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 2010  febbraio 11 Giovedì calendario

FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE "AGNELLI

MARELLA"

2004
Marella Agnelli, il corpo magrissimo di profilo, il viso girato verso l’obiettivo sull’esile collo come una aristocratica giraffa (Matilde Hochkofler, ”il manifesto” 2/10/2004).

2006
Marella Agnelli, «il cigno europeo numero uno» secondo Truman Capote (Antonio D’Orrico, Corriere della Sera Magazine 19/1/2006).

La mamma Marella a cui ha dedicato il libro di poesie Ceneri («A volte ti esprimi d’eterno vita mia/poi ruggisci e sputi morte/non vuoi deciderti/e nell’incertezza ti consumi tutta»). E di cui in seguito ha detto (nel 2004, a Camilla Baresani per Vanity Fair) «è una donna d’altri tempi, che non si è mai occupata degli affari di famiglia. Siamo molto diverse. Qualche volta bisogna essere molto pazienti con le persone diverse» (Pensieri di Margherita Agnelli sulla madre Marella Agnelli (Maria Laura Rodotà 1/6/2007)

I legali degli altri due convenuti da Margherita, il commercialista svizzero e consulente dell’Avvocato per i suoi investimenti esteri Siegfried Maron e la stessa madre di Margherita, Marella Agnelli Caracciolo, hanno sollevato due questioni legate al «regolamento di giurisdizione». Hanno annunciato al giudice di aver presentato due ricorsi in Cassazione per difetto di giurisdizione. Nel caso di Marella Caracciolo perché l’accordo da lei sottoscritto all’epoca venne stipulato in Svizzera per rientrare sotto la giurisdizione elvetica (Raphael Zanotti, La Stampa 11 gennaio 2008)

Citata a giudizio è anche la madre Marella: secondo la figlia solo perché coerede e dunque interessata al riesame dell´eredità, secondo i legali della vedova Agnelli con un´azione riprovevole nei confronti dell´anziana madre. Il procedimento era stato sospeso nel gennaio 2008 proprio perché Marella Agnelli e Siegfried Maron, invocando la propria cittadinanza elvetica e la definizione in Svizzera dell´accordo sull´eredità, avevano eccepito la competenza italiana. Il 28 ottobre scorso, invece, la Cassazione aveva dato ragione all´avvocato Abbatescianni e il procedimento è stato riconvocato per questa mattina (Ettore Boffaro e Paolo Griseri, la Repubblica 9/4/2009).

Tutto si scatena il 24 febbraio 2003 (Agnelli è morto il 24 gennaio) con l´apertura dei testamenti nello studio del notaio Ettore Morone e si conclude (all´apparenza) il 18 febbraio 2004 con un accordo stipulato a Ginevra tra Margherita e la madre Marella. In esso alla figlia vanno 670 milioni di euro: cioè tutto quel patrimonio italiano ed estero che le è stato comunicato in più riprese. Conti bancari, società offshore, azioni, immobili, barche e collezioni d´arte. In cambio, Margherita trasferisce alla madre il 25 per cento della società "Dicembre" che guida la "Giovanni Agnelli Sapaz" (la quota sarà poi donata a John Elkann dalla nonna), esce dall´accomandita di famiglia, rinuncia per sempre alla futura eredità di Marella e le concede un usufrutto mensile di 770mila euro (Ettore Boffano e Paolo Griseri 13/6/2009)

Per capire da dove nasce il risentimento di Margherita Agnelli occorre fare un passo indietro. Quando l’Avvocato era in vita la proprietà della Dicembre era piuttosto semplice: Gianni Agnelli deteneva il diritto di voto sul 100 per cento delle azioni della società anche se le quote erano divise in quattro parti quasi uguali tra l’Avvocato (25,37), la moglie Marella, la figlia Margherita e il figlio John Elkann (24,88). Dopo la sua morte è scattato il regolamento dello statuto della Dicembre che prevede che la quota appartenuta alla persona scomparsa venga acquistata dalla Dicembre e che il ricavato venga distribuito agli eredi diretti. In altre parole alla morte dell’Avvocato Margherita e Marella si sono divise 2,6 milioni di euro mentre le loro quote, insieme a quella di John, sono aumentate fino al 33,3 per cento.
Da notare è il fatto che il 25 per cento della cassaforte dell’impero Agnelli è stato valutato appena 2,6 milioni di euro, un prezzo ridicolo se si pensa alla vastità delle proprietà del gruppo. Quel prezzo però venne stabilito dallo statuto per permettere agli eredi di pagare meno tasse. Ma andiamo avanti. Il 24 febbraio del 2003 Marella Agnelli decide di donare una parte della sua quota al nipote John Elkann, ovvero il 25 per cento. Una mossa che ha avuto come effetto quello di fare diminuire la sua quota al 7,9 per cento ma, soprattutto, di incoronare John Elkann azionista di maggioranza della Dicembre con il 58,7 per cento e lasciare la madre, Margherita, con un inutile 33 per cento. Passano pochi mesi e l’11 aprile del 2003 la Dicembre è costretta a varare un aumento di capitale per mantenere stabile al 30 per cento la sua partecipazione nella holding Giovanni Agnelli & C, la società che riunisce tutti i componenti dei vari rami della famiglia (una sessantina). John Elkann non aveva i liquidi per sottoscrivere la sua parte di aumento di capitale, pari a 56,4 milioni di euro che, dunque, gli vennero donati dalla nonna. Margherita, invece, partecipò all’aumento di capitale accrescendo la propria quota al 37,1 per cento che, però, essendo del tutto ininfluente, decise, anche in seguito a pressioni, di vendere alla madre Marella per 105 milioni di euro il 18 febbraio del 2004 in cambio della promessa da parte del resto della famiglia di venire informata, ascoltata, consultata per le decisioni che avessero riguardato il gruppo. Secondo la ricostruzione di Margherita, inoltre, nessuno l’avvertì nemmeno della decisione della Exor di vendere a John Elkann e a suo fratello Lapo un prezioso bene di famiglia come l’appartamento di Parigi. E nessuno le disse nemmeno della decisione di cedere due ormeggi a Beaulieu e Antibes per 2 milioni di euro circa, soldi finiti chissà dove. Da qui la decisione di Margherita, ormai completamente fuori da qualsiasi affare che riguardasse non solo la società ma soprattutto i beni appartenuti a suo padre, di avviare un’azione legale per conoscere tutta la verità sui fondi esteri e su chi li gestisce e a nome di chi. Richiesti per un commento alla decisione di Margherita, nessuna delle persone chiamate in causa ha accettato di rilasciare una dichiarazione. Per esempio: sarebbe interessante conoscere chi ha pagato, per quasi 12 milioni di euro, la residenza marocchina che Marella Agnelli ha acquistato dopo la morte del marito. La società utilizzata per l’acquisto si chiama Juky (simpatica assonanza con Yaki, il soprannome di John Elkann), ha effettivamente 12 milioni di euro di debiti, ma nessuno sa verso chi. Il risultato dei rocamboleschi avvenimenti che hanno riguardato la Dicembre, tuttavia, è che oggi ben pochi sanno quale sia il suo reale azionariato. Marella potrebbe avere donato il suo 41,2 per cento a John, e se così fosse sarebbe il proprietario del 100 per cento della società. Oppure potrebbe avere diviso la sua quota fra tre degli 8 figli di Margherita (quelli avuti con il primo marito, Alain Elkann), cioè John, Lapo e Ginevra oppure, infine, potrebbe averla mantenuta. Nessuno lo sa (Marco Cobianchi, Panorama 26/6/2009)

Tale è il carico di diffidenza ac­cumulato che a un certo punto Margherita dubita di alcune pro­prietà immobiliari della madre, per­fino della villa di St. Moritz. Lo avrebbero scritto i suoi avvocati, la­sciando intendere che le case sareb­bero state intestate fiduciariamen­te a Marella o ad altri ma in realtà di proprietà dell’Avvocato. E dun­que, sottinteso, quegli immobili do­vevano entrare nella divisione ere­ditaria. I documenti anagrafici e catastali del comune di St. Moritz dicono che Marella Agnelli-Caracciolo, cit­tadina italiana, è residente lì dal 25 dicembre 1970 e che è proprietaria di Villa Alcyon. una mega residen­za da alcune migliaia di metri qua­drati con abitazioni per il personale e nella proprietà c’è un «diritto di passaggio sciistico» (Mario Gerevini, Corriere della sera 26/8/2009).

La madre di Margherita non am­mette dubbi sulla correttezza conta­bile e fiscale del marito, parla di «supposizioni prive di fondamento e di riscontro, irrilevanti ai fini del­la causa». E «deplora con profonda amarezza le illazioni che la figlia ha voluto affacciare nei confronti del genitore». Quanto alle ipotesi sul­l’intestazione fiduciaria della casa di St Moritz, vengono esibiti docu­menti da cui risulta che «gli immo­bili sono stati acquistati personal­mente da Marella Agnelli a partire dal 1977» e che «la decisione di spo­stare la residenza dall’Italia alla Svizzera ... risale al lontano 1970» (Mario Gerevini, Corriere della sera 26/8/2009)