Zita Dazzi, la Repubblica 11/11/2003, 11 novembre 2003
[DROGA A SCUOLA] - FERRANTE: LA POLIZIA BELLE SCUOLE NON BASTA A FERMARE LA DROGA
«Il problema del rapporto fra i giovani e la droga non può essere risolto dalla polizia». Il prefetto Bruno Ferrante interviene sulle polemiche seguite a un intervento degli agenti al liceo Severi. Un blitz che ha suscitato le proteste degli studenti, la perplessità di genitori e presidi. Ferrante con un’ analisi lucida e chiara chiama in causa genitori e docenti per aiutare i ragazzi di fronte alla droga. Signor prefetto, si discute in questi giorni per i blitz antidroga davanti e dentro alle scuole. Protestano gli studenti che si sentono «ingiustamente criminalizzati». I presidi invocano interventi meno traumatici. Sono perplessi anche i genitori che si domandano se sia questa l’ unica risposta delle istituzioni al problema del disagio giovanile. Il questore Paolo Scarpis difende l’ intervento dell’altro giorno al Severi e invita le famiglie a educare i propri figli. Lei che posizione ha su questo tema? «Il questore ha ragione a chiedere di non usare la parola "blitz" riferita all’ operazione dell’ altro giorno e a dire che se c’ è un reato la polizia deve intervenire. Ma detto questo, io sottolineo che il rapporto fra i nostri giovani e la droga non può essere risolto dalla polizia. Si tratta di un disagio, di una questione che deve essere affrontata ad altri livelli, con altre competenze. sbagliato affrontare il problema della droga nelle scuole con la polizia. Di questo si devono far carico le persone che hanno responsabilità educative». Sta dicendo che la polizia non deve entrare nelle scuole anche se è noto che proprio lì girano spinelli? «L’ intervento della polizia non è decisivo per evitare il consumo di sostanze stupefacenti da parte degli studenti. Quella è una questione di cui si devono occupare i presidi, i professori, i genitori. Non certo i poliziotti. Il problema droga è talmente delicato, complesso, con così tante sfaccettature, che la sua soluzione non può essere delegata solo al semplice intervento delle forze dell’ ordine. L’ azione repressiva non è risolutiva in questo campo. Anzi c’ è il rischio in alcuni casi di ottenere l’ effetto opposto, può essere controproducente. C’ è il pericolo di creare una frattura, un’incomprensione fra le forze dell’ ordine e i giovani». Gli studenti non amano nemmeno le pattuglie antidroga fuori dalle scuole. Che ne pensa? «Le forze dell’ ordine sono all’ esterno dei presidi scolastici per fare il controllo del territorio. Sono lì per fare un servizio a favore degli studenti. Sono lì per tutelarli, come viene richiesto molto spesso dai presidi e dai genitori. Lungi dai poliziotti e dai carabinieri l’ idea di essere un presidio repressivo fuori dagli istituti. Sono lì per aiutare i ragazzi, come dice il questore Scarpis. Ma esauriti questi compiti di protezione dei ragazzi, sottolineo ancora che il rapporto fra i giovani e il consumo di stupefacenti va affrontato con approcci diversi da quelli che può avere la polizia. Altrimenti il rapporto fra i giovani e le istituzioni rischia di impostarsi su basi sbagliate, rischia di inasprirsi». Ma perché secondo lei il rapporto fra i giovani e la polizia è così difficile? «In effetti a me spiace se i giovani hanno un rapporto di contrapposizione con le forze dell’ ordine e se vivono male la presenza della polizia e dei carabinieri. Non vorrei cadere nella retorica citando Pier Paolo Pasolini. Ma ricordo che quando ero un giovane studente all’ università di Pisa avevo letto quella poesia su Valle Giulia. Rimasi molto colpito da quelle parole e mi piacerebbe che le leggessero e ci riflettessero anche i ragazzi di oggi. Quei poliziotti che vengono contestati sono ragazzi come tutti gli altri. Sotto quelle divise ci sono giovani che hanno le sensazioni, le paure, le tensioni e i desideri di tutti i giovani di quell’ età». Resta il fatto che il rapporto fra giovani e forze dell’ ordine a volte è conflittuale. E i controlli davanti alle scuole producono più proteste che consensi. «Siamo stati tutti giovani e sappiamo che il processo della crescita passa anche attraverso la fase del conflitto e della contrapposizione con le autorità. Si tratta di un passaggio legato all’ età, una fase che sta dentro al processo di affermazione della personalità dei giovani. normale. Ma questo percorso di crescita deve e può essere guidato dagli adulti. Dai genitori, dai professori, dai presidi. Tutte le agenzie educative hanno il dovere di mettere a disposizione dei giovani il maggior numero possibile di informazioni perché sappiamo come comportarsi di fronte a tutte le sostanze che creano dipendenza. Parlo della droga, ma non solo. Parlo anche dell’ abuso di alcol e del fumo di sigarette». La scuola è in prima fila nella battaglia contro la droga. Ma le risorse sono limitate e i ragazzi lamentano che in classe di questi argomenti non si parla mai. «Rivolgo ancora una volta un appello a presidi e professori affinché dedichino tutte le loro energie a informare i ragazzi su questi temi. Il dialogo con gli adolescenti è fondamentale. E mi piacerebbe che un dialogo e un confronto ci fosse anche fra studenti e responsabili delle forze dell’ ordine. Credo che sarebbe una buona occasione per mostrare ai ragazzi il volto umano delle istituzioni. E credo che sarebbe un incontro utile per far conoscere i giovani e le loro aspettative anche a chi sta dentro alle istituzioni. Il dialogo è comunque sempre utile». La scuola viene chiamata in causa, però i presidi sembrano scocciati per le polemiche sulla droga a scuola. Alcuni si sono lamentati degli interventi della polizia. «Smettiamo tutti di lamentarci di quel che fanno gli altri. Ognuno faccia il suo dovere con le proprie competenze, lasciando stare le polemiche. Come adulti, abbiamo grandi responsabilità verso i giovani che il futuro della società. Per aiutarli, per metterli in condizione di crescere bene e di giudicare di fronte alle difficoltà c’ è bisogno di un lavoro di squadra. La scuola, le famiglie e anche noi delle istituzioni dobbiamo mettere in rete le nostre competenze e le nostre esperienze, per un vero dialogo con i giovani che aspettano il nostro aiuto e il nostro ascolto».