Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2009  novembre 13 Venerdì calendario

LE PENTOLE A PRESSIONE LAGOSTINA MIGRANO IN TURCHIA

Lagostina perde i pezzi: il marchio di pentole d’eccellenza, prodotte a Omegna nel cusiano (Verbania) non se la passa bene. La produzione made in Italy delle pentole a pressione è a rischio delocalizzazione. Un pezzo di storia italiana – Lagostina infatti nasce nel 1901 – celebrata anche nel ”Carosello” con il signor Linea ideato dal grande disegnatore bresciano Osvaldo Cavandoli (morto un paio di anni fa) minacciata dal piano industriale presentato dalla Seb, la multinazionale francese che nel 2005 ha acquistato il prestigioso marchio dalla famiglia Maroni. Sono 73 gli esuberi annunciati su 180 lavoratori di cui 110 operai. L’ipotesi, non ancora confermata dalla proprietà, è che il ridimensionamento occupazionale coinvolgerà 62 operai e 11 impiegati. Viene dimezzata la forza produttiva. Ma la proprietà – che tra l’altro detiene anche Tefal, Rowenta, Krups e Mulinex – parla comunque di rilancio puntando sull’alta gamma di prodotto. La situazione del mercato del casalingo mondiale, sempre secondo Seb, è quella di un settore maturo: calo della domanda del mercato italiano (nel 2008 11 per cento in meno rispetto al 2007) e prospettive con il segno meno anche per quanto le stime rispetto ad un ulteriore 17,5 per cento di diminuzione del fatturato per il 2009. I volumi sono passati da 950 mila pezzi del 2006 a circa 550 mila previsti per la fine di questo anno. Meglio non vanno le cose dal punto di vista del risultato netto aziendale passato da -2,4 milioni di euro del 2006 a -6,3 milioni di euro del 2008. Meglio non vanno le cose dal punto di vista del risultato netto aziendale passato da -2,4 milioni di euro del 2006 a -6,3 milioni di euro del 2008. Dalle finestre di un’ala della storica fabbrica Lagostina (fondata da Massimo Lagostina) oltre alle cime già imbiancate spicca anche la ”donnina” del cavatappi Anna G. di un altro importante marchio: l’Alessi. In pochi chilometri nel Vco (Verbano Cusio Ossola) oltre a Lagostina e Alessi si concentra il top della produzione di pentolame, accessori per la cucina e casalinghi in alcuni casi progettati da famosi designer (come il francese Philippe Starck) e presenti nei musei di arte moderna di tutto il mondo. In questa zona hanno sede marchi famosi come Bialetti, Girmi, Piazza e Calderoni: circa 150 fabbriche metalmeccaniche (a partire dai 20 dipendenti) di eccellenza. E almeno 30 di queste rischiano però di sparire. Per la Lagostina, secondo i rappresentanti dei lavoratori, è mancata una vera politica di investimento. ”Ci è stato detto che la produzione della pentola a pressione verrà spostata in Turchia – spiega Franco Tettamanti segretario della Fiom-Cgil del Vco – e che ad Omegna si punterà sull’alta gamma dei prodotti del gruppo e sulla qualità. Un discorso fatto anche tre anni fa ma che fino ad ora non si è tradotto in alcun vero cambiamento di strategia. L’unica vera novità è l’annuncio dei tagli”. Lavoratori e rappresentanti sindacali sono consapevoli della crisi del casalingo ma nonostante questo ”un ridimensionamento di tale portata, in Lagostina, significa che in questi anni ci sono stati anche errori industr iali” incalza Tettamanti. Cgil, Cisl e Uil qui non sono divise. Chiedono a Lagostina di ritirare il piano industriale, bloccare la procedura di mobilità e investire su questo stabilimento come era stato annunciato al momento dell’acquisizione da parte del gruppo Seb. Dal canto suo Philippe Dubé, amministratore delegato di Lagostina, interpellato dal Fatto Quotidiano, ribadisce che ad Omegna si concentrerà sulla produzione di pentole a pressione e pentolame ad alta qualità e posizionato sulle fasce di prezzo più elevate: una produzione stimata intorno ai 350.000 pezzi all’anno, mentre il resto sarà approvvigionato tramite acquisti infragruppo, in particolare dalla Cina.