Roberto Levi, il Giornale 17/09/2009, 17 settembre 2009
ZITTO ZITTO TORNA IN ONDA IL FILM PORNO
Tra le tante contraddizioni del mondo televisivo ce n’è una che balza agli occhi e riguarda il sesso: mentre sulle tivù generaliste monta una vigilanza spasmodica su ogni possibile sconfinamento al comune senso del pudore, tanto che Maria José Lopez viene cacciata da Controcampo per un balletto giudicato osé e la sitcom Così fan tutte è spostata dopo le 11 di sera per alcuni sketch considerati troppo spinti, sui canali regionali, satellitari (non tutti a pagamento) e sul digitale terrestre si assiste a una corsa sfrenata ad aumentare gli spazi dedicati ai film porno. un mercato di cui si parla poco per tipica ipocrisia nazionale, ma che ha raggiunto cifre impressionanti: Sky non starebbe in piedi grazie al calcio o ai canali storico-scientifici, dal momento che incassa più di un milione e trecentomila euro alla settimana grazie alla pay per view erotica (500 film all’anno trasmessi), mentre in cinque anni il ricavo del mercato televisivo del porno è cresciuto di oltre il 600%. E vi si stanno buttando a pesce un po’ tutti, dall’ex La7 Cartapiù (ora Dahlia) all’imprenditore Lagostena Bassi (Nitegate), da Conto Tv alla Rai 4 di Carlo Freccero che da un po’ trasmette con esiti soddisfacenti qualche storico film erotico di culto tipo Emmanuelle. Nemmeno l’offerta del digitale terrestre si tira indietro, e l’ingresso del canale Glamour Plus ha segnato un ulteriore allargamento del settore ora disponibile a prezzi sempre più convenienti, in regime di spietata concorrenza (sul satellite girano offerte tipo «quattro film in contemporanea al costo di uno», come a dire «otto tette al prezzo di due»). E voci non smentite danno per certo che Sky, per non perdere la posizione di capofila nel settore, ha intenzione di allargare la sua programmazione di film hard a tutto l’arco delle 24 ore. Per non parlare dei tanti canali privati che in orario notturno (ma a volte anche prima) mandano in onda spezzoni hard o immagini di hot line con volenterose signorine che intrattengono al telefono arrapati «utenti». A fronte di questa offensiva che passa più o meno nel silenzio generale si registra, come detto, una vigilanza quasi spasmodica sulle pubenda lasciate furbescamente scoperte da soubrette di passaggio, o si condannano gli sketch volgarotti ma sporadici di Così fan tutte prendendosela con la mise succinta di Alessia Marcuzzi anziché con la raggelante pochezza delle situazioni comiche, sulla mancanza di ambizione dei contenuti. Il che è assai più grave dell’accanimento talvolta morboso con cui i censori (tra i quali gli stakanovisti del Moige che non si lasciano sfuggire la fuoriuscita di una tetta) stigmatizzano questo o quel programma passando magari sotto silenzio attentati ben più sostanziosi all’intelligenza e alla sensibilità collettiva, come le tante immagini violente in onda ogni giorno a qualunque ora, o il vuoto pneumatico di tanti talk show gossipari.