Antonio Di Pietro, il Giornale, sabato 8 novembre 1997 Vittorio Feltri, il Giornale, sabato 8 novembre 1997, 8 novembre 1997
LETTERE DI PIETRO / FELTRI - IL GIORNALE 8 NOVEMBRE 1997
Di Pietro: «Caro Feltri, hai esagerato ma ti stringo la mano» -
Caro Feltri, da troppo tempo ormai parlano per noi solo i nostri avvocati. Sono molto bravi, non c’è dubbio. Non solo, essi sono anche nostri amici (io e il tuo facevamo addirittura i Pm insieme a Milano).
Per questo, in questi anni dell’incomprensione, i nostri rispettivi avvocati, oltre a difendere splendidamente i nostri reciproci interessi, si sono anche adoperati a più non posso per convincerci a porre fine alla nostra ”guerra innaturale”, quale a loro è apparsa e quale sempre è quella che si combatte più per partito preso che per sincera convinzione.
Le nostre rispettive posizioni e le nostre buone ragioni le conosciamo bene entrambi. Tu, appellandoti al nostro legittimo esercizio del diritto di critica, hai ritenuto giustificabile per un giornalista riferire ai propri lettori anche fatti e circostanze che mi hanno messo aprioristicamente in cattiva luce presso talune persone. Io, da parte mia, ho creduto e credo fermamente che, almeno per le volte in cui ti ho querelato, tu abbia superato abbondantemente il limite del lecito, soprattutto allorché hai preso le mosse da fatti non corrispondenti al vero e quindi storicamente falsi, per mettere in piedi critiche strumentali e fuori dalle righe della liceità. Se queste sono le nostre posizioni, credo sia possibile ora addivenire a un chiarimenti tra di noi, pur nel rispetto delle reciproche posizioni. Tu devi riconoscere di avere a volte esagerato nelle tue critiche nei miei confronti. Da parte mia, sono pronto a chiudere le numerose partite giudiziarie che ci vedono contrapposti in tante aule di tribunale e a stringerti la mano in segno di rinnovata stima per la tua persona e per il tuo ruolo di giornalista.
Il nostro gesto distensivo, oltre a decongestionare il Tribunale di Monza che ne ha veramente bisogno per processi di miglior causa, potrà valere come n messaggio di rinnovata fiducia nel sistema dei rapporti tra informazione e personaggi pubblici. Insomma, critiche sì anche aspre, ma offese non più, nel rispetto della dignità umana e professionale di ognuno di noi.
Per il resto, il futuro potrà faci meglio capire l’evoluzione dei nostri rapporti personali. Come sicuramente ricorderai, ci siamo conosciuti, studiati e ”annusati” ai temi di Bergamo e da allora i nostri rapporti sono rimasti sempre nel limbo, in attesa di futura espansione, combattuti come siamo da umana simpatia ma anche da una istintiva diffidenza di fondo.
Antonio Di Pietro
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Feltri: «Caro Di Pietro, hai le tue ragioni ma anch’io ho le mie»
Caro Di Pietro, convergo, i nostri avvocati sono bravi. Per fortuna ce la caviamo anche noi, altrimenti non saremmo qui a discutere con serenità. Indubbiamente l’incomprensione, fra te e me, c’è stata, e se ne sono accorti tutti. Parecchi lettori in varie circostanze mi hanno domandato. Perché ce l’hai con Di Pietro? Ho sempre risposto così: perché lui ce l’ha con me e non tollera che scriva di lui. Non fatico a riconoscere i miei errori. Ne ho commessi tanti, tra cui un certo accanimento ma anche tu ne hai fatti alcuni. Il più grave è quello di non averli ammessi, ma di esserti sfogato contro chi te li facevea notare, sommergendolo di querele. E se tu hai molte ragioni, della quali ti do pubblicamente atto, credimi, ne ho qualcuna anch’io. Ma non voglio cedere alla mia indole polemica mi preme, invece, ringraziarti, per la disponibilità a chiudere le estenuanti partite giudiziarie. E ricambio lealmente la stretta di mano che mi offri. Sono infine lieto di scoprire che un sentimento ci accomuna: il desiderio di dare in futuro più spazio alla simpatia che alla diffidenza. Una cos tengo a ribadire: quando ti conobbi a Bergamo, giovane magistrato, ero sicuro che avresti fatto strada. Ti stimavo e non ho mai cambiato idea anche se, a proposito di idee, le tue sono e restano diverse dalle mie.
Vittorio Feltri