Alfieri Di Sostegno tra Torino e Firenze - Consegno Nazionale 7-8 giugno 1996 - Museo Nazionale del Risorgimento, Rivoli (Torino) 1996 (Pagina 145 a 147), 8 giugno 1996
TRATTO DA: ALFIERI DI SOSTEGNO TRA TORINO E FIRENZE
(da pagina 145 a 147)
CARLO PISCHEDDA
Presidente della Sessione al Castello Cavour di Santena
Introduzione ai lavori
Nelle due sedute di ieri abbiamo ascoltato con interesse alcuni autorevoli studiosi che, con i loro meditati interventi, delineavano la figura del marchese Cesare Alfieri di Sostegno, ora ricostruendo le vicende della sua famiglia tra il secolo XIV e il XIX, ora mettendo in rilievo l’orientamento suo sulle riforme politiche e sociali nel Piemonte carloalbertino, la posizione da lui assunta tra il costituzionalismo della Restaurazione e il liberalismo statutario, e infine i momenti più significanti della sua azione politica, come ministro per brevissimo tempo, e come membro del Senato subalpino. Nella seduta odierna, che ho l’onore di presiedere, sarà invece sottoposta alla nostra attenzione la figura del figlio Cario: il professore Sandro Rogari ripercorrerà il cammino attraverso il quale egli riuscì a istituire la scuola di scienze sociali di Firenze, da lui fermamente voluta per onorare la memoria del padre, e il professore Luigi Lotti* presenterà una sintesi delle idee politiche che Carlo espose in vari saggi, raccolti poi nel suo volume miscellaneo L’Italia liberale. Prima però di cedere la parola ai due relatori, mi sia concesso di cogliere l’occasione per rievocare, proprio in questa sede, la figura suggestiva di un’altra esponente di quella casata, parente dei due protagonisti del nostro convegno: Costanza Alfieri di Sostegno, sorella di Cesare e zia di Cario. In verità, nel 1813, quando aveva vent’anni, con il matrimonio contratto con il marchese Roberto Tapparelli d’Azeglio, ella assunse il nome di un’altra prestigiosa casata dell’aristocrazia subalpina; tuttavia le testimonianze della sua vita di moglie e di madre Azeglio attestano la sua volontà di mantenere nel contempo il legame con la famiglia di origine, alle vicende della quale partecipò sempre con premurosa sollecitudine.
Nata nel 1793 dal marchese Carlo Emanuele Alfieri e da Carlotta Melania Duchi, a dodici anni Costanza perse la madre, la quale, dopo averla educata secondo principi molto severi, le lasciò in retaggio alcuni consigli di grande austerità, che ispirarono sempre l’azione di Costanza, ora nel dare conforto alla tristezza del padre, ora nell’educare, mamma precoce, il fratellino Cesare e la sorellina Luisa. In questo impegno impostole da un destino crudele, e rispettato per otto anni fino al matrimonio, Costanza fece un’esperienza feconda di doveri da compiere, di dedizione al bene dei familiari e del prossimo, di dominio di sé, un’esperienza con la quale ella forgiò il proprio carattere, ed arricchì e affinò la sua innata sensibilità. Gli anni successivi, trascorsi nell’esilio in Francia o a Torino o nella villa del Roccolo, presso Busca, apportarono a lei, sempre pronta ad assecondare le iniziative umanitarie del marito a favore dei minori e dei deboli, altre esperienze - tra le quali quella straziante della perdita della figlia Melania, nel 1841, a ventisette anni - che diedero alla sua personalità tratti ed aspetti perspicui ed esemplari.
La figura di questa nobildonna, alla quale la ricchezza delle doti di cuore e di spirito donarono, e donano ancor oggi un fascino particolare, emerge a tutto tondo dalle lettere ch’ella scrisse al figlio Emanuele, rappresentante sardo in varie capitali europee, dal 1829 a pochi giorni prima di morire nel 1862, per informarlo delle novità avvenute nelle famiglie Azeglio e Alfieri e nel mondo circostante: una cronaca minuta, contenuta in oltre 600 lettere, nella quale e composto un intarsio dai mille tasselli - le notizie familiari insieme con le costumanze nobiliari, le feste, i fidanzamenti e i matrimoni, le malattie, il gusto per l’arredamento e le pitture, l’impegno caritativo, gli eventi politici, e non dimentichiamo i pettegolezzi, curiosi e divertenti. Una cronaca attenta, vivace, narrata con invidiabile trasparenza, scritta con appassionato abbandono da una "cronista" intelligente, sensibile, colta, osservatrice penetrante, inconsciamente brava. Le numerose pagine, che quell’epistolario offre, meritano di essere lette e apprezzate, dagli storici di professione, è ovvio, ma anche dalle persone colte, desiderose di ascoltare la rievocazione di un’epoca passata. Fino a ieri si potevano gustare nella selezione offerta dal figlio Emanuele in onore della madre, nel notissimo volume Souvenirs historiques, edito più di cent’anni fa, nel 1884, e ormai reperibile soltanto nelle biblioteche. Per fortuna, tra pochi mesi potremo leggere quelle pagine in un’edizione completa, in tré volumi, curata da Daniela Maldini con rigore filologico e con encomiabile impegno, e programmata dalla compianta Emilia Morelli per le pubblicazioni dell’Istituto per l;i storia del Risorgimento italiano di Roma. Se taluno fra i presenti vorrà scorrere quelle pagine, sono certo che condividerà il mio giudizio e riconoscerà quanto fosse giusto e doveroso ricordare Costanza d’Azeglio nata Alfieri nel convegno rievocativo di due esponenti notevoli (.Iella famiglia Alfieri. E fidando in quel riconoscimento e consapevole di avere abusato della vostra pazienza, invoco indulgenza dai presentì e dai due relatori, perché vogliano scusare l’abuso che ho commesso nel sottrarre loro troppo tempo prezioso.
* La relazione del Prof. Lotti, non pervenuta nella stesura definitiva, è disponibile su supporto magnetico, presso il Museo del Risorgimento di Torino.