Paolo Di Stefano, Corriere della Sera 11/9/1992, 11 settembre 1992
Il vizietto del conte Camillo Cavour, un’ avventura gay. Ma i suoi biografi non ci credono - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Passo’ alla storia come impietoso dongiovanni, anche se le numerose insinuazioni circolanti a Torino sui suoi propositi di matrimonio si rivelarono sempre infondate
Il vizietto del conte Camillo Cavour, un’ avventura gay. Ma i suoi biografi non ci credono - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Passo’ alla storia come impietoso dongiovanni, anche se le numerose insinuazioni circolanti a Torino sui suoi propositi di matrimonio si rivelarono sempre infondate. In realta’ , il conte Camillo Benso di Cavour non volle mai sposarsi: si riteneva "per temperamento incapace di amare sul serio una donna", come ha scritto lo storico inglese Denis Mack Smith nella sua biografia: "Una moglie lasciata troppo sola da un marito troppo occupato l’ avrebbe esposto al pettegolezzo, allo scandalo, e quindi al ridicolo", aggiunge Mack Smith. E Cavour era stato particolarmente sensibile al rischio del ridicolo. Ma nel ridicolo piu’ ridicolo, Cavour sarebbe caduto nell’ anno di grazia 1992, a causa di un libretto "millelire" scritto da un non meglio identificato F. Tripeleff e intitolato, appunto, "Un’ avventura galante del conte di Cavour". Si tratta di uno degli 850 dattiloscritti planati sul tavolo di Stampa Alternativa. Passato alla storia, dunque, come implacabile "tombeur de femmes", il nostro Tripeleff vorrebbe ora irriderne il leggendario amor proprio e l’ indubbio fascino, facendone un "tombeur d’ hommes" e raccontando la sua segreta, anzi segretissima passione per gli uomini: "Gli piacevano molto, sin da quando, ancora ragazzo, era entrato all’ Accademia Militare del Regno". Volendo aprire i carnet privati di Cavour, si scoprono cinque storie d’ amore abbastanza aggrovigliate. Non ancora trentenne incontro’ , in un salotto parigino, la bella e raffinata Anna Giustiniani Schiaffino, moglie insoddisfatta e madre di tre figli: con lei si accese una relazione fatta di lunghi abbandoni e di imprevisti ritorni di fiamma finche’ la bella Nina, minacciata dal marito e dai genitori, dopo avere tentato il suicidio con il veleno, si getto’ dalla finestra e mori’ dopo sei giorni di agonia. Seguirono altre relazioni piu’ o meno tormentate: con Clementina Guasco, definita dai biografi "l’ ignota"; con la sposatissima Emilia Gazzelli di Rossana, moglie del gelosissimo conte di Nomis; con la marchesa Costanza Vittoria Scati di Casaleggio, con la quale ebbe incontri tiepidi. Il quarantenne Cavour aveva ormai abbandonato la passione giovanile del tavolo verde e cercava consolazione in affetti improntati alla prudenza: ecco Melania Costa, giovane moglie di un medico, e l’ attraente ballerina Bianca Ronzani, anch’ essa sposata, con cui il celebre statista convisse nonostante il tentativo dei familiari di farla passare per una avventuriera senza scrupoli. "Io una famiglia non posso farmela adesso", spiego’ un giorno il conte, "perche’ adesso devo fare l’ Italia". Le occasionali avventure parigine rimangono invece nel piu’ fitto mistero. Ma ne’ i materiali documentari utilizzati da Rosario Romeo ne’ la cronistoria piu’ o meno romanzata fiorita attorno alla figura del celebre statista sembrano interessare al nostro Tripeleff, che punta decisamente su un’ immaginaria omosessualita’ del conte. Ad escludere che Cavour avesse gusti particolari sul piano sessuale, interviene Denis Mack Smith: "Certo, in genere sugli scapoli si concentrano sospetti di questo genere, ma per Cavour non mi pare che siano giustificati. Nessuna cronaca del tempo ne fa cenno, ne’ vi alludono lettere o diari". Mack Smith rimanda pero’ , a togliere ogni dubbio sull’ eterosessualita’ di Cavour, a John Fleming, un ricercatore inglese che per molti anni ha studiato la biografia di sir James Hudson, ambasciatore britannico a Torino e amico fedele del conte. Ma lo stesso Fleming, pur dicendosene rammaricato, esclude l’ ipotesi: anche se, aggiunge, "l’ amicizia di Hudson con Cavour fu un’ amicizia strettissima, fatta di confidenze e di incontri quotidiani". John Hudson, in effetti, fa una fugace comparsa anche nel racconto di Tripeleff, per un breve colloquio con Cavour. Che cosa racconta, dunque, Tripeleff? Racconta, con un accattivante piglio ironico, un incontro del quarantatreenne Cavour con il giovane e timido conte Giovanni Brusati di Novara, assistente al ministero dell’ Agricoltura. Tra un’ occhiata furtiva dietro le piccole lenti da miope e qualche malizia da politico navigato, il ministro riesce a catturare l’ attenzione del contino Giovanni. Il quale, dopo una allegra cenetta, cadra’ nelle reti avvolgenti dell’ anziano e paffuto "dragueur". Il tutto si svolge secondo i canoni piu’ collaudati del corteggiamento e della galanteria: sorrisi e allusioni, brevi abbracci e "occhi velati di desiderio", "calde ondate di riconoscenza e di ammirazione", uno sherry e qualche improvvisa tristezza. I due, dopo i preamboli del caso, finiscono a letto, e qui il racconto si concede a pirotecniche e acrobatiche sequenze erotiche, evitando pero’ il rischio incombente della volgarita’ . Anzi, non senza una trovata comica finale in cui viene coinvolto il fedele servitore Tommaso. In tempi di iconoclastia, forse piu’ apparente che effettiva, in cui un Gore Vidal si esercita a mettere in scena un Gesu’ Cristo che gioca in borsa, c’ e’ chi si accontenta di irridere, con gusto e levita’ , un mito nazionale che sembrava ormai consacrato. Paolo Di Stefano