federalista sempre, leghista forse meno. Dell’attuale partito riconosce solo la base ma cosa abbiano in testa oggi i ”vecchi amici” proprio non lo sa. Giancarlo Pagliarini (detto Paglia) già ministro del Bilancio nel 1994 (allora detto Tagliarini) osserva il suo ex partito (lasciato nel 2007) da spettatore esterno: ”Noi non eravamo razzisti e nei nostri documenti costitutivi c’era il concetto di eredità per le generazioni future”. Oggi il Paglia è consigliere comunale a Milano (nel gruppo misto) ha scritto il vademecum della ”Lega Padana Lombardia”. Ha fondato ”Associazione Giancarlo Pagliarini per la riforma federale”: insieme a due allievi del professor Gianfranco Miglio ed un esperto di Costituzione svizzera promuovono lezioni (gratis) di federalismo (quello vero).
Scusi ma al federalismo non ha pensato Roberto Calderoli con la legge 42 dello scorso maggio?
Una buona legge che di sbagliato ha una cosa sola: il nome. Perché con il federalismo quella legge non ha nulla a che fare. Mi spiego meglio: cosa c’è di federalista in un testo in cui si dice che il governo centrale premierà le regioni virtuose? Più centralista di così. Non a caso forse nel testo viene ripetuta ben 44 volte la parola ”perequazione” che significa rendere uguale una cosa fra più persone. La cosa peggiore è l’articolo 24 quello su Roma capitale. Una porcheria spaventosa. Le faccio un altro esempio. A novembre Calderoli presenta la legge sul taglio di 45 mila poltrone e promette un risparmio di 150 milioni di euro all’anno. Bene. Peccato che l’Italia paghi 82 miliardi di interessi passivi all’anno, oltre 220 milioni al giorno. Capisce che i 150 milioni di risparmio sono meno di un giorno? Circa 16 ore degli interessi passivi. Questo è un esempio per dire che la Lega non sta facendo una buona amministrazione , per dirla alla Miglio, limitandosi a fare politica. L’esatto opposto di ciò che vuole la base leghista.
Roberto Castelli dice che la Lega deve tornare alla ”segreteria di partito”. La classe dirigente sembra dividersi fra l’area di Maroni e quella di Calderoli, e che tutto ruoti attorno alla successione politica di Umberto Bossi.
Personalmente non riesco neppure ad immaginare cosa vogliano realizzare questi dirigenti ai quali sembra mancare un po’ di buonsenso. Non so a cosa si riferisse Castelli parlando di segreteria politica perché quando la Lega si riuniva le decisioni le prendeva Bossi senza alcuna discussione interna. Non credo però che esistano correnti interne, penso che ognuno faccia del suo meglio anche se sono certo che la Lega senza Bossi non esisterà più. Sarà certamente altro ma non più quello che era alle origini.
Conosce Brancher? Cosa pensa della sua nomina?
L’ho conosciuto a Roma e rivisto a Milano ma era uno che non c’entrava niente con la Lega. Questa faccenda è scandalosa, incredibile. E’ improponibile che, come si legge, si venga nominati ministri per non essere processati. Questa vicenda ha fatto arrabbiare, non poco, la base della Lega. Non a caso Bossi, da Pontida, è corso ai ripari confermando di essere lui il ministro per il Federalismo. Detto questo penso che i processi dei politici andrebbero fatti subito e in diretta televisiva.
Lei che conosce bene Bossi: a quali compromessi è sceso con Berlusconi e quali sono secondo lei i limiti dei compromessi per la Lega?
Non sono in grado di parlare di compromessi. Posso dire che sono sempre stato contrario all’unione delle nostre idee con altri. Lo ripeto: la Lega ha perso il concetto di buona amministrazione sostituendolo con quello della politica come fanno tutti gli altri partiti. Nel giugno del 2001 in un intervento alla Camera sulla fiducia a Berlusconi, a nome della Lega, sostenni come fosse necessario che i processi venissero celebrati in tempi ragionevoli, gli innocenti scagionati per il risultato di un giudizio e non grazie ad un’amnistia o ad una cervellotica prescrizione dei termini. Mi sembra che la Lega oggi questo non lo dica più.